Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato contro Presidenza del Consiglio dei Ministri, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e Ministero della Salute, in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, per quanto riguarda il ricorso introduttivo: dell’art. 1, comma 10, lett. l), del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 3.12.2020, a mente del quale “sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente”; dell’art. 1, comma 9, lett. l) del DPCM 3.11.2020, di identico tenore; dell’art. 1, comma 9, lett. l) del DPCM 24.10.2020, che ha previsto la sospensione delle sole “attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò”; della circolare n. 41/2020, pubblicata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in data 26.10.2020, ricognitiva delle misure adottate dal Governo in data 24.10.2020; di tutti gli atti ad essi presupposti, connessi, coordinati e/o conseguenti, ivi compresi i verbali del Comitato Tecnico-Scientifico n. 133 del 3 dicembre 2020, nn. 122 e 123 delle sedute del 31 ottobre e del 3 novembre 2020, nn. 119 e 121 delle sedute del 18 e 24 ottobre 2020;

per la condanna delle Amministrazioni resistenti al risarcimento dei danni subiti e subendi dalla ricorrente a causa dei suindicati provvedimenti, che ci si riserva di precisare dettagliatamente in corso di giudizio;

per quanto riguarda i motivi aggiunti presentati il 26\1\2021:

dell’art. 1, comma 10, lett. l), del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 3.12.2020, a mente del quale “sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente”;

dell’art. 1, comma 9, lett. l) del DPCM 3.11.2020, di identico tenore;

dell’art. 1, comma 9, lett. l) del DPCM 24.10.2020, che ha previsto la sospensione delle sole “attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò”;

della circolare n. 41/2020, pubblicata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in data 26.10.2020 ricognitiva delle misure adottate dal Governo in data 24.10.2020;

di tutti gli atti ad essi presupposti, connessi, coordinati e/o conseguenti, ancorché non conosciuti, ivi compresi i verbali del Comitato Tecnico-Scientifico n. 133 del 3 dicembre 2020, nn. 122 e 123 delle sedute del 31 ottobre e del 3 novembre 2020, nn. 119 e 121 delle sedute del 18 e 24 ottobre 2020;

nonché per la condanna al risarcimento dei danni subiti e subendi dalla ricorrente a causa dei suindicati provvedimenti, che ci si riserva di precisare in corso di giudizio;

ed ora anche per l’annullamento,

previa adozione di misure cautelari monocratiche,

dell’art. 1, comma 10, lett. l), del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 14.1.2021, le cui disposizioni risultano efficaci dal 16 gennaio al 5 marzo 2021 “in sostituzione di quelle del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 dicembre 2020”, a mente del quale “sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente”;

di tutti gli atti ad essi presupposti, connessi e consequenziali, ancorché non conosciuti, ivi compreso il verbale del Comitato Tecnico-Scientifico n. 144 della seduta del 12.01.2021.

per quanto riguarda i motivi aggiunti presentati da (…) il 12/3/2021:

per l’annullamento,

previa adozione delle più idonee misure cautelari,

dell’art. 20, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 2.3.2021 (le cui disposizioni “si applicano dalla data del 6 marzo 2021, in sostituzione di quelle del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 gennaio 2021, e sono efficaci fino al 6 aprile 2021”), a mente del quale “sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente”;

dell’art. 1, comma 10, lett. l), del DPCM 14.1.2021, di identico tenore;

dell’art. 1, comma 10, lett. l), del DPCM 3.12.2020, di identico tenore;

dell’art. 1, comma 9, lett. l) del DPCM 3.11.2020, di identico tenore;

dell’art. 1, comma 9, lett. l) del DPCM 24.10.2020, che ha previsto la sospensione delle sole “attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò”;

della circolare n. 41/2020, pubblicata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in data 26.10.2020 ricognitiva delle misure adottate dal Governo in data 24.10.2020;

di tutti gli atti ad essi presupposti, connessi, coordinati e/o conseguenti, ancorchè non conosciuti, ivi compresi i verbali del Comitato Tecnico-Scientifico nn. 157, 158, 159, 160 e 161, rispettivamente delle sedute del 23 febbraio 2021, 24 febbraio 2021, 26 febbraio 2021 e 27 febbraio 2021, n. 144 della seduta del 12.01.2021, n. 133 del 3 dicembre 2020, nn. 122 e 123 delle sedute del 31 ottobre e del 3 novembre 2020, nn. 119 e 121 delle sedute del 18 e 24 ottobre 2020, nonché le osservazioni tecniche inviate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano in data 27 febbraio 2021;

nonché per la condanna al risarcimento dei danni

subiti e subendi dalla ricorrente a causa dei suindicati provvedimenti, che ci si riserva di precisare in corso di giudizio.

Si legge: “Considerato che non si ravvisano elementi per discostarsi, con riferimento agli atti impugnati con i motivi aggiunti, dall’orientamento recentemente espresso dalla Sezione su questioni sovrapponibili a quella oggi in esame (v., tra le molte, le ordinanze nn. 1202/2021 e 847/2021);

Considerato, in particolare, che anche il d.P.C.M. di data 2.3.2021 (le cui disposizioni “si applicano dalla data del 6 marzo 2021, in sostituzione di quelle del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 gennaio 2021, e sono efficaci fino al 6 aprile 2021”), a mente del quale “sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente”, nella parte in cui individua, fra le attività economiche oggetto di misure limitative e prescrizioni a tutela della salute pubblica, quelle di interesse della parte ricorrente, non appare palesemente illogico o irragionevole, avendo l’amministrazione effettuato una valutazione inerente al grado di essenzialità dell’attività cui imporre il sacrificio, sulla base delle indicazioni del Comitato tecnico-scientifico e prevedendosi comunque un ristoro economico a compensazione del periodo di sospensione;

Considerato, in conclusione, che non sussistono i presupposti per la concessione dell’invocata tutela cautelare, potendosi peraltro disporre la compensazione delle spese di fase per novità della questione;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) respinge l’istanza cautelare.

Compensa le spese della presente fase”.