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(Jamma) – “Accolgo con grande piacere la comunicazione di AAMS del 24 agosto nella quale finalmente si mettono dei paletti alle follie narrative che da troppo tempo perseguitano il settore del gioco pubblico in Italia.

L’Agenzia delle Dogane e Monopoli ha rilasciato i dati ufficiali relativi alla spesa reale in giochi autorizzati sul territorio. La cifra, 381 euro all’anno pro-capite, ovvero poco più di un euro al giorno, consente finalmente di fare rientrare il gioco in quella che è una normale voce di spesa al pari di sigarette e tabacco.

Finora abbiamo subito una comunicazione distorta da parte di tantissimi soggetti che a vario titolo hanno provocato un allarme sociale senza un reale fondamento. Quale sia l’interesse di questi soggetti non mi è del tutto chiaro, in ogni caso, da oggi, dovranno rivedere le proprie strategie.

Anche alla luce dei dati locali, che riveleranno una distribuzione omogenea per aeree geografiche -più alta al nord e più contenuta al sud- il risultato sarà il medesimo: la spesa media non si discosterà chiaramente molto da quella pubblicata.

Un documento ufficiale quindi -e non uno studio o una comune stima- ci fornisce un quadro preciso e istituzionale del gioco in Italia; Finora si è confuso il giocato con la spesa. Il risultato è un grossolano errore di valutazione che ha portato a una deficitaria analisi anche da parte di coloro che, seppur in buona fede, sono caduti nel tranello di una comunicazione piegata a logiche propagandistiche. Occorre ringraziare l’Amministrazione che finalmente ha fatto chiarezza e si è presa carico di una comunicazione istituzionale tanto attesa.

Continuare oggi a confondere i dati è controproducente o volutamente fazioso. Chiedere la spesa media al gioco è l’approccio corretto in quanto il gioco lecito prevede la puntata ma prevede pure il ritorno. Il ritorno peraltro è definito secondo uno schema rigido e volutamente identificabile in particolare modo nelle slot AWP che, a differenza di tante altre tipologie, hanno una logica puntuale sul giocato: esce una quantità di denaro proporzionale a quella entrata direttamente in quella singola macchina e non attraverso una ridistribuzione casuale delle vincite su biglietti o terminali dislocati su un vasto territorio. Questo è proprio a tutela del giocatore che, qualora diventi un abitudinario, potrà perdere cifre controllabili e non essere in balia esclusivamente del fato.

Come ho avuto più volte modo di sostenere anche in dibattiti pubblici, la spesa netta è il dato (l’unico) in grado di definire il fenomeno. Ignorare la vincita derivante dal gioco significa dimenticarsi della motivazione che porta un individuo al gioco e significa quintuplicare volutamente il dato di spesa al fine di perseguire un risultato che poco ha a che fare con la prevenzione e la cura. La confusione creata ad hoc ha portato inoltre ad analisi sballate: sul gioco, sulla spesa, sulla tassazione e così via.

La spesa netta pro-capite di 1 euro al giorno non mi pare un problema sociale da contrastare anche a rischio di una deregolamentazione che sarebbe lesiva economicamente per lo Stato e degenerativa per il sociale in quanto consentirebbe il ritorno di un gioco illegale che riteniamo sia fondamentale contrastare in ogni modo”.

Ing. Francesco Gatti
BAKOO S.P.A.

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