“Tra i nostri soci vi sono alberghi, strutture termali, agenzie di viaggio e tour operator, imprese della ristorazione, nautica e porti turistici, stabilimenti balneari e campeggi, ma anche parchi a tema e spettacolo viaggiante, ostelli della gioventù, impianti di risalita a fune, imprese dell’intrattenimento e discoteche, catering aereo e gestori aeroportuali, servizi di Tax Free Shopping e il travel retail, bus turistici e trasporto ferroviario, il comparto del M.I.C.E. e quello delle imprese creative e culturali, i centri sportivi aziendali e i musei d’impresa. Non vi sfuggirà quindi la complessità di un settore così trasversale come quello turistico e neanche l’impatto devastante che questa crisi ha avuto sulle nostre imprese. Un settore dunque molto vasto, che contribuisce a creare più del 13% del PIL di questo Paese, ma che non viene mai considerato nel suo insieme dai provvedimenti del Governo“.

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E’ quanto scrive Federturismo-Confindustria nella memoria rilasciata nel corso delle audizioni sui Decreti Ristori nelle Commissioni riunite Bilancio e Finanze del Senato.

“La lista dei settori chiusi o limitati per decreto va continuamente aggiornandosi: non più solo di giorno in giorno, o di DPCM in DPCM, ma ora anche territorialmente, a seconda della fascia di rischio della Regione in cui si trova a operare. Questo si traduce concretamente nel blocco completo di filiere già provate da mesi durissimi, nessuna esclusa e nessuna da dimenticare. Il mondo dell’intrattenimento, delle discoteche e dei locali notturni è in ginocchio. (…) Città d’arte e destinazioni business oriented, come Milano, sono al tracollo con un tasso di mortalità per le PMI turistiche che temiamo possa raggiungere il 40% dell’offerta complessiva, con punte dell’80% in settori come le agenzie di viaggio e i Tour Operator o del 60% per quelle della cultura, dei musei, della ristorazione e dell’intrattenimento“.