Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna, sezione staccata di Parma (Sezione Prima), ha accolto – tramite sentenza – parte di un ricorso presentato contro Comune di Reggio Emilia, Regione Emilia Romagna, Ministero dell’Interno – Questura di Reggio Emilia e Provincia di Reggio Emilia in cui si chiedeva, per quanto riguarda i primi motivi aggiunti, depositati in data 29 aprile 2021, l’annullamento dell’Ordinanza dirigenziale di cessazione attività emanata dal Comune di Reggio Emilia, Sportello Attività Produttive.

Nella sentenza si legge: “Con una seconda censura dell’unico motivo di ricorso dei primi motivi aggiunti, parte ricorrente deduce l’illegittimità del provvedimento di cessazione sostenendo che il Comune di Reggio Emilia, in particolare con le note del 9 aprile 2021 e del 15 aprile 2021, avrebbe perseguito l’intento di chiudere l’attività della ricorrente in quanto lo stesso non permetterebbe alla stessa di trasferirsi determinando, di fatto, un effetto espulsivo dell’attività di gioco in quanto la stessa società, in base agli strumenti urbanistici vigenti nel Comune, non potrebbe oggi trasferirsi in altre zone del territorio comunale.

La sopra menzionata censura viene, poi, ripresa nei secondi motivi aggiunti, con cui parte ricorrente ha impugnato le norme pianificatrici del Comune di Reggio Emilia; in particolare, nei secondi motivi aggiunti parte ricorrente ribadisce che, ad oggi, è impossibile delocalizzare l’attività svolta per motivi urbanistici, in quanto “le norme di PSC (Elaborato P2 – Norme di Attuazione, art. 5.4.) prevedono che le attività ludico – ricreative con problematiche di impatto possano essere inserite solo negli ambiti per attività produttive prevalentemente manifatturiere previa adozione ed approvazione dello strumento attuativo del POC” e che, dunque, il Comune di Reggio Emilia “indica nel POC (Piano operativo comunale) l’unico strumento urbanistico che tale compatibilità possa evidenziare, permettendo così l’insediamento (od il trasferimento, nel caso di specie)”.

Ciò posto, parte ricorrente evidenzia, però, che “all’attualità non solo il POC nulla prevede in tale senso; ma per giunta nemmeno il Comune intende avvalersi della facoltà di presentare proposte di accordi operativi per dare attuazione alle previsioni di PSC …non ricomprese nel POC; ciò in quanto non intende operare anticipazioni rispetto all’adottando PUG di quanto non previsto dal POC. Come dire: teoricamente la dislocazione delle attività d16 sarebbe possibile, ma il POC nulla prevede e nulla prevederà; si potrebbero promuovere accordi per quanto non previsto dal POC, ma il Comune ha deciso di non farli; deciderà forse e chissà quando il PUG, nuovo strumento che, peraltro, sarà privo di carattere operativo ancor più del PSC previsto dalla previgente normativa.”.

Secondo parte ricorrente, dunque, l’attuale normativa urbanistica del Comune di Reggio Emilia, congiuntamente alla volontà del predetto Comune di non avvalersi della facoltà di stipulare accordi operativi, comporta, al momento, l’impossibilità per la ricorrente di delocalizzare la propria sala gioco in quanto nel predetto Comune non vi sarebbero, ad oggi, aree idonee allo svolgimento di tale attività dal punto di vista urbanistico e, dunque, il provvedimento di chiusura impugnato sarebbe definitivo nel senso che lo stesso, seppure indirettamente, non consentirebbe la dislocazione dell’attività della stessa lontano da luoghi sensibili ma ne sancirebbe la chiusura definitiva visto che gli strumenti pianificatori presenti nel predetto Comune, congiuntamente alla volontà dello stesso di non promuovere accordi operativi, determinano l’effetto espulsivo per le attività di gioco che devono cambiare sede, non essendoci sedi possibili sul territorio comunale e ciò a prescindere dalla vicinanza o meno di tali nuove sedi rispetto a luoghi sensibili.

La censura è fondata.

Il Collegio osserva che, da quanto sopra riportato, risulta chiaro che, al momento, parte ricorrente non può dislocare la propria attività sul territorio del Comune di Reggio Emilia in quanto lo stesso, in considerazione degli strumenti pianificatori vigenti e della propria volontà di non addivenire ad accordi operativi, non consente la dislocazione (od il nuovo insediamento) di attività di gioco nel proprio territorio e ciò a prescindere dalla vicinanza o meno di tali attività dai luoghi sensibili individuati dal medesimo Comune.

Tale conclusione comporta il verificarsi, in concreto, di un effetto espulsivo dell’attività di sala gioco svolta dalla ricorrente dal territorio comunale, in quanto la stessa non può al momento essere collocata in alcuna zona, come già condivisibilmente affermato da questo Tribunale nell’ordinanza n. 120/2021, secondo cui “la domanda di delocalizzazione presentata in data 8 aprile 2021 da parte dell’odierna ricorrente è stata respinta dal Comune di Reggio Emilia sulla base del presupposto che nel predetto Comune non sia possibile attualmente svolgere l’attività di raccolta scommesse in quanto, in base agli strumenti pianificatori attualmente vigenti, l’istanza di delocalizzazione presentata (o, come ritenuto dal Comune di Reggio Emilia, di nuova apertura) “verrà valutata dall’amministrazione comunale a seguito dell’approvazione del PUG attualmente in corso di predisposizione, secondo quanto previsto dalla L.R. 24/2017” e, dunque, al momento nel Comune di Reggio Emilia si realizza, con l’ordinanza di cessazione impugnata, un effetto espulsivo dell’attività svolta dall’odierna ricorrente e non di mera delocalizzazione della stessa a debita distanza dai luoghi sensibili, come richiesto dalla Legge regionale”.

