C’è il dubbio che poi si finisca per truccare anche le partite ai videogiochi per arricchirsi con le scommesse: «È un pericolo concreto. Un effetto scontato. In Europa si disputano metà delle partite combinate», ammette Marcello Presilla, capo in Italia di Sportradar, multinazionale basata in Svizzera che per le più grandi organizzazioni monitora gli eventi quotati dagli allibratori. Lo scrive L’Espresso.

Il mercato mondiale dei videogiochi con temi sportivi – quindi non di avventure o combattimenti, bensì di calcio, tennis, nuoto, atletica, basket, pallavolo eccetera – ha superato il miliardo di euro nel 2021 e cresce col piglio di un’economia fiorente. Ovunque in doppia cifra trascinati dall’Asia. In Italia si fatturano circa 50 milioni di euro e gli appassionati sono 1,6 milioni di ragazzi dai 15 ai 34 anni, categoria di consumatori molto ambita perché spende o induce a spendere. Qui siamo pronti alla rivoluzione digitale con la solita compagnia di riciclati, avventori, speculatori. E ovviamente la politica. Col dubbio che poi si finisca per truccare anche le partite ai videogiochi per arricchirsi con le scommesse: «È un pericolo concreto. Un effetto scontato. In Europa si disputano metà delle partite combinate», ammette Marcello Presilla, capo in Italia di Sportradar, multinazionale basata in Svizzera che per le più grandi organizzazioni monitora gli eventi quotati dagli allibratori. E’ quanto si legge in un articolo pubblicato da L’Espresso.

«Non ho mai provato una gara ai videogiochi, però me ne occupo ogni giorno. Per i ragazzi è uno sport. E il nostro compito è far rispettare lo spirito olimpico e mettere insieme i soggetti più sensibili». Così Barbone ha dapprima fondato la Federesport e poi un più generico Comitato assieme all’amico e quasi coetaneo, è un po’ più giovane, Maurizio Miazga, produttore con Expo Tv e Magnum Tv e curatore di campagne promozionali per le fiere di Bologna, Roma e Bari nonché per Bari Moda Sposa. Barbone e Miazga si sono inoltrati nei territori impervi dei videogiochi sportivi col supporto istituzionale di Malagò. Cammin facendo hanno arruolato l’avvocato Gianfranco Ravà (federazione cronometristi) e il polivalente Daniele Di Lorenzo, imprenditore televisivo, protagonista di letterature gossippare, figlio di Pietro, proprietario dell’istituto di ricerca Irmb che ha contribuito al vaccino di Astrazeneca. E infine il Coni ha prestato due celebrità alla causa di Barbone: l’ex velista Alessandra Sensini e l’ex lunghista Fiona May. Barbone presidente, vice Ravà e Di Lorenzo, Miazga segretario generale.

In Italia i videogiochi sportivi più diffusi sono di calcio. Versione Pes (giapponese) e Fifa (americano). Ci si sfida uno contro uno o persino in ventidue (per esempio nei tornei della Lega nazionale dilettanti). Le partite durano dieci al massimo venti minuti. Per i ragazzi che non frequentano gli stadi, tra l’altro chiusi per un anno con la pandemia, le partite virtuali sono più spettacolari e meno impegnative delle partite reali. Le federazioni calcistiche sperano (oppure si illudono) che i ragazzi possano avvicinarsi al calcio reale attraverso il calcio virtuale. La Figc ha indetto una massiccia selezione. E fra migliaia di ragazzi ha estratto i giocatori per la nazionale di Fifa e la nazionale di Pes, che si allenano al centro sportivo di Coverciano dove alloggia anche la squadra di Roberto Mancini.

Gran fermento. Un po’ di capitali. E speranze concrete di profitto. Il mercato dei videogiochi sportivi è in evoluzione, ancora pasticciato, dai confini indefiniti. Per saggiare il futuro bisogna guardare a chi sta alla pagina successiva. Agli Stati Uniti. Alla Corea del Sud. A Giappone e Polonia. Presilla di Sportradar ne ha un’idea: «In Italia i videogiochi si devono affermare completamente. Per il nostro lavoro, per chi vigilia sulla regolarità delle scommesse, sono un argomento complesso. Il coefficiente di rischio è molto elevato, soprattutto se i giocatori che si sfidano non sono uno di fronte all’altro, se non si forma una classe arbitrale, se non si instilla una coscienza sportiva».

Tra il 2020 e il 2021 gli analisti di Sportradar, che in Italia supporta la Lega Serie A, hanno segnalato nel mondo 101 partite sospette (truccate), di cui la metà si sono tenute in Europa. I giocatori ricevono ingaggi modesti, si preparano in solitudine, ma in un anno si scommettono più di 10 miliardi di euro sugli «esports». Quelli sì che sono reali. E non sempre belli.