“I Comuni sono impattati rispetto a tre aspetti strettamente correlati, uno è quello della pianificazione in merito alla dislocazione e all’esercizio dei punti fisici dove è possibile accedere all’offerta di gioco pubblico legale, poi c’è quello del controllo sul rispetto delle previsioni regolamentari e del contrasto all’esercizio illegale del gioco, di cui sono responsabili anche le nostre polizie municipali, e infine quello dell’intervento di supporto e presa in carico dei servizi sociali dei soggetti affetti dal disturbo da gioco d’azzardo. Sono ambiti di intervento molto rilevanti e rendono immediatamente evidente come il ruolo dei comuni sul tema vada valorizzato e inserito in una cornice normativa che sia stabile e uniforme. In assenza di una legge quadro nazionale i comuni si sono sentiti responsabili di gestire l’aspetto sanitario che li interessa da vicino, le regioni hanno fatto altrettanto introducendo delle regole ma tutto questo ha generato un’eccessiva frammentazione per cui è difficile operare”.

È quanto ha dichiarato Simona Neri (nella foto), rappresentante Anci nell’Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave e sindaca di Laterina Pergine Valdarno (AR), in audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico del Senato.

“Oggi c’è la necessità di avere una legge di riforma del settore, che oltretutto è già prevista nell’intesa raggiunta nella conferenza unificata del 2017, largamente condivisa dagli attori istituzionali coinvolti. In attesa di questa ridefinizione del quadro generale negli ultimi anni i comuni hanno operato intensificando un’azione sia di pianificazione che di controllo sulla dislocazione degli apparecchi, ovviamente in linea con i criteri generali definiti in quell’accordo del 2017 e nei limiti imposti dalla legge, il tutto per delimitare l’offerta e per contrastare gli effetti del gioco d’azzardo patologico. L’attuale governo – ha aggiunto Neri – sta lavorando a un progetto di legge delega che non è ancora passato in Consiglio dei Ministri ma i cui principi, in realtà, sono già stati resi noti. Se questi verranno confermati l’Anci li ritiene totalmente condivisibili, almeno per gli aspetti di competenza dei comuni. L’approvazione in tempi brevi di questa legge delega consentirebbe di avviare un nuovo confronto tra Stato, regioni e comuni per realizzare un testo unico il più largamente condiviso, con regole chiare e omogenee. Questo testo unico deve consentire di affrontare in modo adeguato il tema della prevenzione del gioco d’azzardo patologico, deve poi permettere di contrastare il gioco minorile e l’illegalità, infine deve servire a rivedere il sistema sanzionatorio, salvaguardando la filiera del gioco legale. Proprio a fronte di tale urgenza l’Anci chiede a questa Commissione che si faccia parte attiva per avere un quadro il più preciso possibile sul settore del gioco, che è continuamente in evoluzione. Auspichiamo che possiate anche voi agire verso il governo e il parlamento per giungere all’approvazione di una legge di riordino entro il termine di questa legislatura”.

“Riguardo a quanto già annunciato dal sottosegretario Freni (Mef) – ha detto ancora la sindaca – appare positiva la previsione di forme vincolanti di partecipazione dei comuni sia al procedimento di autorizzazione del gioco che a quello di pianificazione, tenendo conto che la dislocazione locale di sale da gioco e punti vendita sarà effettuata secondo alcuni parametri come il distanziometro, che deve essere lo stesso sull’intero territorio nazionale. Ovviamente il tutto va inserito all’interno di una razionalizzazione territoriale che stabilisca un limite massimo di apparecchi all’interno di ogni esercizio, la separazione degli spazi di gioco da quelli deputati ad altre attività come la somministrazione di cibo e bevande, e fasce orarie di gioco definite a livello nazionale con possibilità di regolamentazione comunale per rispondere a esigenze locali. In Toscana abbiamo un’esperienza negativa sul tema della regolamentazione delle fasce orarie di apertura, perchè nei primi tempi tutti le ordinanze sindacali fatte dai comuni, sopratutto quelli più piccoli che non avevano poi le capacità di poter dimostrare il legame tra il numero degli apparecchi e la patologia, sono state rigettate dal Tar dopo essere state impugnate da esercenti e associazioni di categoria. Questo succede perchè non c’è traccia di una legge quadro che stabilisca questi orari. Come Anci Toscana abbiamo cercato di coordinare i sindaci per non mettere in pericolo le nostre amministrazioni e non fare passi troppo lunghi che poi non fossero sostenuti dalla legislazione. Serve sicuramente una legge quadro che completi la nostra attività e ci dia l’autorizzazione ad intervenire su questo aspetto”.

