Il Tar ha respinto il ricorso contro la norma della regione Emilia Romagna che vieta l’utilizzo delle ticket redemption ai minori di 18 anni.

FATTO e DIRITTO

Con il presente ricorso, Consorzio F.E.E. – costituito tra imprese che producono o commerciano giochi leciti di cui al comma VIII dell’art. 110 T.U.L.P.S. – chiede l’annullamento della deliberazione della giunta regionale Emilia-Romagna n. 401 del 18.03.2019 e del suo allegato recante “Approvazione delle modalità attuative del divieto di consentire l’utilizzo dei c.d. “ticket redemption” ai minori d’età, introdotto dall’art. 6 comma 8 bis lett. A) della L.R. n 5 del 2012.

A sostegno del ricorso, Consorzio F.E.E. deduce motivi in diritto rilevanti violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 6 c. 8 bis L.R. Emilia-Romagna n. 5 del 2013 e dell’art. 31, c. 2, D.L. n. 201 del 2011, nonché violazione dell’art. 7, c. 10 D.L. n. 158 del 2012 e dei principi della pianificazione statale in materia di giochi e scommesse; eccesso di potere per difetto di istruttoria e sviamento. Nel dettaglio, il Consorzio deducente rileva la carenza di adeguata istruttoria nel procedimento che ha portato la Regione Emilia-Romagna, mediante la gravata deliberazione della Giunta Regionale, a vietare in modo assoluto ai minori l’utilizzo di apparecchi meccanici ed elettromeccanici, attivabili con moneta o con gettone, che distribuiscono tagliandi direttamente ed immediatamente dopo la conclusione della partita, denominati ticket redemption in applicazione della previsione di cui all’art. 6, comma, 8 bis, della L.R. n. 5 del 2013. Ritiene il Consorzio che una lettura costituzionalmente orientata della norma contenuta nella suddetta Legge Regionale avrebbe imposto all’amministrazione regionale di verificare, attraverso l’esecuzione di una approfondita e mirata istruttoria, se vi fosse necessità di tutela riguardo all’utilizzo, da parte dei minori, di apparecchi di gioco elettronici ed elettro meccanici che erogano, dopo la conclusione della partita, i ticket redemption, proprio in considerazione del fatto che i principali fruitori di tale tipologia di giochi elettronici sono proprio i minori di età. Tale omessa attività istruttoria da parte della Regione Emilia-Romagna risultava di fatto ancora più necessaria in considerazione dell’avvenuta liberalizzazione delle attività commerciali in generale e, tra queste, anche delle attività che offrono apparecchi per il gioco lecito di cui all’art. 31, c. 2 del D.L. n. 201 del 2011, convertito dalla L. n. 214 del 2011. Oltre a ciò, Consorzio F.E.E. rileva l’illogicità e l’irrazionalità della gravata deliberazione giuntale, laddove essa ingiustificatamente equipara le sale giochi che ospitano apparecchi che distribuiscono ticket redemption, e le relative contestate restrizioni, sia agli esercizi commerciali c.d. generalisti, quali bar e tabaccherie, sia alle sale giochi che offrano solo gioco d’azzardo lecito, con ulteriore violazione del principio generale che vieta la disparità di trattamento, nel senso di trattare in modo uguale fattispecie tra loro sostanzialmente diverse e del principio di proporzionalità dell’azione amministrativa.

Con ulteriore, subordinato motivo di ricorso, Consorzio F.E.E. solleva questione di legittimità costituzionale dell’art. 6, comma 8 bis e 8 ter L.R. Emilia – Romagna n. 5 del 2013 e dell’art. 1 della L.R. Emilia – Romagna n. 6 del 2017, per asserito contrasto con i parametri costituzionali di cui agli artt. 3, 5, 23, 41, 117, c. 2 lett. c) e artt. 117, c. 3 e 120 della Carta Costituzionale. I dubbi sollevati dal ricorrente concernono il necessario bilanciamento che avrebbe dovuto essere effettuato dal legislatore regionale tra l’imprescindibile tutela alla salute, di cui all’art. 32 Cost. con la libertà di iniziativa economica che a seguito delle determinazioni regionali impugnate risultano del tutto svuotate e svilite.

