Associazione a delinquere di tipo mafioso finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti in materia di giochi e scommesse illegali, intestazione fittizia di beni, riciclaggio, reimpiego di denaro provento di delitto in attività economiche, auto-riciclaggio, con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare diverse organizzazioni criminali contigue alla camorra e altre mafie. Sono queste le accuse con cui la Procura di Salerno, diretta da Giuseppe Borrelli, ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di 18 indagati nell’ambito dell’operazione “Nautilus”, inchiesta che portò i carabinieri, a gennaio scorso, a notificare 33 misure cautelari in esecuzione dell’ordinanza firmata dal gip Gerardina Romaniello. E’ quanto scrive calabria7.it.

Secondo le ipotesi accusatorie, il sodalizio in due anni avrebbero incassato 5 miliardi di euro. Un fiume di denaro che avrebbe favorito in particolare il clan dei Casalesi. Alcuni indagati, secondo gli inquirenti, sarebbero riconducibili a cosche di camorre e altre mafie operanti sul territorio italiano e il gruppo aveva messo in piedi un complesso sistema internazionale che permetteva loro di riciclare il denaro sporco della camorra attraverso scommesse illegali e gioco d’azzardo che gestivano loro stessi, permettendo così ai clan di ottenere denaro “pulito”. Il gup del Tribunale di Salerno, Giandomenico D’Agostino, ha fissato l’udienza preliminare per il 6 giugno prossimo e spetterà al collegio difensivo, nel contraddittorio tra le parti, tentare di smontare le ipotesi di accusa.