Una società che distribuisce giochi, difesa dall’avvocato Cino Benelli, ha impugnato il diniego del Comune di Fossalta di Portogruaro (VE) adottato dall’ANAS in relazione alla richiesta di nulla osta per l’installazione di un’insegna di esercizio.

La società ricorrente ha lamentato l’illegittimità dei provvedimenti impugnati per i seguenti motivi di ricorso:

1) violazione degli artt. 3, 10 e 10-bis L. n. 241/1990 – eccesso di potere per difetto di istruttoria -illegittimità in via derivata e consequenziale.

2) violazione degli artt. 3 e 23 C.d.S. – violazione dell’art. 3 L. n. 241/1990 -violazione degli artt. 48, comma 1, 49, comma 4 e 51, comma 3, lett. b) e 53 D.P.R. n. 495/1992 – violazione dell’art. 3 del Regolamento per la disciplina della pubblicità sulle strade di competenza ANAS del 16 giugno 2011- eccesso di potere per carenza o erronea valutazione dei presupposti – eccesso di potere per travisamento, contraddittorietà, illogicità manifesta ed errore di fatto – eccesso di potere per carenza di istruttoria.

Secondo il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Terza) i provvedimenti impugnati sarebbero illegittimi: «Il ricorso è, ad avviso del Collegio, fondato con riferimento alle assorbenti censure di violazione dell’art. 10 bis della legge n. 241 del 1990 e del principio del necessario contraddittorio procedimentale, nonché di difetto di istruttoria.

L’ANAS, infatti, non ha dato alcun riscontro, nel provvedimento di diniego definitivo, alle osservazioni formulate dalla ricorrente in risposta al preavviso di diniego in relazione al fatto che l’immobile su cui installare l’insegna, secondo la cartografia comunale di riferimento, sarebbe ricompresa nel centro abitato del Comune; e quanto dedotto dall’ANAS sul punto solo in sede del presente ricorso costituirebbe una motivazione postuma, per costante giurisprudenza, inammissibile (cfr., tra le altre, C.d.S., sez.VI, sent. n.4253 del 2017).

Nel procedimento amministrativo, infatti, il dovere di esame delle memorie prodotte dall’interessato, se pure non comporta l’obbligo di confutazione analitica delle allegazioni presentate, richiede comunque che il provvedimento finale sia corredato da una motivazione che renda, nella sostanza, percepibili le ragioni in base alle quali l’Amministrazione procedente ha ritenuto di non poter accogliere, in tutto o in parte, le osservazioni formulate dall’interessato (cfr. Tar Veneto, sent. n.1177 del 2019).

Inoltre, il preavviso di diniego faceva riferimento al solo motivo ostativo con cui si rilevava che era stato riscontrato che “il mezzo pubblicitario con bozzetto A, di cui all’oggetto” era in contrasto con “l’art. 48 comma 1 del Reg.to del C.d.S, perché la superficie ammissibile sarebbe di massimo 22 mq mentre quella oggetto della presente richiesta risulterebbe di 27 mq”, mentre il diniego fa riferimento, oltre che al ritenuto contrasto con la norma sopra citata, a diverse altre disposizioni con cui sarebbe in contrasto l’insegna, con conseguente illegittimità del provvedimento impugnato, anche sotto questo ulteriore aspetto, per violazione dell’art.10 bis della legge n. 241 del 1990, del principio del necessario contraddittorio procedimentale e del difetto di istruttoria.

La previsione di cui all’art. 10 bis della L. n. 241 del 1990 risponde, infatti, all’esigenza di rendere nota all’interessato, prima dell’adozione del provvedimento sfavorevole, l’esistenza di profili che potrebbero ostare all’accoglimento della domanda, onde consentire al richiedente di far valere le proprie ragioni in seno allo stesso procedimento amministrativo, vuoi confutando gli argomenti dell’amministrazione vuoi adducendo nuovi elementi di valutazione in grado di orientare il procedimento verso un esito positivo, prevenendo in tal modo la necessità di una soluzione giurisdizionale del conflitto; e tale specifica funzione dell’istituto reca con sé la necessità che il provvedimento conclusivo, sfavorevole al privato, non sia fondato su ragioni nuove, mai prima prospettate in sede procedimentale, e che abbiano, come tali, l’effetto di sorprendere l’interessato, pregiudicandone le garanzie di partecipazione procedimentale.