La Regione Emilia – Romagna, costituitasi in giudizio, chiede, in via preliminare che il ricorso sia dichiarato inammissibile per carenza di interesse, non essendo, né la deliberazione della Giunta Regionale gravata né gli atti applicativi della stessa direttamente lesivi della posizione giuridica del ricorrente. Nel merito, la Regione chiede la reiezione dl ricorso, ritenendolo infondato.

Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Agenzie delle Dogane e dei Monopoli – Agenzia delle Dogane – amministrazioni statali costituitesi in giudizio con il patrocinio dell’Avvocatura erariale mediante memoria formale, chiedono genericamente la reiezione del ricorso.

Con ordinanza collegiale n. 107 del 29/5/2019, questa Sezione ha respinto l’istanza cautelare presentata dal Consorzio ricorrente; tale decisione è stata confermata dal Consiglio di Stato sez. V, in sede di appello cautelare con l’ordinanza collegiale n. 4782 del 23/9/2019.

Alla pubblica udienza del giorno 28 aprile 2021, la causa è stata chiamata ed è stata quindi trattenuta per la decisione come indicato nel verbale.

Il Tribunale ritiene di potersi esimere dall’esaminare le eccezioni di inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione attiva del Consorzio FEE e per difetto di interesse ad impugnare atti regionali ritenuti non lesivi della sfera giuridica del ricorrente, sollevate dall’amministrazione regionale resistente, in ragione della palese infondatezza del ricorso nel merito.

Con i primi due mezzi di impugnazione, l’esponente Consorzio FEE ritiene illegittima la gravata deliberazione della Giunta Regionale Emilia – Romagna n. 120 del 17/4/2019 per asserito contrasto della stessa con l’art. 6, comma 8 bis L.R. n. 5 del 2021 e s.m. e i..

La norma regionale dispone che la Giunta Regionale provveda a dare attuazione al divieto tassativo e generale “…di consentire ai minori l’utilizzo di apparecchi e congegni meccanici ed elettro meccanici, attivabili con moneta, con gettone ovvero con altri strumenti elettronici di pagamento che distribuiscono tagliandi direttamente e immediatamente dopo la conclusione della partita (ticket redemption)”. La deliberazione della Giunta Regionale impugnata, che ha dato concreta attuazione alla riportata norma regionale, ha previsto misure che in alcun modo possono dirsi limitative dell’attività d’impresa dei gestori di sale giochi, in quanto non vietano di impiegare giochi elettronici o elettromeccanici che distribuiscono ticket redemption, e nemmeno prevedono sanzioni a carico dei gestori che utilizzano tali apparecchi, limitandosi la delibera di Giunta Regionale a prevedere per gli operatori economici che offrono alla clientela tali apparecchiature, alcuni obblighi sia inerenti l’esposizione di avvisi circa il divieto generalizzato ai minori di utilizzo di apparecchi che distribuiscono, a fine gioco, siffatti tagliandi, il cui accumulo dà poi diritto a ricevere un premio e inerenti, sia inerenti la verifica dell’età del soggetto che richiede i gettoni per giocare e, parimenti, del soggetto che ritira il “premio” .

Pertanto, tale disciplina attuativa risulta del tutto coerente ed in linea con la normativa regionale di cui alla L.R. n. 5 del 2013, che – nel ben più vasto ambito della tutela della salute, e con particolare riferimento alla finalità di contrastare il dilagante fenomeno della c.d. ludopatia, che notoriamente coinvolge, in modo rilevante, anche i minori di età, del tutto legittimamente prevede limitazioni e obblighi all’attività imprenditoriale degli esercenti le sale giochi ed altre attività consimili. La deliberazione della Giunta Regionale reca inoltre misure attuative del tutto proporzionate che in alcun modo possono ritenersi ingiustificatamente lesive del diritto di libero esercizio dell’attività imprenditoriale, in quanto comportanti, in concreto, per i gestori, esclusivamente un minimo sacrificio nell’organizzare la propria attività rappresentato dall’obbligo di esporre, nell’esercizio e sugli apparecchi che erogano i ticket redemption, gli avvisi contenenti i divieti previsti dalla normativa regionale, e comportanti, altresì l’ulteriore attività di controllo dell’età di colui che chiede i gettoni per giocare e del soggetto ritira il “premio” derivante dall’accumulo dei suddetti tagliandi.