“Qualunque intervento normativo – ha spiegato la rappresentante Anci – dovrà prevedere che la definizione dei criteri specifici di localizzazione venga sancita con un’intesa, ripartendo magari anche dall’accordo del 2017, analizzando quali sono gli aspetti che hanno funzionato meglio e quali quelli su cui c’è invece bisogno ancora di lavorare e intervenire per superare delle criticità operative. Il passaggio decisivo, lo ribadisco, è quello di armonizzare anche le normative regionali in materia che si sono susseguite nel tempo. L’azione regionale in questo momento ha una grandissima importanza, stiamo agendo per tutelare la salute pubblica. Le regioni hanno il compito di attuare i piani di intervento a valere sul fondo per il gioco d’azzardo patologico che troviamo nella legge del 2015, in merito a questi piani di intervento sarebbe necessario un maggiore coinvolgimento dei comuni per una più efficace integrazione delle azioni di prevenzione e contrasto, che necessariamente sono in parte gestite dalla materia sanitaria, quindi dalla delega regionale, e in parte dai servizi sociali dei comuni. Vorrei sottolineare l’importanza dell’Osservatorio per il contrasto al gioco d’azzardo patologico del Ministero della Salute, di cui faccio parte, che è un luogo decisionale e di confronto istituzionale molto importante che tra i propri compiti ha quello di definire le linee di indirizzo e di approvare tutti i piani regionali di contrasto al gioco che vengono poi finanziati dal fondo GAP, piani ancora molto differenti tra loro. Un altro punto decisivo per una regolamentazioe locale adeguata riguarda la possibilità dei comuni di avere a disposzione i dati su localizzazione e quantità dei punti gioco. Oggi esiste già l’applicativo “Smart”, messo a disposizione dall’Adm, che è una sorta di sistema di monitoraggio dell’offerta territoriale che fornisce anche aggiornamenti sul volume di denaro raccolto dagli apparecchi presenti sul territorio amministrato. Questo è sicuramente uno strumento importante che andrebbe però potenziato per riuscire ad avere un quadro ancora più completo, servono infatti dati integrati rispetto a tutte le forme di gioco pubblico disponibili sui territori, che non si contano e che incrementano costantemente”.

Sul tema delle risorse Neri ha chiarito: “Lo sforzo va fatto in tre direzioni, prima di tutto dobbiamo superare, anche se è complicato, la logica dell’invarianza del gettito. Riteniamo che se manteniamo questa logica le azioni di contrasto e riduzione del fenomeno della patologia rischiano di risultare insufficienti. Serve poi garantire una compartecipazione dei comuni a una parte delle entrate derivanti dal gioco legale, ma soprattutto alle entrate che giungono dalle azioni di contrasto al gioco illegale, da utilizzare per i controlli diretti sul territorio, che rimangono a carico delle nostre polizie locali, e per sostenere delle campagne anti patologia. Auspichiamo poi che possa aumentare la dotazione annuale del Fondo GAP, prevedendo anche dei meccanismi di attuazione in capo alle regioni con un coinvolgimento più stringente dei comuni, proprio nell’ottica dell’intervento integrato socio-sanitario a cui mi riferivo. Il ruolo che può essere svolto dai comuni è fondamentale ma occorrono più risorse. I proventi dell’illegalità sono stimati in circa 20 miliardi di euro, quindi una più incisiva attività di controllo potrebbe consentire il recupero di una quota consistente di queste risorse da destinare in parte anche ai servizi per le dipendenze e agli enti locali”.

“Oggi esiste un tavolo Anci nazionale sulle problematiche del gioco, di cui fanno parte tutte le Anci regionali, che si riunisce periodicamente e affronta sia gli aspetti di regolamentazione che di intervento sociale inerenti i nostri territori. Questo tavolo – ha evidenziato la sindaca – ha definito un’agenda di priorità molto stringente che costituisce il contributo del sistema dei comuni alla realizzazione di azioni sempre più efficaci. Prima di tutto miriamo a garantire ai comuni la facoltà di emanare regolamenti e ordinanze attraverso cui programmare una distribuzione più ordinata dell’offerta di gioco, senza incappare nei rischi derivanti dalle impugnazioni al Tar. In secondo luogo puntiamo a favorire azioni più incisive per la prevenzione del disturbo da gioco d’azzardo, ad esempio prevedendo che ogni giocatore possa accedere al gioco fisico o online per un numero massimo di ore legato al proprio codice fiscale, alla tessera sanitaria o al riconoscimento biometrico, come si sta già sperimentando in alcune altre realtà europee. In questo modo una volta raggiunto il monte ore stabilito il gioco viene interrotto, sia nel luogo fisico che online. Poi andrebbe considerato anche il settore dei videogiochi, che è in grande espansione tra giovani e giovanissimi. Il problema dei videogames è che questi presentano spesso combinazioni di soldi veri e probabilità, per facilitare il superamento di livelli e l’ottenimento di potenziamenti questi giochi sviluppano infatti dei meccanismi di compravendita che mietono tantissime vittime tra i giovani. Ecco perchè sarebbe bene inserire nel riordino anche delle norme per regolamentare queste tipologie di intrattenimento che colpiscono un target specifico di popolazione, ossia i minorenni. Attraverso il contrasto all’illegalità è poi necessario destinare risorse specifiche ai comuni per fare in modo che questi siano meglio attrezzati al loro ruolo di tutela del cittadino, bisogna avviare un confronto con le regioni al fine di garantire un maggiore coinvolgimento dei comuni nella gestione di azioni e risorse dirette. Noi in Toscana abbiamo l’osservatorio regionale, questo potrebbe essere istituito su tutte le regioni del territorio nazionale. Il nostro tavolo propone anche di realizzare attività di prevenzione sui giovani con informazione nelle scuole e non solo. Puntiamo molto anche sulla formazione locale del Suap e delle polizie municipali, attingendo dai fondi per il piano di contrasto regionale. Su questo aspetto servirebbe una normativa all’interno della legge quadro nazionale che potenzi l’obbligatorietà della formazione non solo per gli imprenditori e i loro dipendenti, ma anche per chi lavora negli enti che si confrontano con il problema del GAP. Ci auguriamo che con gli organi parlamentari di governo possa mantenersi un canale aperto di interscambio, con l’obiettivo di rendere le nostre azioni il più ottimali possibili per gestire al meglio il tema del gioco d’azzardo, che è veramente molto complesso”.

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