Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Seconda) ha accolto il ricorso di un operatore, difeso dall’avvocato Cino Benelli, contro il Ministero dell’Interno – Questura Vercelli, per l’annullamento del provvedimento, con il quale il Questore ha respinto l’istanza presentata ai sensi dell’art. 88 T.U.L.P.S.

I fatti

Il Questore della Provincia di Vercelli ha respinto l’istanza con la quale un operatore ha chiesto l’autorizzazione di polizia ex art. 88 T.U.L.P.S. per lo svolgimento dell’attività di raccolta scommesse poiché i locali individuati sono ubicati a meno di 500 metri da una struttura sanitaria e l’istanza risultava tardiva rispetto al termine entro il quale i titolari delle sale da gioco e scommesse erano tenuti ad adeguarsi al rispetto delle distanze dai luoghi sensibili.

I diversi termini di decorrenza per l’adeguamento, previsti dagli artt. 2 e 2 bis, l. reg. n. 9/2016 si applicano ai titolari di licenza originari, con esclusione dei casi di subingresso e comunque non ricomprendono titoli rilasciati in epoca successiva al 27 ottobre 2016.
Il richiedente ha fatto subingresso nella gestione dell’attività in data 14 novembre 2018 allorché era già in vigore il regime transitorio previsto dalla legge regionale; inoltre, ai sensi della circolare n. 557/PASS/U/007081/12001 del 21.5.2018 non si può prescindere dalla data di rilascio della licenza originaria per l’avvio dell’attività; il precedente titolare dell’attività non ha regolarizzato la dislocazione dell’attività entro il termine del 20 maggio 2019, “non utilizzando di fatto la clausola di salvaguardia delle posizioni già esistenti”, di conseguenza “la nuova istanza prodotta in data 21 maggio u.s. dal legale rappresentante dell’operatore, a seguito di cessione di quote tra le parti, istituisce un nuovo procedimento amministrativo, finalizzato ad accertare anche il rispetto delle distanze minime […]”.

L’operatre ha impugnato questa determinazione articolando le seguenti doglianze:
«I. violazione degli artt. 8 e 88 T.U.L.P.S. Violazione degli artt. 5, 11 e 13 L.R. Piemonte n. 9/2016. Violazione di circolare. Eccesso di potere per carenza o erronea valutazione dei presupposti. Eccesso di potere per carenza di istruttoria; II. violazione dell’art. 190 C.d.S. Violazione dell’art. 3 L. n. 241/1990. Violazione degli artt. 5 e 13 L.R. Piemonte n. 9/2016. Eccesso di potere per carenza dei presupposti. Eccesso di potere per difetto di istruttoria».
Si è costituito in giudizio il Ministero dell’interno chiedendo il rigetto nel merito del ricorso con memoria di stile.

All’udienza del 9 febbraio 2021 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Nel ricorso sono esposti i seguenti fatti: in data 10 settembre 2018, il Questore della Provincia di Vercelli ha autorizzato l’operatore, in qualità di legale rappresentante della società, a gestire, per conto della concessionaria dello Stato, un negozio di scommesse sportive; – in data 14 novembre 2018 il proprietario ha ceduto le quote di partecipazione al capitale sociale al nuovo proprietario, il quale è stato poi nominato presidente del consiglio di amministrazione; in data 23.5.2019 il nuovo gestore ha presentato istanza al Questore per l’intestazione a proprio nome del titolo relativo alla stessa identica attività, da svolgersi presso i medesimi locali di esercizio e per conto della stessa concessionaria dello Stato. Con il primo motivo viene contestato che la Questura di Vercelli – trovandosi al cospetto non di nuovo esercizio di scommesse ma di un mero atto di riorganizzazione societaria, a seguito della cessione di quote di partecipazione al capitale sociale, e dunque di una prosecuzione ininterrotta dell’attività presso i medesimi locali di esercizio, ad opera di soggetto giuridico con identico codice fiscale e partita iva – avrebbe dovuto limitarsi a verificare la sussistenza dei prescritti requisiti di moralità di cui agli artt. 11 e 92 T.U.L.P.S. in capo al nuovo socio maggioritario e legale rappresentante, senza fare effettuare al Comune alcuna verifica distanziale.

«La censura è fondata. I fatti – scrivono i giudici del Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte – sopra riportati non sono stati oggetto di alcuna contestazione da parte della difesa erariale e possono pertanto essere posti a fondamento della decisione, così come previsto dall’art. 64, c. 2, cod.proc.amm. La licenza di cui il ricorrente ha domandato la intestazione a proprio nome è stata rilasciata al signor (omissis) il 10.9.2018, data in cui era già vigente la disciplina in tema di distanze degli apparecchi per il gioco lecito da luoghi sensibili, dettata dall’art. 5, l. reg. n. 9/2016, entrata in vigore il 20 maggio 2016; né potevano trovare applicazione le norme transitorie dettate all’art. 13 della stessa legge regionale le quali si riferiscono ai “titolari delle sale da gioco e delle sale scommesse esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge” – cioè al 20 maggio 2016 – quale non risulta essere la sala scommesse in questione. Con le motivazioni sopra richiamate, la Questura ha confusamente e contraddittoriamente richiamato e applicato le norme regionali in tema di distanze nel corso di un procedimento che aveva ad oggetto unicamente la modifica della intestazione della licenza, quando quelle stesse norme non risultano essere state applicate in occasione del rilascio della licenza stessa a favore del sig. (omissis), avvenuto nel settembre 2018, nonostante, come si è detto, esse avrebbero dovuto trovare applicazione. Ove avesse inteso porre rimedio a una illegittimità della licenza, la Questura avrebbe dovuto preliminarmente intervenire sul titolo abilitativo mediante l’esercizio del potere di autotutela e non in occasione di un’istanza con la quale è stata chiesta unicamente la modifica della intestazione della licenza, senza che vi sia stata una modifica dell’attività e dei locali in cui la stessa viene svolta, per conto della stessa concessionaria. Il provvedimento impugnato è pertanto viziato da difetto di istruttoria. Le ulteriori censure dedotte possono essere assorbite. Per le ragioni esposte la domanda di annullamento è fondata e va, pertanto, accolta. Non può, invece, essere accolta la domanda di condanna della Questura della Provincia di Vercelli a rilasciare l’autorizzazione di polizia di cui all’art. 88 T.U.L.P.S. al signor (omissis), dovendo il rilascio del titolo essere preceduto dallo svolgimento dell’attività istruttoria circa il possesso dei requisiti prescritti dalla legge, riservata all’amministrazione. Le peculiarità della vicenda giustificano l’integrale compensazione delle spese di giudizio tra le parti».