La Prima Sezione Civile della Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sanzione di 20.000 euro a un barista di Agrigento a cui nel 2016 era stato sequestrato un apparecchio del tipo Totem collegato in rete a siti di gioco

Gli accertatori hanno riscontrato che l’apparecchio, custodito in apposito sgabuzzino separato dal resto del locale, risultava collegato alla rete telefonica internet mediante un router e si notava il filo telefonico fuoriuscire dallo sgabuzzino per essere verosimilmente collegato alla rete telefonica esterna esistente nel bar che peraltro dispone di saletta da gioco per New Slot e punto internet. Dagli accertamenti effettuati era stato, inoltre, riscontrato che si trattava di apparecchio da gioco funzionante solo in modalità touch screen. L’apparecchio era costituito da un mobile dotato di uno schermo touch screen ed un accettatore di banconote e non accettava monete.

Secondo il barista l’apparecchio non poteva essere considerato come appartenente alla tipologia art. 110, commi 6 e 7, del T.U.L.P.S, poiché le vincite erogate dallo stesso consistevano in punti da utilizzare per l’acquisto di beni e servizi online, senza possibilità di convertirli in denaro. Il Tribunale siciliano ha invece condiviso l’orientamento della Suprema Corte secondo cui il solo fatto che le macchine da intrattenimento e gioco riproducano, in tutto o in parte, le regole fondamentali del gioco del poker e distribuiscano premi, sia pure sotto forma di punti spendibili online , configura l’ipotesi del gioco d’azzardo e dell’alea.

E, inoltre, il fatto che l’apparecchio escludesse la vincita diretta in denaro, dal momento che il denaro inserito nel totem veniva convertito in punti, caricati sulla smart card , con cui era possibile giocare o navigare in rete e acquistare gadget, servizi, abbonamenti presenti nell’area shop del sito , mentre non era possibile la conversione contraria , non consente di considerarlo un gioco lecito, perché anche i premi sotto forma di punti, spendibili on line , configurano il gioco d’azzardo e l’alea, concretando i divieti oggetto di contestazione.

Il giudice di Primo Grado aveva ritenuto non idoneamente provata la riconducibilità dell’apparecchio alla previsione di cui all’art. 110, commi 6 e 7, del T.U.L.P.S, così come sostenuto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, per il fatto che le vincite erogate consistevano in punti da utilizzare per l’acquisto di beni e servizi online, senza possibilità di convertirli in denaro. Il Giudice d’Appello ha escluso anche l’ipotesi che sussistessero elementi idonei a ingenerare nell’esercente la convinzione della liceità della propria condotta. (foto di repertorio)

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