“Un sano consiglio che potrebbe essere dato al sindaco di Monza Dario Allevi è quello di giocare i numeri al lotto. E di confrontarsi con una realtà che non gli è propria a parte la propaganda che esercita sui presunti e non dimostrati effetti della contrazione del gioco legale nella sua città con dati per nulla veritieri. Avrebbe maggiore fortuna il sindaco Allevi e sarebbe oltretutto molto più onesto e corretto nei confronti dei propri concittadini”. Così in una nota Sapar.

“Quando il sindaco prospetta il trionfale quanto fantomatico crollo della spesa pro capite “di quelle maledette macchinette mangiasoldi” come le definisce con particolare disprezzo, mente sapendo di mentire poiché in nessuno degli oltre 8mila comuni italiani la spesa pro-capite sugli apparecchi da gioco è pari a quella da lui indicata. La balla colossale neppure confortata dalla statistica e dai dati ufficiali di ADM, parla di un drastico calo della spesa da 823 a 238 euro.

“Un crollo che mi rende orgoglioso – dice il sindaco – grazie ad un regolamento in cui abbiamo usato il pugno di ferro chiudendo queste macchinette per 15 ore di fila”. A Monza il sindaco Allevi ha emanato, per via degli orari di chiusura imposti da un regolamento comunale, una ordinanza che è fuori legge e il cui effetto è quello di impedire di esercitare le attività del settore dalle 23 della sera alle 14 del giorno dopo. Una sorta di coprifuoco che limita fortemente la libera attività d’impresa nel vano tentativo di risolvere problematiche legate al gioco patologico. Eliminare il presidio fisico, mantenendo le saracinesche abbassate dei punti gioco o delle sale scommesse è un provvedimento dannoso per gli operatori del settore e per i lavoratori. Dario Allevi conferma nelle sue dichiarazioni gravi inesattezze.

E lo fa nella consapevolezza di generare confusione mancando di andare al cuore del problema. Il sindaco confonde la spesa con la raccolta. E se così fosse ne gioverebbe in primo luogo lo Stato. Il sindaco di Monza si tiene ben lontano dalla correttezza istituzionale quando cita la riduzione degli apparecchi, un provvedimento previsto per legge con la riduzione del 35 per cento degli apparecchi in Italia. Nelle parole di Allevi non si comprende quali misure possano aver realmente giovato a Monza rispetto alla riduzione delle patologie GAP poiché questo è l’unico e principale elemento che viene omesso.

Il sindaco pur di conquistare il consenso della piazza cita e fa riferimenti che sono del tutto al di fuori delle proprie competenze. Vi è di più, e cioè che il proibizionismo introdotto a Monza non può che generare la migrazione verso altri Comuni limitrofi, la potenziale crescita del gioco su piattaforme online, il trasferimento del gioco legale nelle mani di organizzazioni criminali. Come se non bastasse il regolamento comunale imposto da Allevi sugli orari di chiusura è fuorilegge, in violazione di quanto determinato in sede di Conferenza unificata Stato – Regioni.

In questa circostanza oltre che limitare la libertà d’impresa, il primo cittadino travalica la legge imponendo la sua legge alla pari di un qualsiasi sceriffo. E questo in spregio di un tessuto economico di filiera, composto da migliaia di addetti, che opera nel pieno rispetto della legge e che è l’unico presidio per il mantenimento della legalità” conclude Sapar.