Il proprietario delle slot installate in violazione della distanza minima dai luoghi sensibili prevista dalla legge regionale del Piemonte va sanzionato alla stessa stregua del titolare dell’esercizio pubblico all’interno del quale l’apparecchio è stato installato.

“In tale qualità è tenuto a verificare il rispetto della normativa con riguardo alla ubicazione degli apparecchi di gioco e alle azioni necessarie al funzionamento degli stessi presso gli esercizi con modalità conformi alle prescrizioni normative in materia ed in particolare al rispetto della distanza tra gli esercizi commerciali in cui sono situati gli apparecchi e i luoghi sensibili”. Lo ha stabilito il giudice della Terza Sezione del Tribunale di Torino rigettando il ricorso di un gestore contro la sanzione dal Comune di Torino per la violazione della norma in questione. Il Concessionario, invece, – si legge ancora ancora nella sentenza- si occupa delle sole attività e funzioni pubbliche per la realizzazione e la conduzione operativa della rete per la gestione telematica del gioco lecito.

“Nessun effetto espulsivo”

Per il Giudice, inoltre, “la normativa regionale non ha un effetto espulsivo perché non ha impedito l’installazione di AWP nei locali aperti al pubblico, ma ha previsto un distanziometro che consente una diversa dislocazione logistica delle slot machines , verosimilmente dove vi sono molti punti sensibili, ma piuttosto fuori dal centro abitato;
questa limitazione territoriale, certamente significativa (come è pacifico in causa oltre
che oggetto della perizia di parte, con riferimento però, solo al singolo territori e non a quello regionale), è giustificata dalla considerazione che la prossimità ai centri sensibili induce in tentazione il giocatore, almeno quello cosiddetto sociale, quando entra occasionalmente in un esercizio aperto al pubblico come quello qui in esame, magari non espressamente con l’intento di giocare (ad esempio bar o tabaccherie); diversa l’ipotesi delle sale da gioco dedicate (e in ciò trova giustificazione la disparità di trattamento), dove il giocatore verosimilmente problematico o patologico, accede mosso dalla esclusiva determinazione di giocare, tanto forte da prescindere dalla ubicazione del sito di gioco, egli è indifferente al fatto di essere percepito necessariamente ed immediatamente come un giocatore;
– inoltre, i bar, tabacchi, alimentari, ristoranti ecc. hanno come attività principale, per
la quale hanno ottenuto la licenza, altro, rispetto al gioco, e cioè la vendita di prodotti
di bar, tabaccheria o alimentari; del resto, se il gioco fosse l’unica attività gestita , si
tratterebbe di sala gioco a tutti gli effetti, sottoposta a specifiche regole amministrative
ed in particolare all’autorizzazione della questura;
– ne consegue che porre rigidi requisiti alla installazione di apparecchi da gioco nei
locali pubblici adibiti principalmente ad altro, non integra una compressione
dell’attività imprenditoriale per cui era stata ottenuta la licenza, ma piuttosto una
limitazione per motivi di sicurezza e di salute, di una attività collaterale ed eventuale,
che può essere esercitata, ma solo a determinate condizioni del tutto ragionevoli e
non arbitrarie. “