Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna sezione staccata di Parma (Sezione Prima) ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato contro Comune di Parma, Regione Emilia-Romagna e Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, dell’ordinanza n. 54125 del 26 marzo 2021, comunicata a mezzo pec in pari data, con cui il Comune di Parma ha ordinato all’odierna ricorrente la cessazione dell’attività di sala giochi svolta dalla medesima in Parma (…) in quanto ubicata a meno di 500 metri dai luoghi sensibili individuati dalla mappatura comunale.

Si legge: “Ritenuta, ad una sommaria delibazione, propria della presente fase cautelare del giudizio, l’insussistenza del fumus boni iuris del gravame, atteso che i provvedimenti impugnati appaiono legittimi in quanto:

– è incontestato che l’odierna ricorrente, come rilevato dal Comune di Parma odierno resistente, non ha trasmesso alcuna istanza di delocalizzazione al fine di godere della richiesta proroga di attività prima del ricevimento dell’ordinanza di chiusura impugnata, come invece era richiesto dalla delibera di Giunta Comunale n. 350/2020, anche se la stessa asserisce di aver intrapreso la ricerca di una nuova sede;

– la normativa regionale impugnata risulta costituzionalmente legittima, in quanto persegue finalità di carattere socio-sanitario rientranti nella materia concorrente della “tutela della salute”, materia nella quale la legislazione regionale può legiferare nel rispetto dei principi fondamentali della legislazione statale;

– non risulta provata la dedotta espulsione dal territorio comunale di Parma dell’attività di scommesse svolta dall’odierna ricorrente, come anche attestato dalla circostanza che la stessa ha, da ultimo, individuato un locale nel predetto territorio su cui il Comune di Parma si è pronunciato favorevolmente.

Ciò premesso con riferimento alla richiesta domanda cautelare, il Collegio, con riferimento al ricorso introduttivo del presente giudizio, non può esimersi dal rilevare che:

– ai sensi dell’art. 13-ter, delle norme di attuazione del c.p.a. (introdotto dalla legge di conversione del decreto-legge 31 agosto 2016, n. 168), “le parti sono tenute a redigere il ricorso e gli altri atti difensivi secondo i criteri e nei limiti dimensionali stabiliti con decreto del presidente del Consiglio di Stato”, precisando altresì che “il giudice è tenuto a esaminare tutte le questioni trattate nelle pagine rientranti nei suddetti limiti” e che l’”omesso esame delle questioni contenute nelle pagine successive al limite massimo non è motivo di impugnazione”;

– il decreto del Presidente del Consiglio di Stato 22 dicembre 2016, n. 167, fissa, con riguardo al rito ordinario, in 70.000 caratteri (corrispondenti a circa 35 pagine nel formato di cui all’articolo 8 dello stesso decreto) i limiti dimensionali del ricorso e degli altri atti difensivi;

– nel caso di specie, tali limiti risultano ampiamente superati, atteso che il ricorso introduttivo del presente giudizio conta 43 pagine e circa 120.000 caratteri;

– va rimarcato che la controversia – avente ad oggetto l’applicazione del cosiddetto “distanziometro” all’attività di raccolta scommesse – non ha formato oggetto di apposita istanza da parte della ricorrente al fine di richiedere lo sforamento dei limiti dimensionali sopra citati, né in via preventiva né, ai sensi dell’art. 7 del decreto del Presidente del Consiglio di Stato 22 dicembre 2016, n. 167, in via successiva;

– al fine di non “sorprendere” le parti in una fase caratterizzata dall’assenza di una applicazione sistematica da parte della giurisprudenza delle suddette conseguenze delle condotte difformi (salvo alcuni sporadici ma significativi precedenti: cfr. Consiglio di Stato, Sez. IV, 7 novembre 2016, n. 4636.; Consiglio di Stato, Sez. V, 12 giugno 2017, n. 2852), appare più opportuno, in accordo a condivisibile giurisprudenza (Consiglio di Stato, Sez. VI, ordinanza n. 3006/2021, Tar Lazio – Sezione Seconda Bis, ordinanza n. 5690/2020) e nel rispetto del principio di leale collaborazione (art. 2, comma 2, del c.p.a.), invitare parte ricorrente a provvedere, in vista dell’udienza di merito, ad uno dei seguenti adempimenti, in alternativa fra loro: presentare istanza di superamento del numero massimo di pagine nel termine di 5 (cinque) giorni dalla pubblicazione della presente ordinanza ovvero provvedere alla indicazione delle parti del ricorso eccedenti il limite massimo ritenute non rilevanti ovvero per le quali intende formulare rinuncia ovvero riformulare l’atto introduttivo del ricorso nei predetti limiti dimensionali, con il divieto di introdurre fatti, motivi ed eccezioni nuovi rispetto a quelli già dedotti;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Sezione staccata di Parma (Sezione Prima):

– respinge la proposta domanda cautelare;

– onera parte ricorrente di procedere agli adempimenti di cui in motivazione nel termine sopra evidenziato in caso di deposito di istanza di superamento del numero massimo di pagine o, qualora opti per le altre soluzioni, di procedere al deposito delle indicazioni relative alle parti del ricorso per cui formula rinuncia o del nuovo atto introduttivo, contenuto nel limite dimensionale, nel termine di 30 giorni decorrente dalla comunicazione o notifica della presente ordinanza.

Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese della presente fase cautelare a favore del Comune di Parma e della Regione Emilia-Romagna, che liquida in complessivi € 800,00 (ottocento/0).

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti”.