Il Tar Emilia Romagna ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato dalla società che gestisce l’ippodromo contro il Comune di Cesena, in cui si chiedeva l’annullamento della delibera avente ad oggetto Legge regionale n. 5 del 4 luglio 2013 “Norme per il contrasto, la prevenzione, la riduzione del rischio della dipendenza da gioco d’azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate”. Approvazione mappatura dei luoghi sensibili e modifiche al Titolo I, Parte II del Codice delle Attività, Atto C.C. n. 135 del 21.12.2011; per quanto occorre possa della delibera della Giunta regionale n. 831 del 12.6.2017 (doc. 2), recante Modalità applicative del divieto alle sale gioco e alle sale scommesse e alla nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito; per quanto occorrer possa, del provvedimento consiliare n. 135 del 21.12.2011, Parte II, Titolo I “Apparecchi di intrattenimento” (doc. 3) come modificato ed integrato dalla DGR n. 831/2017.

“La società ricorrente – si legge nella sentenza – ha impugnato la delibera del Consiglio del Comune di Cesena n. 93 del 14.12.2017 avente ad oggetto la Legge regionale n. 5 del 4 luglio 2013 “Norme per il contrasto, la prevenzione, la riduzione del rischio della dipendenza da gioco d’azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate” e contenente in particolare l’approvazione della mappatura dei luoghi sensibili e modifiche al Titolo I, Parte II del Codice delle Attività, Atto C.C. n. 135 del 21.12.2011.

In fatto ha allegato:

– di essere gestore, in forza della concessione sottoscritta il 9.3.2016 con il Comune di Cesena, del compendio immobiliare denominato Ippodromo di Cesena, dotato di una sala scommesse munita dell’apposita autorizzazione ex art. 88 TULPS, oltre che di un locale per la gestione del gioco del Bingo e di videolottery (VLT), sempre situati nel compendio dell’Ippodromo;

– che la legge regionale n. 5 del 4.7.2013 prevede all’art. 6 comma 2-bis che sono vietati l’esercizio delle sale da gioco e delle sale scommesse, nonché la nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito in locali che si trovino a una distanza inferiore a 500 metri, calcolati secondo il percorso pedonale più breve, dai seguenti luoghi sensibili: istituti scolastici di ogni ordine e grado, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile e oratori, con possibilità ex comma 2-quater per i Comuni di individuare altri luoghi sensibili, tenuto conto dell’impatto dell’installazione degli apparecchi sul contesto e sulla sicurezza urbana, nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica;

– che la Giunta Regionale, con delibera n. 831 del 12.6.2017 ha individuato le modalità per l’applicazione del divieto di cui al sopra citato art. 6, definendo, da un punto di vista soggettivo, le sale gioco e le sale scommesse alla luce dell’art. 3, commi 1e 2 del decreto del Direttore generale dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato del 27 luglio 2011;

– che con la delibera consiliare impugnata, il Comune di Cesena ha proceduto alla mappatura dei luoghi sensibili del proprio territorio, in modo da individuare successivamente gli esercizi ricadenti nel divieto di esercizio in quanto situati a distanza inferiore di 500 metri, inserendovi anche l’Ippodromo del Savio, inteso come l’impianto comprensivo della pista e delle tribune, perché ritenuto dall’Ente luogo sensibile per sua qualificazione urbanistica ad impianto sportivo.

Sulla base di tali fatti la ricorrente ha impugnato la decisione assunta dal Comune lamentandone l’illegittimità ed irragionevolezza, avendo l’Ente, in sede di mappatura dei luoghi sensibili presenti nel proprio territorio, ricondotto tra questi anche l’area dell’impianto dell’Ippodromo del Savio comprensiva della pista e delle tribune, solo in ragione della qualificazione urbanistica e destinazione ad impianto sportivo della struttura, senza invece tener conto del sistema normativo vigente in materia di ippodromi, luoghi naturalmente vocati ed espressamente deputati dal legislatore nazionale alla raccolta di scommesse.

In via subordinata, per l’ipotesi in cui si ritenesse che l’art. 6 della legge regionale n. 5/2013, come modificato dall’art. 48 della legge n. 18/2016, consenta l’inserimento fra gli impianti sportivi (e quindi tra i luoghi sensibili) anche degli ippodromi, la ricorrente ha eccepito l’incostituzionalità della norma per violazione dell’art. 3, dell’art. 41 e dell’art. 117 comma 2 lett. e) della Costituzione che affida alla potestà legislativa dello Stato il sistema tributario, lett. h) che attiene all’ordine pubblico ed alla sicurezza, nonché lett. m) che riguarda i livelli essenziali delle prestazioni.

