“È un periodo delicato per il Paese, sono molto preoccupato perché vedo due pericoli all’orizzonte. Il primo è la sanità: non possiamo rischiare che in autunno parta la quarta ondata o scattino nuovi lockdown. Contro le varianti e l’indice di trasmissibilità che cresce a dismisura serve grande rigore, e invece vedo comportamenti dissennati nel sindacato, che fa resistenze assurde sull’obbligo di Green Pass nei luoghi di lavoro, e anche nel governo, con il ministro Bianchi che concede addirittura il tampone gratuito ai professori che non si vogliono vaccinare.

Il secondo pericolo riguarda l’inizio del semestre biancole riforme più urgenti, dal fisco alla concorrenza, dalle politiche attive agli ammortizzatori sociali, si sono già bloccate. I partiti cominciano a sventolare le solite bandierine e i soliti distinguo. Ma così il Paese non riparte e non ce lo possiamo permettere”.

Così il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi (nella foto) in un’intervista a tutto campo con il direttore del quotidiano La Stampa, Massimo Giannini.

Il primo tema affrontato è stato il Green Pass e la posizione dei sindacati, che Bonomi ha giudicato “surreale”. Inoltre, riferendosi in particolare alla posizione di Maurizio Landini, ha aggiunto: “non la condivido e mi lascia perplesso. Un sindacato dovrebbe tutelare tutti i lavoratori. E anche l’impresa che è un valore sociale, non solo per chi ci lavora, ma anche per le persone e i territori che gli stanno intorno. Come si fa a non capire che non vaccinarsi e rifiutare il Green Pass è un danno per la collettività? Vorrei un sindacato moderno, con cui costruire insieme il futuro del mondo del lavoro, e invece lo trovo antagonista” , ha osservato il Presidente.

Bonomi ha poi commentato l’accordo firmato dal governo con i sindacati per consentire il tampone gratuito ai professori che rifiutano il Green Pass: “A questa mediazione si è arrivati dopo il No-Green Pass dei sindacati, che lo considerano discriminatorio per le conseguenze sanzionatorie che comporta. Ma ora faccio io una domanda: il tampone gratis riservato ai dipendenti della scuola, a questo punto, sarà esteso a tutti? Noi abbiamo proposto e sottoscritto, fin dall’inizio della pandemia, protocolli di sicurezza nei luoghi di lavoro. Ora, da parte nostra c’è piena disponibilità ad aggiornare quei protocolli – ha sottolineato – ma il sindacato passa la palla al governo, rinviando i tempi di un provvedimento che invece è molto urgente.

Il 90% dei ricoverati per Covid non è vaccinato, con le varianti si registra un tasso di trasmissibilità tre volte superiore rispetto al periodo in cui varammo i protocolli. Sembra sia stata già dimenticata la lezione dell’estate scorsa.

Il sindacato sembra non comprendere che il Green Pass è uno strumento necessario a contrastare la pandemia – ha fatto notare Bonomi – come ha detto anche il ministro Speranza, non certo sospettabile di simpatie confindustriali. E invece vedo una rincorsa dei leader confederali a tutelare i non vaccinati rispetto a tutti coloro che hanno avuto comportamenti etici e civili verso la società.

Lo trovo insensato, oltre che pericoloso:  in questo modo le imprese vengono lasciate sole, in prima linea. Non va bene, una riflessione va fatta. Siamo indietro, e il tempo corre insieme al virus. Da una parte c’è lo Stato, che nella scuola non sa ancora chi sono i suoi dipendenti vaccinati, ed è gravissimo perché fra tre settimane già si torna in aula.

Dall’altra parte ci sono i sindacati, che fanno come Ponzio Pilato perché hanno paura di perdere le tessere di chi grida più forte. In mezzo restiamo noi imprenditori, che sulla pandemia siamo invece responsabili. E lo siamo in tutti i sensi, visto che il Covid viene considerato infortunio sul lavoro, e quindi ne rispondiamo sia penalmente che civilmente. Così non va bene. Quella contro il virus è una battaglia di tutti, mentre qui nessuno sembra voler prendersene carico”, ha affermato il Presidente.

