slot

Due soci, gestori di una sala giochi, in proprio ed in qualità di soci amministratori e legali rappresentanti pro tempore di una società a nome collettivo, rappresentati e difesi dagli avvocati Cino Benelli e Gianfranco Fiorentini, chiedono al Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana l’annullamento del provvedimento con il quale il Questore della Provincia di Pistoia ha respinto l’istanza per il rilascio dell’autorizzazione alla raccolta del gioco ex art. 88 del TULPS.

I ricorrenti espongono che il Questore della Provincia di Pistoia aveva autorizzato il legale rappresentante società a gestire, per conto di un concessionario dello Stato una sala dedicata alla raccolta delle giocate tramite apparecchi videoterminali (VLT). In seguito ad una cessione di quote sociali è cambiato il socio di maggioranza della società in nome collettivo, che, pur mantenendo i medesimi codice fiscale e partita iva, ha quindi assunto la diversa denominazione. Quindi il nuovo legale rappresentante ha presentato alla Questura di Pistoia istanza per ottenere il titolo di polizia in precedenza intestato ad altro socio, relativamente alla stessa identica attività, da svolgersi presso i medesimi locali di esercizio e per conto dello stesso concessionario dello Stato. Le ragioni del diniego individuate dalla Questura sono costituite dal fatto che, ai sensi dell’art. 8 del TULPS, le autorizzazioni di polizia sono “personali” e quindi riconducibili a una persona fisica e non ad una persona giuridica, per cui, rilasciando una nuova autorizzazione a persona diversa verrebbe in sostanza autorizzato un nuovo centro di raccolta di gioco che in quanto tale sarebbe tenuto al rispetto delle distanze al pari di una nuova attività, dovendo sussistere anche tutti i requisiti soggettivi e oggettivi previsti dalla disciplina regionale e comunale di settore; mentre, “l’attività in oggetto non rispetta la distanza di almeno 500 metri dai luoghi sensibili come previsto dall’art. 4 della legge regionale n. 57/2017.

Con un primo motivo, la parte ricorrente ha dedotto la: violazione degli artt. 23, 41 e 97 Cost.; degli artt. 8, 11, 88 e 92 T.U.L.P.S.; degli artt. 2291 e ss. cod. civ. e dell’art. 4 L.R. Toscana n. 57/2013; l’eccesso di potere per carenza o erronea valutazione dei presupposti; l’eccesso di potere per sviamento dalla causa tipica. Secondo i ricorrenti, in particolare, l’art. 4 L.R. n. 57/2013, nel testo vigente al momento dell’adozione del provvedimento, vietava la nuova apertura di uno spazio per il gioco con vincita in denaro, mentre nel caso di specie la Questura di Pistoia non avrebbe dovuto autorizzare un nuovo esercizio, ma, in ossequio al principio di personalità delle autorizzazioni di polizia discendente dall’art. 8 T.U.L.P.S., avrebbe dovuto limitarsi a verificare se, in capo al nuovo socio maggioritario e legale rappresentante sussistessero i prescritti requisiti di moralità di cui agli artt. 11 e 92 T.U.L.P.S., trattandosi della prosecuzione della stessa identica attività, da svolgersi presso i medesimi locali di esercizio. A tal riguardo la parte ricorrente ha richiamato il testo della circolare del Ministero dell’Interno del 21 maggio 2018, secondo la quale per “nuove autorizzazioni”, soggette al controllo della Questura, dovrebbero solo intendersi quelle relative all’apertura di nuovi esercizi in senso “fisico – materiale”. Con un secondo motivo, proposto in via gradata, i ricorrenti lamentano la violazione degli artt. 23, 41 e 97 Cost.; degli artt. 8 e 88 T.U.L.P.S.; dell’art. 4 L.R. Toscana n. 57/2013; dell’art. 1, comma 2 D.L. n. 1/2012; l’eccesso di potere per carenza o erronea valutazione dei presupposti. Pur ammettendo l’ipotesi di un’effettiva nuova apertura di uno spazio per il gioco con vincite in denaro, secondo i ricorrenti, nel caso di specie, le misurazioni delle distanze poste in essere dal Comune sarebbero errate o illegittime.

