Così si è pronunciato il Tribunale di Firenze accogliendo l’opposizione avanzata dal titolare di un money transfer e corner scommesse, difeso dagli avvocati Cino Benelli(nella foto) e Niccolò Cianferotti, e per l’effetto il Giudice ha annullato l’ordinanza ingiunzione della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Ufficio Monopoli per la Toscana.

 

I fatti

I funzionari della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli(ADM) e i Carabinieri della Stazione di Peretola accedevano ai locali di un esercizio commerciale e constatavano la presenza di due minori che venivano identificati e che erano intenti a consultare un prenotatore per scommesse sportive messo a disposizione dall’esercente. Il dipendente del ricorrente nell’occasione dichiarava che al momento dell’accesso dei ragazzi il locale era pieno talché non ne aveva potuto verificare l’età e che i ragazzi non avevano effettuato alcuna giocata in quanto la giocata poteva essere effettuata solo dall’incaricato ed essi stavano solo consultando il prenotatore.

Successivamente veniva notificato al ricorrente il verbale di contestazione di violazione amministrativa poiché accertata la presenza di due minori di anni 18, seduti davanti al monitor per la prenotazione delle scommesse ed intenti a interagire con gli stessi.

Tale violazione prevede l’applicazione di sanzione amministrativa da 5.000 a €. 20.000 oltre all’eventuale sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio da 10 a 30 giorni.

Considerato che il ricorrente non aveva dato prova di buona fede e non si era avvalso del pagamento della sanzione in misura ridotta, la Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con ordinanza ingiunzione comminava al ricorrente la sanzione amministrativa pecuniaria di €. 8.000,00 per avere consentito ai due minori la partecipazione a giochi pubblici con vincita in denaro.

A fronte della notifica della ordinanza ingiunzione di pagamento il ricorrente proponeva formale opposizione di fronte al Tribunale Ordinario di Firenze.

«Ebbene vale evidenziare – si legge nella sentenza – che siamo di fronte a due norme diverse e distinte in quanto l’art. 24 c. 20, per la prima volta contestato nell’ordinanza ingiunzione opposta enuncia: “è vietato consentire la partecipazione a giochi pubblici con vincita in denaro ai minori di anni 1 8″ mentre l’art. 7 c. 8 richiamato e contestato con il verbale di contestazione ex art. 14 legge 1981 n.689 vieta l’ingresso ai minori nelle aree dei punti vendita in cui si esercita come attività principale quella delle scommesse e esordisce letteralmente enunciando “fermo restando in ogni caso le disposizioni di cui all’art. 24 c. 20, 21 e 22 DL 2011 n. 98“.

In sostanza con l’espressione “fermo restando” a parere del giudicante si vuole significare che siamo di fronte a due distinte violazioni di legge con sanzioni quindi che possono essere cumulate e non alternative talché il gestore che permette l’ingresso al minore e lo lascia poi partecipare al gioco è passibile di entrambe le sanzioni.

Ma, come con evidenza risulta dal verbale di contestazione ex art. 14 legge 1981 n. 689, pur avendo i verbalizzanti constatato sia la circostanza della presenza dei minori all’interno dell’esercizio commerciale sia la circostanza che essi minori stavano interagendo con i monitor dei prenotatori delle scommesse, essi verbalizzanti provvedevano a contestare al ricorrente solo la violazione della norma che vieta l’ingresso dei minori nel locali come individuati ex art. 7 c. 8 dl 2012 n. 158 convertito in legge 2012 n. 189, senza in alcun modo contestare la diversa fattispecie della partecipazione dei minori a giochi pubblici con vincita in denaro ex art. 24 c. 20 DL 98/2011.

Né del resto, a parere del giudicante, è sufficiente il generico richiamo nelle premesse del verbale stesso a tutta la normativa disciplinante la materia regolante la tutela dei minori dal pericolo di ludopatia stante che, come detto, in neretto in prima pagina del verbale di contestazione è chiaramente indicata la norma violata che è richiamata anche nel penultimo capoverso della seconda pagina e la norma indicata come violata è solo l’art. 7 c. 8 già illustrato.

Nella ordinanza ingiunzione la violazione dell’art. 7 c. 8 invece scompare o, al limite, alla stessa viene ad aggiungersi la contestazione di altra violazione e cioè dell’art. 24 c. 20 DL 98/2011 che in precedenza, immutati i presupposti e le circostanze in fatto come sopra indicati, non era mai stato contestato.

A parere del giudicante, pur nella identità dei fatti e delle circostanze richiamate, appare necessaria e indispensabile la correlazione fra il fatto contestato con il verbale ex art. 14 legge 1981 n. 689 e quello per cui viene poi ingiunto il pagamento della sanzione anche sotto il profilo delle norme indicate come violate, pena una lesione del diritto di difesa.