All’esito del ricorso, sulla base delle difese assunte dalle parti e dei principi applicabili alla materia, il ricorso va accolto.

Invero, la legge regionale n. 5/2013 che ha introdotto il divieto di esercizio delle sale da gioco e sale da scommesse a meno di 500 metri di distanza da alcune categorie di luoghi sensibili, tra i quali gli impianti sportivi, ha come ratio quella di proteggere dai rischi connessi al gioco i frequentatori abituali di tali luoghi, in quanto categorie di persone normalmente più esposte quali, per il caso degli impianti sportivi di interesse in questa sede, i ragazzi che ivi praticano sport o che degli stessi risultano appassionati.

E tale ratio va sicuramente tenuta in considerazione nell’interpretare il concetto di “impianti sportivi” rilevante ai fini del divieto di esercizio delle sale da gioco e scommesse a distanza inferiore di 500 metri, sicché, venendo al concreto caso in discussione, certamente ingiustificata deve ritenersi la decisione assunta dal Comune di Cesena di inserire tra essi l’impianto dell’Ippodromo del Savio comprensivo della pista e delle tribune, risultando tale scelta incoerente con le caratteristiche intrinseche della struttura in questione, essendo gli ippodromi naturalmente vocati ed espressamente deputati dal legislatore nazionale anche alla raccolta e all’esercizio delle scommesse sulle corse dei cavalli (da ultimo Legge n. 205/2017).

In altri termini, tra i luoghi sensibili rispetto ai quali è vietato l’esercizio di giochi e scommesse a meno di 500 metri vanno annoverati i soli impianti sportivi genericamente intesi e cioè quelli normalmente diretti ad ospitare categorie sensibili di persone, quali i giovani, per l’esercizio dei sport più vari e non, invece, gli ippodromi, riconducibili agli impianti sportivi sotto il profilo della disciplina edilizia ed urbanistica, ma non anche ai fini della specifica normativa in questione, trattandosi di strutture peculiari, rispetto alle quali la raccolta delle scommesse è intrinseca nella natura stessa dell’attività complessiva svolta al loro interno.

Peraltro, l’illogicità della decisione assunta dal Comune di Cesena trova conferma anche nel comportamento di altri Enti, quali il Comune di Bologna, che dopo aver inserito in sede di mappatura ex legge regionale n. 5/2013 l’Ippodromo dell’Arcoveggio tra i luoghi sensibili, a seguito del ricorso proposto dalla ricorrente avverso tale decisione, con delibera n. 449122 del 29.10.2018 ha eliminato in autotutela tale struttura dalla mappa con la seguente condivisibile motivazione, valevole anche per l’ipotesi in discussione: “successivamente all’approvazione del Regolamento comunale per la prevenzione e il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco d’azzardo lecito, è intervenuta la Legge regionale 25 giugno 2018 n. 8 che modificando l’art. 6 della Legge regionale 4 luglio 2013 n. 5 ha stabilito al comma 2quinquies che il divieto di esercizio delle sale da gioco e delle sale scommesse, nonché di installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito di cui all’art. 110TULPS non si applica agli sportelli e ai picchetti degli allibratori all’interno degli ippodromi, limitatamente alle scommesse relative alle corse dei cavalli nelle giornate in cui si svolge il programma di corse dell’ippodromo, in considerazione del particolare valore turistico, sportivo, culturale e ricreativo degli ippodromi; considerato che da tale modifica della fonte legislativa regionale emerge espressamente la finalità di tutelare gli ippodromi in considerazione del carattere di luogo di aggregazione culturale, turistico, sportivo e ricreativo degli stessi, escludendo tal impianti dal divieto di esercizio delle scommesse; che dall’inserimento dell’Ippodromo Arcoveggio nell’elenco dei luoghi sensibili, all’interno della categoria “Impianti sportivi”, discende il divieto di esercizio, al suo interno, delle scommesse, in contrasto con quanto stabilito dalla fonte legislativa regionale; delibera di eliminare l’Ippodromo Arcoveggio, sito in via dell’Arcoveggio 1. n. 37/2, dalla mappa e dall’elenco dei luoghi sensibili”.

Conclusivamente, quindi, attesa la fondatezza del primo motivo di impugnazione, il ricorso va accolto, con conseguente annullamento della delibera impugnata nei limiti dell’interesse fatto valere in giudizio, assorbita la seconda doglianza articolata solo in via subordinata.

Le spese di lite possono essere compensate, attesa la novità della questione trattata, le ragioni della decisione e la mancata resistenza in giudizio del Comune.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:

– accoglie il ricorso e per l’effetto annulla la delibera impugnata, nei limiti dell’interesse fatto valere in giudizio;

– spese compensate”.