Da quanto sopra esposto ne deriva, conseguentemente, che l’ordinanza comunale di chiusura della sede, impugnata coi primi motivi aggiunti, è illegittima (e va annullata) in quanto determina il predetto effetto espulsivo e ciò non per la presenza di molteplici luoghi sensibili sul territorio comunale, come dedotto da parte ricorrente nell’ultimo motivo del ricorso introduttivo, ma per il (diverso) motivo, formulato coi predetti primi motivi aggiunti, consistente nella presenza di strumenti pianificatori comunali che, in combinato disposto con l’azione comunale stessa concernente il rifiuto di stipulare accordi operativi, non consentono al momento la dislocazione di attività di gioco nel territorio del Comune di Reggio Emilia in quanto sul tale territorio non vi sono aree urbanisticamente idonee all’ubicazione di attività di gioco.

Si tratta, dunque, di una situazione peculiare in cui l’effetto espulsivo non è determinato dal cosiddetto “distanziometro”, ossia la necessaria distanza di almeno 500 metri dell’attività di gioco dai luoghi sensibili individuati dal Comune, ma dalla situazione urbanistica presente nello stesso Comune congiuntamente alla sua volontà di non addivenire alla stipula di accordi operativi; tale diversa genesi del fenomeno espulsivo non è, però, rilevante ai fini della legittimità del provvedimento impugnato, in quanto è stato ribadito più volte che la tutela della salute pubblica dal fenomeno della ludopatia non può comportare un effetto espulsivo delle attività lecite di gioco svolte dalle imprese sul territorio ma solo una loro diversa dislocazione sul predetto territorio.

In altri termini, i vari provvedimenti regionali e comunali in tema di prevenzione del fenomeno della ludopatia incontrano il limite della presenza di tali attività sul territorio comunale, nel senso che le stesse non possono essere chiuse qualora tale chiusura non consenta alle medesime la dislocazione in altra area del territorio comunale per la numerosa presenza di luoghi sensibili, circostanza più spesso invocata nei vari giudizi in merito, o, come invece avviene nel presente, peculiare, caso, per la presenza di una normativa urbanistica, come attuata dal Comune di Reggio Emilia, che ne impedisce la presenza. (…)

Le Amministrazioni odierne resistenti richiamano, poi, la sentenza di questo Tribunale, sede di Bologna, n. 732/2021, che avrebbe statuito circa la presenza nel territorio del Comune di Reggio Emilia di aree in cui sarebbe possibile insediare l’attività di sala gioco e, dunque, l’insussistenza, in tale territorio, di un effetto espulsivo.

Il Collegio non ignora tale precedente ma, in seguito ad attenta lettura del medesimo, ritiene di potersene discostare per le seguenti ragioni.

Innanzitutto, va rimarcato che nel processo amministrativo vige il principio dispositivo e tale circostanza è assai rilevante nel presente caso atteso che l’odierna ricorrente, a differenza del ricorrente del giudizio conclusosi con la sentenza n. 732/2021, non ha affermato che esistono, seppur minime, aree nel territorio comunale in cui è possibile insediare la propria attività ma, al contrario, ha dedotto l’effetto espulsivo proprio per la mancanza di tali aree e l’Amministrazione comunale non ha contestato tale affermazione.

In altri termini, qualora vi fossero state delle aree nel territorio comunale in cui era possibile insediare la sala gioco della ricorrente, era onere della difesa comunale indicarle puntualmente proprio per dare atto dell’insussistenza di un effetto espulsivo delle stesse attività ma ciò non è avvenuto nel presente caso e, anzi, come sopra riportato, il Comune di Reggio Emilia ha dato atto che le proposte di insediamento di attività di gioco saranno valutabili solo in seguito all’adozione del PUG.

La mancata allegazione di tale circostanza (insussistenza di un effetto espulsivo) da parte del Comune di Reggio Emilia risulta fondamentale e dirimente ai fini del presente giudizio proprio in considerazione di quanto stabilito dalla richiamata sentenza del TAR Bologna n. 732/2021, atteso che in tale giudizio, a differenza del presente, il Comune aveva dedotto su tale punto affermando che “vi sarebbero infine diverse zone a Reggio Emilia dove le sale scommesse potrebbero essere delocalizzate, come confermerebbe la stessa relazione peritale depositata dalla ricorrente.”.

Da quanto sopra esposto si evince, dunque, che la richiamata sentenza n. 732/2021 si muoveva da presupposti fattuali diversi dal presente giudizio in cui, si ribadisce, il Comune di Reggio Emilia, odierno resistente, non ha in alcun modo dedotto l’esistenza, sul proprio territorio, di aree in cui sarebbe stato possibile per l’odierna ricorrente dislocare la propria sede di sala gioco ed ha, anzi, confermato che tali attività potranno insediarsi oggi sul territorio comunale solo in seguito all’approvazione del PUG.

7.3. – Per tutto quanto sopra esposto, dunque, i primi motivi aggiunti sono fondati e, conseguentemente, va annullata l’ordinanza comunale del 12 febbraio 2021 con cui è stata disposta la chiusura dell’attività dell’odierna ricorrente svolta nella sede di (…).

10. – Per tutto quanto sopra esposto, dunque, il ricorso introduttivo del presente giudizio è infondato nel merito, e va respinto, mentre i primi motivi aggiunti sono fondati e vanno accolti, disponendo l’annullamento dell’ordinanza comunale di chiusura dell’attività della ricorrente sita in (…), ed i secondi motivi aggiunti sono inammissibili per difetto di interesse.

11.- Sussistono i presupposti di legge, in ragione dell’assoluta novità della questione, per disporre la compensazione integrale fra le parti delle spese del presente giudizio”.

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