Nel cronoprogramma delle graduali riaperture disposte dal Governo prevedere il riavvio del Gioco pubblico in concessione, chiuso dal 2020, per contrastare il boom del gioco illegale e scongiurare la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro.

A tenere accesi i riflettori sul settore i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. Il comparto occupa complessivamente circa 150mila addetti di cui circa 120mila dipendenti della distribuzione specializzata del gioco, delle Sale Bingo, delle sale scommesse e Gaming Halls, tutt’ora in sospensione dal lavoro e in regime di ammortizzatori sociali.

Riflettori che le organizzazioni sindacali intendono mantenere accesi anche con una mobilitazione di piazza, già annunciata in occasione della partecipatissima assemblea nazionale del 26 marzo.

A pesare sullo stato di crisi del settore anche le normative regionali di limitazione dei luoghi del gioco pubblico e il contrasto regolatorio tra Stato e Regioni sulle scelte distributive del gioco regolamentato, in stallo dal 2017, situazione che da sé, ancora prima della crisi pandemica, ha creato un bacino di disoccupazione e di precarietà in un contesto del tutto mutato che richiede pragmatismo e senso di responsabilità sociale.

I sindacati rilanciano sulle soluzioni condivise dalle Parti Sociali firmatarie della contrattazione di settore sulla riapertura in sicurezza, con la sottoscrizione di Protocollo e Avvisi Comuni – tra i più avanzati del terziario – finalizzati al contenimento del contagio da Covid-19.

In particolare, i sindacati sollecitano l’avvio del confronto istituzionale sulla riorganizzazione del settore, scevra di pregiudizi ideologici, che contempli una sintesi tra i temi della salute pubblica, la tutela occupazionale e il contrasto alle attività illegali.

Per Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs bisogna interrompere la discriminazione dei lavoratori del settore del Gioco pubblico in concessione nel contesto delle misure contro la pandemia e considerare i luoghi del gioco parimenti alle altre attività aperte al pubblico a rischio equivalente, con l’adozione delle misure per la difesa della salute dei lavoratori e delle lavoratrici, oltre che dei clienti.

Parallelamente, per i sindacati è necessario continuare il confronto con le imprese in ordine ai cambiamenti organizzativi conseguenti alla pandemia (smartworking, dimensionamento delle sale) avendo come obiettivo il mantenimento dei livelli occupazionali e la costruzione di un sistema stabile di relazioni sindacali che punti alla qualità del lavoro e al riconoscimento delle professionalità.