Gli avvocati Marco Ripamonti e Carlo Lepore, impegnati nei contenziosi riguardanti la nota tassa di Stabilità di cui all’art.1 comma 649 legge 190/2014 hanno rilasciato la seguente dichiarazione a Jamma:

«Costituisce circostanza nota che il Tribunale di Roma da diversi mesi  ha in carico numerosi  giudizi relativi al recupero coattivo da parte dei concessionari di rete del prelievo, di cui all’art.1 comma 649 della legge 190/2014  e successive modificazioni (art.1 commi 920 e 921 della legge 208/2015), nei confronti dei gestori / terzi raccoglitori delle giocate.
La predetta normativa ha subito un primo  scrutinio dinanzi alla Corte Costituzionale che con sentenza  125/2018 ha rimesso gli atti al TAR del Lazio  a fronte della norma interpretativa (introdotta dall’art.1 comma 921 della legge 208/2015) sopravvenuta nelle more dello stesso giudizio di legittimità.
Il Consiglio di Stato  nel mese di agosto di quest’anno,  investito del  gravame dei concessionari avverso la sentenze del TAR Lazio che avevano rigettato i ricorsi di impugnazione del decreto di ADM del 15.1.2015 (che dava attuazione all’art.1 comma 649 legge 190/2014), ha sollevato la questione pregiudiziale comunitaria, avendo ritenuto la predetta normativa in contrasto  con il  TFUE.
Alla luce di tale decisione del Consiglio di Stato sussiste un ulteriore argomento per sostenere  dinanzi al giudice ordinario l’illegittimità del recupero coattivo del prelievo  avviato dai concessionari che nel contempo in sede giurisdizionale amministrativa ne contestano la fondatezza.
L’eventuale decisione di segno positivo della Corte di Giustizia farebbe venire meno il presupposto normativo sulla cui base si fonda la domanda di recupero delle somme di cui alla legge 190/2014.
Tale argomento unitamente agli altri profili  di illegittimità del recupero del prelievo di cui sopra possono sostenere una valida opposizione da parte dei gestori destinatari di  decreti ingiuntivi emessi in loro danno su impulso dei concessionari.

A sostegno della opposizione o dell’eventuale preventiva azione di accertamento negativo del credito  che ciascun gestore potrà avviare, utile per impedire ai concessionari  il ricorso  ai procedimenti di ingiunzione (finalizzati ad ottenere in tempi rapidi un titolo esecutivo da  opporre ai gestori), militano plurime ragioni quali l’erronea quantificazione del prelievo in danno del gestore (importo fisso per apparecchio senza considerare la sua redditività e senza considerare l’impatto correlato alla redditività assai elevata delle VLT di proprietà dei concessionari),  la richiesta in danno del gestore della quota  di prelievo dovuta dall’esercente (non sussiste responsabilità solidale in quanto la legge impone che ciascun componente della filiera risponda della propria quota) ed infine l’artificioso utilizzo da parte dei concessionari dei rendiconti  (documento utile per cristallizzare il preu dovuto sulle giocate effettuate) per radicare una prova scritta del prelievo  collegato alla legge 190/2014, utile per l’attivazione del ricorso per decreto ingiuntivo».