Secondo il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana il ricorso è fondato. L’art. 4 della L.R. n. 57/2013, nel testo ratione temporis vigente, disponeva che: “E’ vietata l’apertura di centri di scommesse, di spazi per il gioco con vincita in denaro, nonché la nuova installazione di apparecchi per il gioco lecito all’interno dei centri e degli spazi medesimi, situati ad una distanza inferiore a 500 metri, misurata in base al percorso pedonale più breve, da istituti scolastici di qualsiasi grado…”. L’art. 16 della medesima legge “Disposizioni finali”, nel testo ratione temporis vigente, disponeva che: “I divieti di cui all’articolo 4, non si applicano alle sale da gioco e agli spazi per il gioco in esercizio all’entrata in vigore della presente legge fino alla scadenza del relativo titolo abilitativo”. E’ chiaro che il legislatore regionale, nel dettare la nuova disciplina sulle distanze minime da particolari “luoghi sensibili”, abbia inteso contestualmente tutelare coloro che, prima della entrata in vigore della nuova normativa, avevano già iniziato l’attività ed ottenuto le relative autorizzazioni, ponendo in essere i necessari investimenti finanziari che l’indiscriminata applicazione della nuova disciplina avrebbe potuto gravemente pregiudicare. Di conseguenza l’articolo in questione è destinato a trovare piena applicazione nei casi in cui la suddetta esigenza di tutela venga a cessare: ovvero in tutti i casi in cui vi sia un cambiamento della situazione giuridica o fattuale rispetto a quella esistente al momento dell’entrata in vigore del medesimo articolo. Tale mutamento, che porta con sé l’applicazione della nuova disciplina sulle distanze minime da determinati “luoghi sensibili”, si avrà non solo qualora il medesimo soggetto trasferisca la propria attività in nuovi locali, ma anche qualora nei medesimi locali venga ad operare, a qualsiasi titolo, un nuovo soggetto, rispetto al quale, come è evidente, non sussistono le esigenze di tutela dell’affidamento che invece presidiavano e garantivano la posizione del precedente titolare (cfr. T.A.R. Veneto, sez. III, 24 gennaio 2018, n. 81). Ciò premesso è evidente che, contrariamente a quanto sostenuto dall’Avvocatura e dalla difesa comunale, nel caso in esame, non ricorre un’ipotesi di “nuova apertura”, dovendosi per essa intendere l’inizio, sia pure nei medesimi locali, da parte di un diverso soggetto di una nuova attività d’impresa. Infatti, come documentato dalla visura camerale in atti, l’impresa che gestisce il locale in questione è sempre la medesima, attiva nei medesimi locali sin dal 2014, essendosi solo da ultimo verificato un mutamento della compagine interna della società. E’ evidente, dunque, che nel caso di specie vi è una prosecuzione senza soluzione di continuità, nei medesimi locali, della medesima attività d’impresa, da parte della stessa società. Ritenere invece che il semplice insediamento di un nuovo legale rappresentante della società, che perciò diviene nuovo titolare dell’autorizzazione di polizia, comporti l’applicazione della sopravvenuta disciplina regionale in tema di distanze dai luoghi sensibili, significherebbe tradire la volontà del legislatore regionale di far salve le attività precedentemente iniziate. Ne consegue dunque che la Questura di Pistoia, nella fattispecie, in ossequio al principio di personalità delle autorizzazioni di polizia discendente dall’art. 8 T.U.L.P.S., e nel rispetto dell’autonomia degli interessi pubblici tutelati rispettivamente con le autorizzazioni di pubblica sicurezza (ordine e sicurezza pubblici) e con quelle comunali (che riguardano la tutela della salute pubblica ex art. 32 Cost), doveva limitarsi a verificare se, in capo al nuovo socio maggioritario e legale rappresentante sussistessero i requisiti soggettivi di moralità prescritti dal T.U.L.P.S. . Per tali assorbenti ragioni il ricorso deve essere accolto con l’annullamento dell’atto impugnato. La novità della questione affrontata giustifica l’integrale compensazione delle spese di lite fra le parti.

Commenta su Facebook