Nuovi aiuti a chi chiude, in tempi rapidi e con meccanismi il più possibile automatici. Ministero dell’Economia e dello Sviluppo economico lavorano a pieno ritmo per chiudere, il ‘decreto ristori bis’, reso necessario dalla stretta che scatterà dal 6 novembre quando entrerà in vigore il nuovo Dpcm anti-Covid.

“Le risorse saranno adeguate, attorno a 1,5-2 miliardi. Gli stanziamenti ci sono ma se serve saremo pronti a chiedere alle Camere un nuovo scostamento di bilancio”, assicura il presidente del Consiglio. Ci sarà da affrontare il tema di tutte quelle categorie che, stando al lockdown, possono restare aperte ma, presumibilmente, avranno cali significativi di fatturato.

L’obiettivo è mettere a punto il decreto Ristori bis entro venerdì, quando scatteranno le nuove limitazioni nelle Regioni che saranno in “zona arancione” e la serrata quasi totale per le nuove “zone rosse”. Si lavora ad ampliare il più possibile la platea con questa dote. In pole tra i codici Ateco che potrebbero essere ammessi alla nuova tranche di contributi a fondo perduto ci sono i musei, chiusi in tutta Italia, ma anche i bus turistici ma anche rosticcerie e pizzerie al taglio, cioè la ristorazione senza somministrazione, al momento esclusa ma che sarà penalizzata dal coprifuoco nazionale delle 22.

Ancora in via di definizione il nuovo meccanismo per attribuire le percentuali di ristoro (che potrebbero essere del 200% per tutti quelli costretti alla serrata totale). L’esigenza è quella di fare presto, per dare nuovi aiuti alle attività costrette a chiudere in parallelo con il via alle nuove misure per contenere il virus. Per accelerare l’iter in Parlamento, il provvedimento dovrebbe confluire nel Ristori 1, già all’esame del Senato, in modo da stabilizzare le norme il prima possibile e dare modo all’Agenzia delle Entrate di chiudere l’intero procedimento entro metà dicembre, come promesso dal premier Giuseppe Conte e dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

Confcommercio: “Vietato sbagliare, a rischio la tenuta sociale”

Sbagliare oggi è letale, è l’ultima possibilità che abbiamo, corriamo un pericolo serio per la sicurezza e la tenuta sociale“. Così Enrico Postacchini membro della giunta Confcommercio, in audizione sul dl Ristori davanti alle commissioni Bilancio e Finanze al Senato.

Se dobbiamo convivere con il virus come si era detto nei mesi scorsi – ha osservato Postacchini – le fasi 2 e 3 avrebbero dovuto presupporre appunto di convivere con il virus, non di morire con il virus e quindi bisognava organizzare la società secondo la nuova crisi senza il bisogno di chiudere attività per evitare gli assembramenti”. Postacchini, ha lamentato le “inefficienze” che “hanno colpito le attività marginali, ultimo anello distribuzione che non sono colpevoli di questa situazione e si trascinano dietro tutta la filiera“.

Secondo il rappresentante di Confcommercio, “corriamo un pericolo serio per la sicurezza e la tenuta sociale. E’ evidente che se non arrivano ristori immediati, chi ha chiuso il 28 ottobre non potrà riaprire“. “Bisogna trovare nuove regole – ha concluso Postacchini – salvaguardare l’economia e il lavoro ma non possiamo fermare il mondo perché la stragrande maggioranza delle persone gode di ottima salute e deve continuare a lavorare e garantire vitalità all’economia“.

Oggi quello che siamo ad elencare come necessari e ulteriori ristori non fa che ripetere quello che dicemmo nella scorsa primavera, che ritorna di stretta attualità”. Postacchini rinnova la richiesta di ulteriori moratorie e azzeramento di interessi sugli avvisi anche bonari, rinvio del 770, credito di imposta sugli affitti e ristori a fondo perduto perché le aziende chiuse devono ottemperare a impegni presi. Si tratta di salvare il salvabile“.