“Con la pandemia da Covid è a rischio fallimento l’intero settore dei giochi legali. Siamo chiusi da circa un anno e le nostre produttività sono pari a zero mentre i costi aziendali sono sempre vivi. Ci sono tantissime imprese familiari a rischio. Non è sostenibile andare avanti così. Non c’è ancora una data certa di riapertura ma oltre a questo quando riapriremo il nostro settore avrà bisogno di agevolazioni. E’ solo grazie alla protesta di venerdì sul Grande Raccordo Anulare a Roma che l’informazione nazionale ha iniziato a parlare seriamente di noi. Questo è assurdo. Stiamo cercando di cambiare un’immagine che da troppi anni va avanti, negli ultimi dieci anni nessuno ha mosso un dito contro lo screditamento mediatico messo in atto, nessuno si è accorto che questa onda mediatica è diventata uno tsunami per questo settore, oggi serve una mentalità diversa, bisogna ripartire da zero e ricostruire l’immagine del comparto, tutti insieme”. Lo ha detto Pasquale Chiacchio (presidente Agsi), intervenendo su Trs Teleirno.

Per Domenico Distante (presidente Sapar) “in Italia domina l’ipocrisia su questo settore. Parlare male del gioco è molto facile. Purtroppo dove non ci siamo noi c’è il gioco illegale, che in questo momento ringrazia. Ancora oggi ci sono Comuni che hanno avuto la brillante idea di chiudere gli apparecchi e le sale in questo momento drammatico. Si parlava di riordino del settore e ancora non se ne fa niente, dopo quasi 4 anni dall’accordo in Conferenza Unificata. Si sta distruggendo un’economia sana per darla in mano alla criminalità”.

Giuseppe Spirito (presidente Cgss): “Abbiamo avuto vari incontri con i politici, abbiamo chiesto almeno di rivedere il metodo di assegnazione dei ristori. Si parla di cifre talmente ridicole che non permettono nemmeno di coprire le spese. Bisognerebbe far capire a chi ci attacca ogni giorno che siamo noi l’unico presidio di legalità”.

Benedetto Palese (presidente Agcai): “Bisogna far capire ai politici e all’opinione pubblica che il nostro è un settore come gli altri. Non possiamo essere noi i colpevoli se le macchine sono un po’ pericolose, noi le costruiamo sotto la dettatura tecnica dello Stato. E’ lo Stato che ha voluto che queste macchine diventassero un po’ pericolose. Le colpe non sono nostre, noi siamo distributori di un prodotto che se fa male va cambiato. Intanto però dobbiamo riaprire, noi distribuiamo quello che ci dicono dallo Stato”.

Gianmaria Chiodo (presidente Cni): “Dal 2004 ad oggi con l’avvento della regolamentazione del gioco, che oggi è gioco lecito, non gioco d’azzardo, eravamo riusciti a rinchiudre il gioco illegale in una piccolissima percentuale, sotto il 15%. Siamo l’unico presidio di legalità che lo Stato ha a sua disposizione. Noi siamo l’arma migliore dello Stato. L’italiano non ha smesso di giocare, oggi è possibile che un buon 50% di gioco sia finito nel circuito illegale e questo è disastroso. L’assist alle mafie glielo sta dando proprio lo Stato italiano”.

Francesco Pirrello (Agge Sardegna): “Di cosa vogliamo meravigliarci, le indicazioni della politica ormai vengono dal mondo dello spettacolo. Noi siamo stati scelti come capro espiatorio”.