Secondo la Suprema Corte sent. 9528/ 1999 la PA viola la corrispondenza fra contestazione e condanna quando pronunci ordinanza ingiunzione per un fatto non attribuito al trasgressore in sede di contestazione o quando applichi norme diverse da quelle in esso richiamate poiché la loro immutazione ha nella specie determinato lesione del diritto di difesa.

E questo vale anche nel caso di specie dal momento che il ricorrente negli scritti difensivi depositati ex art. 18 legge 1981 n. 689 si è speso per la maggior parte degli stessi a confutare la violazione contestata e cioè l’ingresso dei minori nei locali, dedicando solo poche righe all’aspetto della partecipazione ai giochi, aspetto che si presume avrebbe affrontato in modo diverso e più approfondito laddove anche questa violazione fosse stata formalmente contestata.

Ed in effetti, oltre la ricostruzione dei fatti, l’elemento principe della contestazione è l’indicazione specifica della norma di legge asseritamente violata in quanto solo l’indicazione specifica della norma violata permette al cittadino di poter esercitare al meglio e con pienezza il diritto di difesa ex art. 24 Cost.

A fronte della chiara descrizione dei fatti e delle circostanze come emerse nel verbale di operazioni dello 05.11.2019 la resistente ha assunto violata con specifica contestazione nell’apposito verbale di contestazione ex art. 14 legge 1981 n. 689 solo la normativa dell’art. 7 c. 8 richiamato cioè del divieto di ingresso dei minori nel locale, mentre nell’ordinanza con la quale viene irrogata la sanzione pecuniaria e solo con essa viene per la prima volta contestata la violazione del divieto di permettere la partecipazione ai giochi con vincita in denaro ai minori e ciò con evidenza non può non disorientare il cittadino che si trova di volta in volta a doversi difendere a fronte di addebiti diversi con depotenziamento del diritto di difesa.

Peraltro si rileva che la resistente a pag. 3 parte finale della ordinanza ingiunzione opposta con riferimento al verbale di contestazione così si esprime “il precitato verbale di constatazione/contestazione di illecito amministrativo per aver consentito la partecipazione ai giochi pubblici con vincita in denaro a due minori di anni 18 nell’esercizio denominato violazione dell’art. 24 c. 20 del DL 98 del 6 Luglio 2011 e sanzionato ai sensi dell’art. 24 c. 21 DL 98/2011, convertito con modificazioni dalla legge 11/2011 ” .

Nel verbale di contestazione invece con chiarezza si legge “i verbalizzanti provvedevano a notificare il verbale per la violazione dell’art. 7 c. 8 DL 13.09.2012 n. 158 al dipendente dell’esercizio“, niente si dice e niente risulta in ordine alla contestazione anche della violazione dell’art. 24 c. 20.

Nel caso di specie quindi, constatata la diversità fra la norma di legge che si assume violata nel verbale di contestazione e la norma di legge invece che si assume violata nell’ordinanza ingiunzione ai fini dell’applicazione della sanzione pecuniaria, a parere del giudicante vi è stata non una potenziale, ma una concreta menomazione del diritto di difesa del ricorrente talché sotto questo profilo il ricorso merita accoglimento.

In ordine poi alla norma effettivamente contestata al ricorrente con il verbale di contestazione ex art. 14 legge 1981 n. 689 e cioè la violazione dell’art. 7 c. 8 richiamato (violazione che peraltro non figura nel prospetto riassuntivo o specchietto a pag. 5 dell’ordinanza ingiunzione opposta) vale evidenziare che, come correttamente eccepito dal ricorrente, nel caso di specie siamo di fronte a un cd “corner”, cioè un punto gioco in un esercizio commerciale in cui l’attività prevalente è altra e cioè quella di money trasnsfer, come risulta dalla visura camerale allegata dal ricorrente medesimo.

Orbene l’art. 8 c. 7 richiamato nel verbale di contestazione sancisce e sanziona il divieto di ingresso dei minori nei punti vendita in cui l’attività principale sia quella delle scommesse su eventi sportivi anche ippici o non sportivi.

Niente prevede per il caso di specie allorquando è pacifico che l’attività di scommesse non era l’attività principale dell’esercizio commerciale del quale è titolare il ricorrente.

