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(Jamma) – Corsa contro il tempo per il Casinò per evitare l’ennesima ricapitalizzazione della casa da gioco. Saranno decisivi gli incassi di questi ultimi giorni dell’anno per stabilire se e per quanto il Comune dovrà intervenire, nonostante l’eventualità sembrasse esclusa, per un miglioramento complessivo degli introiti rispetto al 2015.

Gli ultimi due mesi dell’anno – riporta La Nuova di Venezia e Mestre – non sarebbero andati bene per Ca’ Noghera e Ca’ Vendramin Calergi. «Abbiamo sempre detto che i conti della casa da gioco andavano monitorati con attenzione», commenta l’assessore al Bilancio e Aziende Michele Zuin, «senza facili ottimismi, ed è quello che continueremo a fare anche in questi giorni per poi stabilire se il Comune dovrà intervenire oppure no. Teniamo presente che non è solo un problema di incassi, ma anche di costi per quello che riguarda la Casinò Venezia Gioco. In ogni caso, come ha già annunciato il sindaco, sarà presentato in gennaio il nuovo piano industriale dell’azienda».

Si parla con insistenza anche di “azzeramento” del cda presieduto da Maurizio Salvalaio con la nomina di un amministratore unico, come per altre società partecipate del Comune. «Nessuna decisione in merito è stata preventivata», commenta ancora Zuin, «ma la scelta di un amministratore unico anche per il Casinò potrebbe esserci anche imposta dalla legge Madia».

Bocche cucite sull’andamento dei conti, ma a quanto risulta il Casinò potrebbe chiudere il 2016 intorno ai 102 milioni di euro di incassi. Con un lieve aumento rispetto al 2015, ma circa 3 milioni di euro in meno rispetto al budget previsto dall’azienda. Un “buco” che potrebbe toccare al Comune colmare, appunto, a meno di liete sorprese dagli ultimi giorni di incassi. Va detto inoltre che il Casinò passa al Comune una quota annua dei suoi incassi – il 25 per cento – che è circa il doppio di quella riconosciuta dagli altri tre Casinò italiani alle rispettive amministrazioni. Una “tassa” difficile da onorare in anni sempre più difficili per le case da gioco. Di qui anche l’impressione di un intervento gestionale e riorganizzativo deciso sulla casa da gioco – che vada a incidere sul costo del lavoro – già anticipato dal sindaco Luigi Brugnaro nel suo saluto di fine anno.

«Sulla Casa da gioco», ha detto tra l’altro il sindaco, «abbiamo fatto degli errori. Le cose non stanno andando come volevamo. Occorre una ristrutturazione aziendale e al più presto presenteremo un piano di riorganizzazione per l’intero settore, per un rilancio vero che finora non c’è stato. Occorrono figure esperte per poter superare una fase delicata e difficile come quella che si sta attraversando adesso. Noi ci prendiamo la nostra responsabilità. Vogliamo un vero rilancio dell’azienda e non venderla. Ci sono troppe stratificazioni che ci fanno preoccupare fin dalla struttura societaria».

Il richiamo a “figure esperte” è già di fatto una bocciatura dell’attuale direttore generale della casa da gioco Eros Ganzina, voluto proprio dal sindaco e che è stato progressivamente esautorato dai suoi compiti, in mezzo a contrasti crescenti con il cda. L’ingresso del sindaco nel Consiglio di Save si lega anche alla vendita dei terreni del Quadrante di Tessera, che vedrebbero proprio la società aeroportuale di Enrico Marchi in pole-position per l’acquisizione. «Quei terreni li devo vendere», ha ricordato Brugnaro due giorni fa, «perché altrimenti la società immobiliare del Casinò va in default e si chiude tutto». Insomma sul Casinò si naviga a vista e anche per il personale della casa da gioco possibile una “manovra” simile a quella già avviata da Brugnaro sui dipendenti comunali. Perché una retribuzione media di 76 mila euro annui per i circa 550 dipendenti attuali della casa da gioco, appare sempre più difficilmente sostenibile.

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