E sul tema dell’accesso alle mense sui luoghi di lavoro, Bonomi ha chiarito: “Qui nessuno si sogna di discriminare i lavoratori.  Il vero tema è un altro: con questi tassi di trasmissibilità del virus non ci possiamo focalizzare solo sulle mense, dobbiamo mettere in sicurezza tutti gli ambienti di lavoro. Ma dobbiamo farlo subito, ogni giorno perso è un rischio in più per l’autunno che si avvicina”.

Il colloquio con Massimo Giannini è proseguito poi sullo sblocco dei licenziamenti e sulla riforma degli ammortizzatori sociali.

In particolare, sui casi Gkn di Campi Bisenzio e Gianetti di Monza, Bonomi ha affermato di non condividere il modo in cui hanno operato queste realtà, aggiungendo però di credere nel confronto con il sindacato quando c’è da gestire una crisi aziendale. “Purché sia chiaro un punto: casse integrazioni che durano nove anni, come all’Ilva, o buchi di bilancio ripianati con i soldi dei contribuenti, come all’Alitalia, sono altrettanto inaccettabili”, ha detto.

Bonomi, inoltre, ha osservato che “dopo lo sblocco del primo luglio non c’è stata nessuna ondata. E chi grida ‘al lupo, al lupo’ non ha dati per dimostrare che sono partiti i licenziamenti di massa. Per fare allarmismo si sfruttano tre o quattro situazioni di aziende in crisi, che peraltro non sono legate al blocco, vedi Whirlpool ferma da nove mesi, che avrebbe chiuso comunque. Il vero tema è creare le condizioni di sistema per far sì che le aziende crescano”.

E sul decreto in preparazione per bloccare le delocalizzazioni, il Presidente ha chiarito: “Le multinazionali non le trattieni in Italia con leggi punitive. E poi il blocco non l’avevano già previsto con il famoso Decreto Dignità? Doveva risolvere tutti i problemi, e invece è stato un grande fallimento.

L’esperienza dimostra che il lavoro non si crea introducendo solo e sempre lacci e lacciuoli. Dobbiamo tornare ad attrarre investimenti, ma chi vuole che venga se continuiamo a fare campagne denigratorie contro le aziende e a introdurre nuovi vincoli legislativi? E ovvio che nel mercato globale è in atto una riorganizzazione e una ridislocazione delle catene del valore. Francia e Spagna nel 2020 ne hanno approfittato e ora hanno un’alta attrattività perché hanno varato incentivi, non punizioni per le imprese”.

L’intervista ha affrontato anche il tema della riforma degli ammortizzatori sociali, i cui tempi si stanno allungando ulteriormente. “Sugli ammortizzatori sociali abbiamo presentato la nostra proposta già da luglio dello scorso anno, da allora sono passati due ministri del lavoro, e adesso scopriamo che se tutto va bene la riforma finirà nella prossima legge di bilancio.

Sugli ammortizzatori tutti vogliono uno strumento universale. È giusto e corretto, non dobbiamo lasciare indietro nessuno. Ma intendiamoci bene, se lo strumento è universale, allora lo devono pagare tutti”, ha sottolineato Bonomi.

Ricordo che l’industria manifatturiera per la cassa ordinaria, nel pre-Covid, versava in media 3 miliardi l’anno all’Inps, ricevendo prestazioni per soli 600 milioni. Cioè siamo contributori netti per 2,4 miliardi. Ora, sappiamo che molte categorie non possono finanziare subito con le nostre stesse aliquote il nuovo strumento universale. Quindi fissiamo pure un regime transitorio ma, ripeto, purché in prospettiva paghino tutti. Noi non possiamo diventare bancomat di Stato”, ha sottolineato.

Riguardo il Reddito di Cittadinanza, in cui i partiti hanno posizioni diverse, Bonomi ha spiegato: “Io l’ho sempre detto, già dai tempi di Assolombarda. Sul Reddito di Cittadinanza come strumento di contrasto alla povertà siamo d’accordo, i numeri di questo Paese sono drammatici e non possiamo non farcene carico.

