«Per il 2020, stimiamo la chiusura di circa 390mila imprese del commercio e dei servizi e il 2021 inizia più in salita del previsto. Infatti, i consumi hanno avuto a dicembre una caduta, su base annua, dell’11%, caduta che supera il 60% per alberghi e ristorazione. Anche il Pil, a gennaio, registra, sempre su base annua, un tonfo dell’11%. È difficile immaginare, nei prossimi mesi, un “rimbalzo” nella misura prevista dal governo. Nessuno azzarda previsioni temporali. Il ritorno alla normalizzazione e il tempo della ripresa economica diventano per ora un esercizio di speranza più che di proiezione di tendenze ragionevolmente prevedibili. Pure immaginando una ripresa nella tarda primavera, assumendo cioè vasta efficacia delle attuali campagne vaccinali in Italia e nei Paesi partner commerciali, di fatto le restrizioni all’attività produttiva si protrarranno ancora a lungo. L’esercizio di realismo cui si è obbligati porta a non escludere un mancato rimbalzo dell’economia italiana nel 2021, deludendo le aspettative di un concreto recupero di ampia parte delle perdite di prodotto e di consumi patite nel 2020. Le imprese, che sono allo stremo, hanno bisogno di tre certezze: ristori che siano tempestivi, ma anche inclusivi e adeguati, cioè svincolati dalla logica dei codici Ateco ed adeguatamente basati sul parametro oggettivo e universale delle perdite di fatturato subite; regole chiare sulla riapertura delle attività; un progetto condiviso sull’utilizzo efficace del Recovery Plan». Lo ha detto in un’intervista a Il Mattino il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli (nella foto).