«E’ probabile che chi lavora nel pieno rispetto delle leggi in Italia sia il più tartassato pur avendo piena liceità nell’esercizio di attività imprenditoriali che prevedono investimenti e forza lavoro. In quest’ottica -comunica l’associazione Sapar – la legiferazione parossistica, i regolamenti disomogenei e le improvvide ordinanze sindacali contribuiscono a sancire la morte del gioco legale configurando l’attacco sistematico alla filiera degli apparecchi da intrattenimento che tutti vogliono sopprimere per contrastare le ludopatie ma che tutti vogliono mantenere per garantire introiti erariali pur di evitare pesanti manovre fiscali a discapito dei cittadini.

L’ossimoro si consuma anche nel Lazio dove la retroattività delle leggi mette in ginocchio un intero comparto quando si intende dar seguito a sterili e altrettanto inutili applicazioni del “distanziometro”.

Il che provoca come effetto diretto, nei luoghi di massima concentrazione e di alta densità popolativa, l’estromissione dei punti gioco e delle sale scommesse a beneficio del gioco illegale. Di per se’ in uno stato di diritto si configura una palese violazione del diritto di esercizio della libertà d’impresa non considerando il danno economico per la piccola imprenditoria che opera nel pieno rispetto delle regole, sia sul piano occupazionale in ragione  di tragiche ricadute in termini di posti di lavoro che vengono meno, mettendo in ginocchio un intero settore. Si potrebbe dire che in mancanza di certezza delle regole vige il caos al quale si affianca il condizionamento di scelte politiche miopi e confuse alle quali si affianca una palese violazione dei diritti sanciti dalla Costituzione.

Lo Stato dovrebbe dire una volta per tutte, se avesse la stoffa di farlo, che il gioco lecito in Italia è vietato e ricostruire sulle macerie di un settore sistematicamente perseguitato una normativa quadro nazionale in grado di stabilire non solo regole certe ma soprattutto la possibilità di poter fare impresa senza temere che da un giorno all’altro cambino le regole. Nel Lazio la situazione appare molto complessa per via di scelte che la Regione intende mettere in atto con effetti retroattivi e devastanti il cui effetto sarà la contrazione del settore.

Prevedere un diverso termine delle disposizioni transitorie di adeguamento, 18 mesi per gli esercizi (ricevitorie, rivendite di tabacchi, bar) e 4/5 anni per le sale da gioco è profondamente sproporzionato. Si ‘tutela’ il gioco nelle sale e si taglia fuori in modo chirurgico (qualche mese prima del rinnovo delle Concessioni….) l’asse portante del settore: aziende di gestione con storie trentennali ed una capillare rete di vendita costituita da esercizi altamente specializzati».