La raccolta delle giocate alle slot machine o alle videolottery (note come Vlt) è esente solo per i soggetti direttamente incaricati dal concessionario. Diventa imponibile, invece, se affidata da questi ultimi a terzi. Questo, in sintesi, il pensiero della Cassazione chiamata, per la prima volta, a esprimersi sulla portata dell’esenzione da Iva della raccolta delle giocate prevista dall’art. 10, comma 1, 6 del dpr 633/1972, con le storiche pronunce n. 16951, 16952, 16953, 16954, 16955 dello scorso 16 giugno.

L’orientamento adottato dalla Cassazione può mettere a rischio un comparto già in crisi per l’emergenza epidemiologica. In un settore come quello gioco pubblico, spesso ritenuto un «salvadanaio» da cui attingere, le quote di raccolta riservate agli operatori si sono infatti progressivamente assottigliate. Basti pensare che attualmente il pay out (importo da restituire ai giocatori, sotto forma di vincita) è del 65% della raccolta, il Preu è stato incrementato al 24% e il canone di concessione ammonta allo 0,80%. In mancanza di interventi finalizzati a incrementare le quote spettanti a gestori ed esercenti, il principio affermato dalla Cassazione, con ogni probabilità, determinerà la scomparsa dei piccoli esercenti ai quali l’attività di raccolta viene affidata dai gestori e non dai concessionari (bar, tabacchi, sale ecc.).

I gestori, infatti, dovendo corrispondere agli esercenti un’imposta per loro indetraibile, saranno costretti a proporgli una drastica riduzione delle quote di spettanza ovvero, alternativamente, a occuparsi direttamente dell’attività di raccolta. La filiera, conseguentemente, sarà investita da una trasformazione strutturale che favorirà la creazione di un oligopolio di pochi gestori che dovranno puntare a un massivo incremento della rete.

E’ quanto si legge in un contributo del Marzo Associati Studio legale e tributario pubblicato su ItaliaOggi.