Dopo la ripartenza della Regione Lazio, la Provincia Autonoma di Bolzano risulta essere l’unico territorio a non aver avviato la ripartenza del gioco pubblico, posticipandola al prossimo 15 luglio.

In ragione di ciò As.tro ha deciso di scrivere al Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano una lettera aperta, firmata dall’avvocato Isabella Rusciano, per evidenziare come, una simile scelta, potrebbe rappresentare un punto di non ritorno per gran parte delle aziende di gioco e dei loro dipendenti.

 

“Egr. Presidente,

l’ordinanza n.32 del 26 giugno u.s. prevede che <<il punto n. 9) dell’ordinanza presidenziale

contingibile e urgente n. 26 del 19.05.2020 produce effetto fino al 14 luglio 2020>>: dunque fino al

prossimo 14 luglio, nel territorio della Provincia Autonoma di Bolzano, rimarranno sospese le attività di sale giochi, sale scommesse e sale bingo.

Il DPCM 11 giugno 2020 condizionava la decisione sull’apertura di tali attività alla sola valutazione di compatibilità delle stesse con la situazione epidemiologica della Regione o, come nel caso di specie, della Provincia Autonoma.

In punto di diritto è evidente che una decisione in senso negativo, come quella adottata dalla Provincia di Bolzano, andava adeguatamente motivata: non si trattava, infatti, di esercitare un potere rimesso alla valutazione discrezionale (rectius, politica) dei singoli Presidenti.

Emettendo il provvedimento in questione, privo di accenni a quella “valutazione di compatibilità” richiesta dal DPCM, Lei ha invece deciso sulla base di una mera valutazione politica di abbandonare al proprio destino un intero comporto imprenditoriale ed occupazionale.  

Risulta inoltre beffardo che, con la medesima ordinanza, si consenta l’apertura dei centri benessere e la ripresa delle corse dei cavalli con la presenza del pubblico nell’ippodromo di Merano.

Trattandosi di attività che presentano rischi analoghi se non addirittura maggiori di quelli potenzialmente connessi alle attività di gioco (dove il contingentamento degli ingressi e il mantenimento delle distanze è più facilmente realizzabile rispetto, ad esempio, ai centri benessere e alle tribune degli ippodromi), emerge con tutta evidenza l’intento discriminatorio della decisione.

Intento che emerge con tutta evidenza paragonando la decisione con la contestuale descrizione, contenuta nell’ordinanza, di un generale quadro epidemiologico contrassegnato da elementi di ottimismo.   

La informiamo che questo Suo “atto”, che costituisce un unicum nel contesto nazionale, potrebbe rappresentare un punto di non ritorno per gran parte delle aziende di gioco e dei loro dipendenti.

Stupisce che decisioni così gravide di conseguenze vengano prese con simile leggerezza.

A prescindere da eventuali azioni da intraprendere in sede giurisdizionale, quantomeno per ottenere il risarcimento dei danni conseguenti ad una decisione che appare del tutto arbitraria e discriminatoria, le imprese del settore ed i loro dipendenti hanno comunque il diritto di pretendere trasparenza dalle Istituzioni politiche che li rappresentano.

Pertanto, anche se inaccettabile da un punto di vista giuridico, sarebbe se non altro apprezzabile, dal punto di vista etico, dire esplicitamente ai lavoratori e agli imprenditori del settore che dietro questo provvedimento risiedono motivazioni squisitamente politiche che nulla hanno a che vedere con il contesto normativo finalizzato a fronteggiare i rischi epidemiologici”.