“Noi possiamo parlare di tutto, ma penso che sia arrivata l’ora effettivamente di dire le cose come stanno. Se non c’è la figura principale sul territorio, la figura del gestore degli apparecchi da intrattenimento, tutto questo viene a cadere. Non mi interessa la percentuale a cui va oggi il Preu, se poi tra sei mesi la mia azienda è morta. Oggi non abbiamo il titolo autorizzatorio, il cosiddetto nulla osta, che è in mano ai concessionari. Oggi non possiamo cambiare concessionario, non c’è più questa libertà”.

E’ quanto dichiarato da Domenico Distante (Presidente Sapar) durante la conferenza stampa alla Camera dei Deputati.

“Non abbiamo ancora parlato della tutela del lavoratore di questo comparto, senza di noi gestori soldi allo Stato non ne arriverebbero. Ci sono operatori, colleghi nostri, che si vedono chiusi i conti correnti perchè lavorano in questo settore. Noi non siamo di Serie B, i nostri dipendenti non vogliono il reddito di cittadinanza, vogliono il loro lavoro. Noi vogliamo poter cambiare concessionario. Senza dimenticare tutta la confusione sulle norme regionali e comunali contro le slot, a macchia di leopardo. Se il gioco è immorale e fa male, allora proibiamolo. Di Maio continua a dire che ha colpito le lobby dell’azzardo, ma non ha capito che non siamo noi, noi siamo operatori finali che stanno sulla strada e creiamo occupazione sul territorio. Se pensiamo ai numeri degli alcolisti, allora che facciamo proibiamo il vino? Nel gioco dobbiamo fare formazione, siamo a disposizione delle Asl, dei Comuni, delle Regioni, dobbiamo avvicinarci, ma devono rispettarci. Abbiamo chiesto un incontro ma Di Maio continua a dire che ha un’agenda piena, un’offesa alle persone che lavorano. Ormai siamo arrivati all’esasperazione, non c’è più futuro. Perchè non facciamo una norma nazionale? Perchè non ci sediamo a un tavolo tutti gli attori della filiera e ci confrontiamo? Se il gioco è immorale lo togliesse. Le distanze non servono a nulla, non l’abbiamo detto solo noi. Noi non facciamo gioco d’azzardo, facciamo gioco di Stato, e dobbiamo farlo a testa alta. Ci diano delle certezze. Ci stanno espropriando le nostre attività. Di Maio deve tutelare tutti i lavoratori”.

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