cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un esercente contro la pretesa tributaria da parte dell’ADM dopo aver rilevato l’irregolarità delle slot.

Per la Cassazione spetta all’ADM l’onere della prova circa la correttezza del quantum della pretesa tributaria nonostante la mancata prova, da parte dell’Ufficio, del momento di installazione degli apparecchi.

I fatti. L’Agenzia delle dogane, in esito a verifiche in data 8 luglio e 28 settembre 2009 della Guardia di Finanza nei locali di un circolo privato, da cui era emersa la presenza, rispettivamente, di due e un apparecchio da gioco non conformi alla normativa vigente e privi del nulla osta di messa in esercizio, emetteva, nei confronti del titolare degli apparecchi, avvisi di accertamento per il recupero del tributo evaso, con contestuale irrogazione delle corrispondenti sanzioni; – la società, con separati ricorsi, deduceva l’illegittimità degli atti, il difetto della propria legittimazione passiva e contestava la determinazione del quantum delle pretese; – la CTP di Firenze, previa riunione, rigettava i ricorsi; la sentenza era confermata dal giudice d’appello. Secondo la cassazione la CTR si è limitata ad affermare che «come risulta dalla costituzione in giudizio di parte appellata non contestata dall’appellante, con i PVC era stato avvertito il contribuente della possibilità di far pervenire, entro il termine di 60 giorni, ogni documentazione utile ai fini di un’esatta determinazione dell’imposta ma nessuna risposta positiva era stata data a tale invito, conseguentemente l’Agenzia non ha potuto che accertare il tributro per il periodo intercorrente dall’inizio del 2009 alla data del sequestro degli apparecchi. Anche in questo caso l’appellante non ha fornito prova idonea a dimostrare che il funzionamento illecito degli apparecchi era decorrente da data diversa e ciò non può che confermare l’operato dell’ufficio».

“La CTR, in altri termini, ha ritenuto corretta la determinazione del momento iniziale di decorrenza in assenza di qualunque elemento atto a fornirne riscontro, elevando a sostegno della decisione un asserito – ma in realtà inesistente attesa la radicale contestazione dell’intera pretesa – principio di non contestazione sulla specifica richiesta formulata dall’Agenzia con l’invio del pvc, così ponendo, illegittimamente, a carico del contribuente l’onere della prova che, invece, incombeva sull’Ufficio”.

Commenta su Facebook