Servono un cambio di passo e una prospettiva certa e ravvicinata di riapertura. Fipe torna a ribadirlo, stavolta rivolgendosi direttamente al premier, Mario Draghi, con una lettera-appello in cui viene “scolpito” che “va consentito al settore di contribuire ad una vita più sana del Paese”.

D’altronde – spiega Confcommercio – le imprese della ristorazione e dell’intrattenimento, quelle rimaste, sono reduci da 160 giorni di chiusure forzate, che peraltro hanno causato danni gravissimi all’occupazione, e si apprestano a subire i danni di un’ennesima festività senza ristoranti. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Fipe, la zona rossa a Pasqua provocherà infatti un danno da 350 milioni di euro, mentre lo stop di Pasquetta causerà un ulteriore danno da 230 milioni.

Per questo Fipe sottolinea che ristori, indennizzi, moratorie, sostegno alla liquidità, ammortizzatori sociali, insieme a sgravi fiscali adeguati e urgenti, sono necessari per l’economia del Paese. Ma non bastano per ripartire: per questo bisogna permettere alle imprese di restate aperte, almeno a quelle che possono garantire maggiore sicurezza e il necessario distanziamento grazie alla disponibilità di spazi. Perché – scrive la Federazione – non consentire, anche con protocolli di sicurezza rafforzati, il servizio serale nelle regioni in area gialla e il servizio fino alle 18 nelle regioni in area arancione?