Quanto alle politiche attive, abbiamo sempre sostenuto che sarebbero state un fallimento. Mi pare che i fatti ci stiano dando ragione. I navigator non esistono, e il sociologo che li ha inventati qui da noi, e che ci è costato un bel po’ di soldi, è tornato in Mississippi senza risolvere niente. È ovvio che su quel fronte occorre rivedere radicalmente la legge.

Capisco che c’è grande paura, da parte di chi lo percepisce, ad accettare un lavoro che farebbe perdere il sussidio.  Lancio una proposta: visto che lo Stato ha deciso di stanziare risorse per gli incapienti, perché non consentire il cumulo tra il Reddito di cittadinanza e quello che i lavoratori percepirebbero dalle aziende con il contratto stagionale? Quando il contratto scade, riparte il sussidio integrale, fermo restando che dopo due offerte di lavoro rifiutate si perde tutto.

Sarebbe un bel passo avanti: le aziende troverebbero manodopera, i lavoratori aumenterebbero i loro redditi. E verrebbe scoraggiato il lavoro in nero”.

Mentre sul mismatch fra domanda e offerta di lavoro, il Presidente ha chiarito: “il mismatch c’è ed è impressionante. I dati Istat vanno letti bene: i posti vacanti sono l’1,4% nell’industria e l’1,9% nel terziario. Vuol dire che mancano 300 mila posti di lavoro: non sono numeri insignificanti. E così torniamo al punto di partenza: o facciamo politiche attive serie, mettendo le persone al centro con la formazione continua, o ci accontentiamo delle solite politiche passive e difendiamo il posto dov’era e com’era prima.

Guardi il caso Timken, a Brescia: l’impresa annuncia la chiusura, le aziende del territorio si dichiarano disponibili ad assumere i lavoratori, il sindacato dice no, andiamo avanti con la Cig. Con questa subcultura della conservazione faremo solo passi indietro.

Dobbiamo capire e accettare che nulla sarà più come prima. I processi di trasformazione erano già in atto, la pandemia li ha acceleratiCi sono settori che, tra digitalizzazione e transizione energetica, sono sotto pressione. Uno è l’automotive: il 95% di aziende che chiudono e delocalizzano è concentrato proprio lì. E un tema serio, da affrontare subito. Con l’elettrico tutto cambia. Se una marmitta in Italia costa il doppio rispetto alla Polonia, una qualsiasi impresa va a produrla lì. E non perché sia buona o cattiva: semplicemente fa la scelta aziendale corretta per rimanere competitiva sul mercato. Per questo dobbiamo accelerare il cambiamento. Abbiamo un capitale umano eccellente, ma finché non svoltiamo su cuneo fiscale e burocrazia, per noi tutto sarà più difficile.

E sui costi della rivoluzione energetica e i tempi in cui realizzarla, Bonomi ha spiegato: “Noi avevamo avvisato che i costi sarebbero stati altissimi, come dice adesso anche il ministro Cingolani. Ma non vogliamo fermare un bel niente: condividiamo l’obiettivo di ridurre le emissioni di Co2. Ma qui si deve parlare di transizione, non di switch-off. La Commissione Ue ha stimato 3,5 trilioni di investimenti, di cui 650 miliardi in Italia. Il PNRR ne mette a disposizione circa un dodicesimo, il resto è a carico delle imprese. E’ chiaro che c’è un problema di graduare gli impatti, con pragmatismo e senza forzature ideologiche”.

Un passaggio del colloquio è stato riservato agli episodi di morti sul lavoro che si sono verificati recentemente. “ Anche se le statistiche indicano che non siamo in presenza di un picco, pensare ad un solo morto per cause di lavoro è inaccettabile – ha commentato il Presidente.

Vogliamo fare proposte, non cerchiamo contrapposizioni. Abbiamo firmato il Patto della Fabbrica, che prevede la partecipazione organizzativa dei lavoratori. Diamo sostanza alle intese e partiamo proprio da questo tema: noi siamo pronti a istituire in ogni azienda delle Commissioni Paritetiche, impresa e lavoratori, per verificare l’effettiva applicazione delle misure di sicurezza. Soprattutto ex ante. Uno strumento condiviso tra imprese e lavoratori, un meccanismo che ci unisca e non che divida. Insieme possiamo fare molto e bene sul tema della sicurezza”.

