A testa alta Daniele, ex lavoratore nel settore del gioco, racconta la sua storia.

“Mi chiamo Daniele, milanese, anni tanti; concordo pienamente con quello che ha scritto la “mia” ex collega Michela. Quasi tutte le persone hanno una visione distorta delle sale giochi, dove si gioca il “gioco lecito” e dove tante persone vi lavorano e danno da mangiare, e non poco, allo Stato mai sazio.

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Grazie alle sale giochi, dove ho lavorato gli ultimi anni della vita lavorativa (dodici) ho raggiunto la pensione. Ho dato tutto me stesso a quel lavoro, che facevo con grande passione. Tutti i politici non dicono che in questo settore lavorano o lavoravano migliaia di persone e che questi lavoratori sono dimenticati, mai citati da nessuno. Non dicono neanche che è il terzo capitolo di entrate per lo Stato.

Denigrano da una parte ma dall’altra incassano miliardi. Aprite gli occhi, cari politici, anche nelle sale giochi ci sono tanti lavoratori che hanno famiglia e tanti datori di lavoro che presto, soffocati dalla burocrazia e da quello che succede, grazie al Covid-19 chiuderanno, lasciando a casa persone che hanno famiglie a carico. Grazie a Jamma che ha permesso questa pubblicazione”.

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