Nella specie, e in considerazione di quanto detto in termini di oggettiva gravità ed espansione del fenomeno della c.d. ludopatia anche per i soggetti minori di età, nemmeno può ritenersi condivisibile il rilievo del Consorzio ricorrente in ordine al lamentato difetto di adeguata istruttoria da parte della Regione, nella specie non lasciando alcuno spazio la legge regionale alla Giunta per esperire detta attività. Al riguardo, e sotto il profilo dell’ambito di applicazione di detta disciplina attuativa, la questione in esame non verte sulla appartenenza o meno al gioco d’azzardo (tipo videolottery) degli esercizi in cui si gioca con apparecchi che distribuiscono i ticket redemption, ma sul fatto che il meccanismo insito nella distribuzione di tali tagliandi – indipendentemente dalle caratteristiche dell’esercizio che utilizza tali dispositivi e della tipologia di apparecchio di gioco – genera, attraverso l’accumulo degli stessi e al raggiungimento di un determinato numero di essi, il conseguimento di un premio, che è l’operazione dalla quale, secondo il legislatore regionale, scaturisce il pericolo di ludopatia che le misure regionali, agendo in via preventiva e limitatamente ai soli giocatori soggetti minori di età, intendono scongiurare.

A ciò consegue, all’evidenza, che la Giunta Regionale poteva unicamente deliberare misure strettamente attuative della normativa regionale, essendo già stata effettuata a monte, a livello legislativo, ogni necessaria e più opportuna indagine istruttoria in ordine alla rilevanza del meccanismo insito nell’utilizzo dei ticket redemption da parte dei minori di età ai fini dell’inserimento delle necessarie misure nella normativa regionale in materia di lotta alla ludopatia.

Va in ultimo affrontata la questione di costituzionalità sollevata da parte ricorrente in relazione a quanto dispongono l’art. 6, c. 8 bis e 8 ter L.R. Emilia Romagna n. 5 del 2013 e l’art. 22 L.R. Emilia Romagna n. 6 del 2017, per asserito contrasto di tali norme regionali con i parametri costituzionali di cui agli artt. 3, 5, 23, 41, 117 c. 2, lett. e) e c. 3 e 120 della Carta Costituzionale.

Il Consorzio ricorrente rileva la violazione, da parte delle suddette disposizioni regionali, degli artt. 3 e 41 Cost., in quanto il divieto assoluto per i minori di utilizzare apparecchi di gioco lecito che distribuiscono i c.d. ticket redemption, in quanto imposto senza l’effettuazione di approfondita attività istruttoria diretta ad evidenziare quali rischi relativi alla ludopatia potessero essere determinati dall’utilizzo, nelle sale giochi, di apparecchi che utilizzano i ticket redemption, determina violazione del principio di uguaglianza sostanziale e di libertà di attività di impresa tutelati dai citati parametri costituzionali. Il Collegio deve osservare che le suddette argomentazioni non colgono nel segno, non sussistendo, nella specie, alcun vulnus delle norme costituzionali di cui agli artt. 3 e 41 Cost., non essendo contenute nelle citate disposizioni regionali, alcuna ingiustificata o sproporzionata limitazione dell’attività economica svolta dagli operatori che utilizzano apparecchi da gioco che distribuiscono ticket redemption), né tanto meno essendo in esse prevista la chiusura degli esercizi che utilizzano tali apparecchi.

Parimenti manifestamente infondata è la questione di legittimità costituzionale posta dal ricorrente in riferimento ai parametri costituzionali di cui agli artt. 5, 117, c. 2 e 118 della Carta Costituzionale, stante la piena legittimità delle disposizioni contenute nella L.R. n. 5 del 2013 rispetto alle competenze attribuite alle Regioni nella materia di contrasto alla ludopatia, quale specifica espressione delle più generali attribuzioni in materia di tutela della saluteaffidate a tali enti territoriali dall’art. 117, c. 3 Cost., come chiaramente affermato dalla stessa Corte Costituzionale con la sentenza n. 108 del 2017.

Per le suesposte ragioni, il ricorso è respinto.

Sussistono, tuttavia, giustificati motivi per disporre, tra le parti, l’integrale compensazione delle spese del giudizio, tenuto conto, in particolare, della novità della principale questione esaminata.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Bologna (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso nella camera di consiglio del giorno 28 aprile 2021, tenutasi mediante collegamento da remoto in videoconferenza ex art. 25 D.L. n. 137 del 2020, con l’intervento dei magistrati:

Andrea Migliozzi, Presidente

Umberto Giovannini, Consigliere, Estensore

Marco Morgantini, Consigliere