Inoltre, alla domanda di Giannini sulla correlazione fra Ius Soli e crescita Bonomi ha risposto: “Io penso che le migrazioni siano un fenomeno ineludibile, tanto più nelle società a più bassa crescita demografica. E poi credo che per i figli di stranieri nati qui, che vivono e studiano qui, serva l’inclusione, non il suo contrario. Mio figlio piccolo che frequenta la scuola pubblica ha in classe compagni di tutte le etnie e religioni. Per i giovani è la normalità. Dovrebbe essere così per tutti”.

L’intervista ha affrontato poi il tema del futuro del nostro Paese.

“Abbiamo due grandi preoccupazioni, spiega Bonomi: la prima è la sanità. La ripresa economica è robusta, è vero e  le stime ci dicono che cresceremo oltre il 5%. Ma qui l’incognita si chiama pandemia: non possiamo permetterci né la quarta ondata né altri lockdown, ed è anche per questo che siamo così rigorosi sul fronte salute e sicurezza nelle fabbriche.

La seconda è la politica. I fondi Ue del Next Generation Eu sono fondamentali per noi, e questo ormai lo abbiamo capito tutti. Ma qui l’incognita si chiama semestre bianco. Dal 3 agosto il Capo dello Stato non può più sciogliere le Camere. E dal 3 agosto, guarda caso, i partiti hanno già cominciato ad azionare il freno sulle riforme, rallentando l’attuazione del PNRR.

Abbiamo in ballo 51 azioni-obiettivo da qui alla fine dell’anno, e poi riforme come fisco, concorrenza, ammortizzatori sociali, politiche attive del lavoro, previdenza: tutte leve essenziali, che le forze di maggioranza stanno bloccando con i soliti `distinguo’. Se a tutto questo aggiungiamo che a ottobre partirà la tornata elettorale delle amministrative, lei capisce bene perché siamo inquieti: qui il rischio è che si fermi tutto.

Draghi ha fatto e sta facendo bene. Nel rapporto con l’Europa e nell’azione di governo. Gli va anche riconosciuto il grande merito di aver fatto decollare il piano vaccinale. E poi, al contrario di Conte, Draghi ha scelto il metodo dell’ascolto: incontra e coinvolge tutti, e poi decide in totale autonomia, com’è proprio della politica”.

Infine, il Presidente ha commentato l’azione di governo, dei partiti e di Confindustria. “Ognuno ha il suo ruolo, e la politica ha il primato della scelta, consapevole e informata. Ma proprio nell’ottica della scelta guardiamo con apprensione al semestre bianco. Io spero davvero che il voto sul Quirinale non impatti sul governo”.

E sul futuro del governo Draghi, Bonomi ha affermato: “Non sta a me dirlo, ho troppo rispetto per le istituzioni e per l’autonomia della politica. Aggiungo solo questo: abbiamo un presidente del Consiglio autorevole e competente, che sta dando credibilità all’Italia in tutto il mondo. Non facciamoci sfuggire questa grande occasione.

Mi dispiace solo constatare che, per puro dividendo elettorale, si prendono posizioni che il Paese non si può permettere. E non ci si ricorda già più di quanti italiani sono morti per il virus, o di quanti italiani soffrono per la povertà. Per questo faccio mio e rilancio un appello. Quello del presidente Mattarella: non è più il tempo delle contrapposizioni ideologiche e delle bandierine identitarie, in cui uno urla contro l’altro. Questi ‘lussi’ non ci sono consentiti.

Oggi, come nei passaggi più delicati della Storia repubblicana, siamo tutti chiamati a una grande assunzione di responsabilità. Ciascuno di noi, secondo il proprio ruolo e le proprie possibilità, deve offrire il suo mattoncino, per costruire una Casa Italia più forte e più solida. 

Noi imprenditori siamo pronti. Spero solo, per il bene del Paese e dei nostri figli, che lo siano tutte le forze del Paese”, ha concluso Bonomi.