Secondo consolidata giurisprudenza, infatti, seppur non deve “sussistere un rapporto di identità tra il preavviso di rigetto e la determinazione conclusiva del procedimento, né una corrispondenza puntuale e di dettaglio tra il contenuto dei due atti, ben potendo la pubblica amministrazione ritenere, nel provvedimento finale, di dover meglio precisare le proprie posizioni giuridiche, deve recisamente escludersi la possibilità di fondare il diniego definitivo su ragioni del tutto nuove, non enucleabili dalla motivazione dell’atto endoprocedimentale” (cfr. C.d.S., sent. n. 2330 del 2018).

L’ANAS, con il provvedimento impugnato, ha violato la lettera e la ratio dell’istituto in parola, avendo precluso all’interessato la possibilità di far valere le proprie ragioni in seno allo stesso procedimento amministrativo, con violazione delle regole del contraddittorio procedimentale e difetto di istruttoria, che nel caso di specie non possono essere dequotati a meri vizi formali, come vorrebbe l’ANAS nelle sue difese.

Nel caso di specie, infatti, si può ritenere che la decisione finale rappresenti una sorpresa per la società ricorrente, la quale non ha avuto la possibilità di interloquire in sede procedimentale, nella sostanza, su tutti gli aspetti più rilevanti della questione (cfr. C.d.S., sent. n. 2330 del 2018, cit.) e a cui è stata illegittimamente preclusa la possibilità di rappresentare, in sede di doveroso contraddittorio procedimentale, tutta una serie di elementi, che poi ha potuto evidenziare solo in sede del presente ricorso (tra i quali, ad esempio, anche la distanza dell’immobile, presso il quale l’insegna di esercizio verrebbe ad essere collocata, dalla S.S. 14; le caratteristiche dello stato dei luoghi; le caratteristiche dell’insegna e della combinazione dei colori), in astratto idonei ad influire sul contenuto dispositivo della decisione da assumere in concreto, con conseguenti riflessi negativi anche sulla adeguatezza e completezza dell’istruttoria (cfr., da ultimo, C.d.S., sent. n. 1001 del 2020, “…la comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, lungi dal tradursi in un adempimento inutile, avrebbe consentito all’Amministrazione di acquisire le osservazioni della parte istante, in astratto idonee ad influire sul contenuto dispositivo della decisione in concreto da assumere; l’organo procedente avrebbe potuto comunque determinarsi negativamente, ma sulla base del compiuto esame delle ulteriori questioni fattuali e giuridiche introdotte dall’istante mediante gli istituti di partecipazione procedimentale…”).

Va, infine, evidenziato che anche quanto controdedotto dall’ANAS in sede di giudizio per giustificare l’esito a suo avviso “vincolato” del diniego in considerazione del fatto che le dimensioni dell’insegna sarebbero comunque superiori a quelle consentite perché alla superficie dell’insegna (…), sia pure ridotta, sarebbero da aggiungersi comunque la scritta “entrata” con le relative frecce e la sagoma del motivo a riccio sulla facciata, costituisce una integrazione postuma in sede di giudizio della motivazione, come tale inammissibile (tale motivazione infatti non trova riscontro né nel preavviso di diniego né nel provvedimento impugnato, in cui si fa riferimento “al mezzo pubblicitario con bozzetto A” che è quello relativo alla sola insegna con la scritta …).

Per quanto sopra, pertanto, il ricorso va accolto, con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati e salve le ulteriori determinazioni dell’Amministrazione ad esito di una compiuta istruttoria in cui sia garantito il pieno contraddittorio procedimentale con la ricorrente.

Le spese di lite, nei rapporti tra la ricorrente e l’ANAS, seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo (1.500 euro).

Si ritiene che sussistano giusti motivi, invece, per compensare le spese di lite nei confronti del Comune, tenuto conto che il diniego è, in sostanza, ascrivibile alla sfera volitiva dell’ANAS».