“Nella nostra ricerca sembra che quando si parla di giocatore tutti siano patologici. In realtà non è così, il gioco fa parte della natura umana e serve alla nostra creatività. Il giocatore patologico è una piccola percentuale. I nostri intervistati ci dicono che l’impianto normativo ad oggi è molto poco organico. Spesso è colpito da una strumentalizzazione da parte di alcune componenti politiche, che invece di aiutare il giocatore problematico creano una aprioristica demonizzazione del gioco legale in sè. Il risultato è una situazione giuridica caotica, con un impianto di leggi spesso inapplicabile che crea inefficacia nella difesa del giocatore affetto da gap (che gioca su altri canali), una pericolosa resa al comparto illegale, una notevole incertezza economica, che avvilisce il comparto dal punto di vista imprenditoriale e danneggia il lavoro degli impiegati nella filiera. Per gli intervistati il distanziometro si fonda su un approccio troppo topografico, privo di reali e attenti studi del territorio, tende a disincentivare il giocatore sociale più che quello patologico (che è disposto ad allontanarsi pur di giocare o a cambiare canale del gioco, abbracciando l’illegalità), lascia spazio ad altre modalità di gioco più difficili da controllare e spesso più pericolose, come l’online, è marcatamente espulsivo, con il rischio di nascita di zone o ghetti di gioco con conseguenti problemi legati all’ordine pubblico, alla legalità e alla visibilità stessa del giocatore problematico”.

Lo ha detto la Dott.ssa Sonia Biondi (nella foto), BVA Doxa Business Unit Manager Roma e Centro Sud, nell’ambito della tappa a Rivoli (TO) di “In nome della legalità-Senza regole non c’è gioco sicuro”, l’evento organizzato da Codere Italia con il patrocinio della Città di Rivoli.

“In merito al divieto di pubblicità emerge quanto segue: è un’occasione mancata per veicolare un messaggio corretto sul gioco e su come giocare, distinguendo con nettezza l’offerta legale da quella illegale; è una perdita di entrate per le aziende italiane, ad esempio le società sportive; è una misura spesso inutile per il giocatore, che ad esempio in ambito calcistico può vedere brand legati al gioco di altre squadre; è un enorme vantaggio per il comparto illegale, perchè l’assenza di pubblicità crea confusione sui gestori, impedendo di individuare con chiarezza quelli legati al gioco lecito.

Le categorie coinvolte chiedono un quadro di norme organico e di stampo nazionale, che eviti la capacità di legiferazione di Regioni e Comuni, lasciando loro funzioni di ordine pubblico; è ritenuta essenziale anche una maggiore sinergia tra le parti in causa nella definizione delle norme e delle strategie: Stato, Regioni e Comuni devono dialogare in modo più aperto con gli stakeholders; va potenziata l’alleanza con gli operatori di gioco, dando maggiori poteri agli operatori di sala nel monitoraggio dei giocatori a rischio, collegando maggiormente il mondo degli operatori con quello dei Serd, sfruttando maggiormente la tecnologia che gli operatori possono mettere in campo per la comunicazione con le forze dell’ordine. Si deve poi lavorare in termini di reputation del gioco legale, rendendo più manifesti gli utilizzi del gettito proveniente dal gioco e destinandolo anche alle Regioni/Comuni per un utilizzo di contrasto al gioco patologico; si deve qualificare maggiormente l’offerta di gioco, puntando solo su quelle aziende consolidate e con requisiti patrimoniali ed esperenziali validi”.