A testa alta si sceglie di raccontare la propria storia, fatta di piccoli e coraggiosi passi avanti, senza chiedere nulla a nessuno.

“Mi chiamo Maria,

avevo appena 22 anni quando fui assunta part time come sportellista in una sala scommesse della provincia di Salerno.

Dopo anni di bar, animazione, hostess “a nero” finalmente un lavoro con un vero contratto e una buona retribuzione oraria. Non mi pareva vero.

Questo lavoro per anni mi ha permesso di mantenermi agli studi, di conciliare lavoro ed esami, ho dovuto spesso sacrificare le festività, le domeniche in famiglia, ma mi ha permesso di essere autonoma e indipendente fin da giovane.

Sono cresciuta nell’ambiente, mi sono formata e poco dopo la laurea mi hanno offerto un contratto full time nel settore amministrativo contabile della società. L’azienda è cresciuta e io con lei.

Oggi ho 34 anni, l’azienda è cresciuta creando posti occupazionali in molte zone della Campania, vantiamo una fitta rete di punti vendita, l’ambiente lavorativo è sano, operiamo in piena legalità, siamo in regola con le tasse, attenti alle esigenze del nostro cliente, aperti all’innovazione investendo in nuove tecnologie.

Mi sentivo soddisfatta del mio percorso di crescita professionale e personale, ma negli ultimi anni non è più così.

Ci sentiamo spesso denigrati e non lavoriamo serenamente.

Siamo stanchi di essere trattati come dei criminali e di essere oggetto delle manovre finanziare; siamo diventati la cassa ufficiale dello Stato alla quale attinge quando ha bisogno di fondi.

In questo terribile momento viviamo di tante incertezze, ci sentiamo abbandonati, noi che abbiamo lavorato con onestà e dedizione, e che ribadisco siamo la cassa pubblica, e tanti dubbi ci assalgono su come evitare la chiusura di corner e negozi, che già da tempo si mantengono a galla con difficoltà a causa delle enormi tassazioni.

Caro Stato, mi rivolgo a te come dovremmo poter fare tutti, quest’anno, a causa dell’emergenza Coronavirus, dovremo essere noi aziende di gioco a chiedere sostegno e denaro a te, e non viceversa così come è sempre accaduto.

Ma neanche questo chiediamo. Il nostro desiderio è di sentirci nuovamente parte di un sistema che funziona, di essere rappresentati da gente competente e che ci tuteli come settore che contribuisce alla crescita economica del paese piuttosto che subire ordinanze con restrizioni orarie, chiusure, tasse sproporzionate etc…

Insomma chiediamo di fare il nostro lavoro con onestà e umiltà, come abbiamo sempre fatto!”.

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