Il Consiglio di Stato ha respinto – tramite sentenza – il ricorso proposto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Monopoli di Stato – Amministrazione Autonoma, contro una società in cui si chiedeva la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) n. 10602/2016, resa tra le parti, concernente la sanzione della sospensione della convenzione e della concessione relativa ad una sala Bingo.

Si legge: “1. La controversia ha per oggetto l’appello proposto dalla Agenzia delle dogane e dei monopoli avverso la sentenza del T.a.r. n. 10602 del 2016, che ha accolto il ricorso della (…) ed ha annullato il provvedimento (del 25 febbraio 2016) di sospensione della convenzione e della concessione per un giorno, con conseguente chiusura della sala Bingo per un solo giorno.

1.1. La sospensione è stata disposta per la violazione dell’art. 5, co 4 del regolamento di gioco (approvato con decreto direttoriale del 16 novembre 2000) da parte di un dipendente che aveva regalato ad un cliente (poi rivelatosi ispettore, inviato sulla base di segnalazioni di regali di cartelle all’inizio delle giocate) di due fogli da 6 cartelle ciascuno, per un valore complessivo di euro 12.

2. La sentenza gravata ha così essenzialmente argomentato l’accoglimento del ricorso:

a) la ratio della disposizione (art. 5, co 4 cit.) posta alla base della sospensione è quella di vietare il credito ai giocatori per non indurli a giocare oltre le proprie disponibilità finanziarie, imponendo l’immediato pagamento delle cartelle di gioco, non quella di vietare la donazione di cartelle;

a1) conseguentemente, non è consentita una interpretazione estensiva e analogica;

b) ove, come nella fattispecie, le cartelle regalate siano state pagate dal gestore, il fatto è lecito, non incidendo neanche sul monte premi;

c) nella fattispecie, l’irrisorietà del valore esclude l’offensività della condotta.

3. L’Amministrazione, con un unico motivo, ha chiesto l’accoglimento sulla base delle argomentazioni che seguono:

a) le giustificazioni del concessionario, basate sulla mancanza di esperienza professionale del dipendente che aveva fatto l’offerta delle cartelle, non hanno alcun pregio;

b) la condotta sanzionata integra una attività promozionale, in violazione del regolamento di gioco;

c) è erroneo considerare solo la ratio dell’art. 5, co 4 cit. del regolamento, perché è possibile una interpretazione sistematica dello stesso;

d) nell’ottica di una interpretazione sistematica: – l’art. 9, co 15, dello stesso stabilisce un collegamento tra la vendita delle cartelle di gioco e il monte premi, costituito da almeno il 70% delle vendite; -indipendentemente dall’esiguo valore delle cartelle regalate, nella fattispecie rileva l’alterazione delle modalità di gioco; – qualora queste modalità fossero costantemente praticate si concretizzerebbe una concorrenza sleale; – ove queste somme fossero contabilizzate dall’azienda come costo della promozione influenzerebbero il reddito incidendo sulle imposte; – l’art. 12, co 2 dello stesso regolamento impedisce al personale di partecipare al gioco e concedere prestiti; – lo stesso articolo 12 regolamenta l’attività promozionale e vieta l’attribuzione diretta o indiretta di premi, diversi dal quelli stabiliti dall’art 9;

e) la sanzione di un solo giorno di sospensione è proporzionata al caso concreto, potendo essere irrogata sino a 15 giorni per la violazione del regolamento.

4. L’appello è infondato e va rigettato sulla base delle seguenti argomentazioni:

a) l’interpretazione sistematica prospettata dall’appellante non può essere condivisa, atteso che le disposizioni richiamate assumono sempre come riferimento i crediti ai giocatori e il connesso divieto di prestiti;

b) per poter ipotizzare la rilevanza di una possibile incidenza delle cartelle regalate ai giocatori sulla determinazione del monte premi, sarebbe stata necessaria un’istruttoria che accertasse, oltre che il carattere continuativo dei regali all’inizio della giornata, anche il mancato versamento del relativo costo da parte del gestore della sala;

c) qualunque valutazione, anche prospettica, sulla incidenza della promozione a spese del gestore, quale costo sul reddito di impresa e, quindi, sulle imposte, avrebbe richiesto una istruttoria che accertasse la costante elargizione gratuita di cartelle per giocare a titolo promozionale.

d) proprio la mancanza di un accertamento sulla continuità delle elargizioni di cartelle gratuite, impedisce la configurabilità, nella fattispecie, di un premio indiretto e diverso dai premi previsti dall’art. 12 del regolamento.

4.1. In definitiva, le argomentazioni dell’appellante non sono idonee a superare la tesi centrale, posta dal primo giudice alla base dell’accoglimento, del divieto di una interpretazione estensiva della disposizione sanzionatoria che l’Amministrazione ha applicato.

5. Le spese processuali del grado seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Condanna l’appellante al pagamento, in favore della società appellata, delle spese ed onorari, che liquida in complessivi euro 2.000,00, oltre accessori come per legge”.