Né a parere del giudicante si può supplire al chiaro dettato di legge, facendosi riferimento, come sostiene parte resistente, alla parte finale del richiamato c. 8, che prevede l’obbligo da parte del titolare dell’esercizio di identificare i minori di età con esibizione di documento di identità. Infatti il c. 8 è alquanto chiaro nel suo incipit laddove enuncia “Ai fini di cui al presente comma”, il che vuol dire che l’obbligo da parte del titolare di identificazione dei minori con esibizione di documento di identità è sfrettamente correlato con il divieto di ingresso del minore e quindi alle sole fattispecie specificamente previste nel comma medesimo e quindi, per quello che qui interessa, deve intendersi come riferito solo ai punti vendita in cui l’attività delle scommesse su eventi sportivi, anche ippici, e non sportivi sia attività principale. Tale obbligo del titolare dell’esercizio di identificazione del minore con esibizione del documento di identità non è specificamente previsto allorquando l’attività di raccolta scommesse non sia quella principale potendo legittimamente il minore fare ingresso nel negozio per avvalersi di quanto fornito dallo stesso in via principale e nel caso di specie dalla visura camerale risulta svolgersi nel negozio non solo attività di money transfer ma anche vendita di prodotti alimentari come “caramelle, patatine e bibite non alcoliche”.

Orbene la resistente richiama sia il capitolato tecnico, che costituisce parte integrante della procedura di selezione per l’affidamento in concessione dell’esercizio dei giochi pubblici e che prevede per i corner o punti di gioco in cui la raccolta dei giochi sia solo eserc1z10 accessorio che gli spazi riservati al gioco siano fisicamente distinti da quelli dedicati all’attività commerciale, sia l’interesse prevalente dei minori per sostenere che nel caso di specie si possa comunque individuare una violazione dell’art. 7 c. 8 stante la negligenza del titolare dell’esercizio per aver permesso che i minori stazionassero nell’area riservata al gioco. Orbene a parere del giudicante, pur considerato l’intento generale della normativa di tutela dei minori e del contrasto della ludopatia, certo non si può comunque derogare a un principio generale del nostro ordinamento che corrisponde a principio di civiltà e cioè l’art. I della legge 1981 n. 689 in forza del quale le leggi che prevedono sanzioni amministrative si applicano soltanto nei casi e per i tempi in esse considerati. Come detto l’art. 7 al c. 8 prevede il divieto dei minori degli anni 18 di ingresso nei punti vendita in cui si esercita l’attività di scommessa come attività principale, niente dice in ordine ai corner in cui l’attività di scommesse sia solo accessoria, talché estendere tale divieto oltre i casi previsti e puniti in modo specifico dalla legge significherebbe incorrere in una interpretazione analogica in malam partem con violazione del richiamato principio di legalità.

Del resto vale evidenziare che il capitolato richiamato dalla resistente per la delimitazione fisica degli spazi all’interno del corner appare rilevante ai fini dell’affidamento del rapporto di concessione dell’esercizio dei giochi pubblici, cioè all’interno dei rapporti di cui alla concessione medesima, ma come allo stesso non faccia alcun riferimento il c. 8 richiamato che, come detto, con evidenza riferisce il richiamato divieto solo ai corner in cui l’attività di scommessa sia principale e non accessoria.

Conclusivamente quindi nel caso di specie da un lato la contestazione dell’art. 7 c. 8 DL 13.09.2012 n. 158 appare infondata, dall’altro la contestazione della violazione dell’art. 24 c. 20 DL 98/2011 per la prima volta nell’ordinanza ingiunzione appare illegittima, dando vita ad una concreta menomazione del diritto di difesa del cittadino che al momento in cui si vede contestare con il provvedimento finale irrogativo della sanzione pecuniaria la violazione di una norma di legge non contestata con il verbale di contestazione di cui all’art. 14 legge 1981 n. 689 ha già consumato i termini per gli scritti difensivi di cui all’art. 18 legge 1981 n. 689 e quindi non può più utilmente esercitare quel diritto di difesa dallo stesso art. 1 8 garantito. In ordine infine all’aspetto evidenziato dalla resistente in sede di discussione finale e cioè che il ricorrente con la richiesta di rateizzazione della sanzione abbia implicitamente ammesso e riconosciuti come fondati gli addebiti allo stesso mossi vale evidenziare come in realtà non risulti agli atti che alla richiesta di rateizzazione avanzata sia seguito poi anche l’effettivo pagamento delle rate da parte del ricorrente, né risulta provato quanto asserito dalla ADM in ordine al pagamento delle spese di notifica dell’ordinanza ingiunzione pari ad €. 20,00 da parte del ricorrente, che invece nei termini di legge ha tempestivamente impugnato il provvedimento irrogativo della sanzione, avanzando i motivi di doglianza già indicati.

Pertanto, a fronte di tutto quanto sopra illustrato, in accoglimento del motivo di doglianza avanzato dal ricorrente al n. 1 del ricorso, l’ ordinanza ingiunzione opposta viene annullata con annullamento della sanzione pecuniaria ivi ingiunta.

In ordine alle spese di lite la natura della controversia e l’obbiettiva opinabilità di alcuni aspetti della stessa inducono a disporre la compensazione integrale delle spese di lite».