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(Jamma) Dopo l’approvazione del nuovo decreto della Regione Emilia-Romagna per limitare la presenza di sale gioco in città, lontano soprattutto dai luoghi considerati “sensibili”, Alessio Grillini, presidente di Io Faentino, a favore della regolamentazione del gioco, ma da sempre schierato contro la demonizzazione delle sale, critica il provvedimento che vedrà anche la città di Faenza protagonista:
Con il decreto attuativo sul gioco d’azzardo la Regione Emilia Romagna compie un grave gesto contro chi fa impresa, contro gli stessi diritti delle attività, “rivedendo” la normativa vigente, senza dare per contro una risposta indicizzabile in termini di lotta alla ludopatia. La delibera infatti prevede la retroattività del provvedimento. Nello specifico. Non potranno essere installate macchine da gioco a meno di 500 metri da scuole o luoghi comunque definiti sensibili, indicati come tali in via generale nel testo, ma che poi i singoli Comuni avranno il compito di elencare e mappare a discrezione. E fin qui credo che ci sia poco da dire.
Il problema nasce dal fatto che alla luce di questo, entro sei mesi quindi, gli enti dovranno fare detta mappatura, ed una volta fatta, da lì ci sarà, per essere brevi, solo un anno di tempo. Per cui le sale esistenti, dentro il perimetro di questi 500 metri, che ad oggi hanno regolare licenza e permesso, dovranno chiudere ed eventualmente riaprire. Stessa cosa per gli esercizi che al loro interno allocano tali apparecchi, a fine scadenza del contratto (2022) dovranno disinstallare, senza prima, alla luce di questo, probabilmente, poter variare concessionario. La cosa è gravissima. Intanto perché il fenomeno ludopatia parrebbe più gonfiato rispetto alla reale situazione (basti cercare sul web l’analisi dello stimato psicologo e studioso professore Crepet sul tema).
A pensar male, se un problema viene enfatizzato, arrivano più risorse da gestire agli enti per risolverlo. Ma queste sono congetture politiche prive di riscontro, inoltre, soprattutto, mai fino ad ora una norma è andata ad incidere sul mercato, retroattivamente ed in maniera disomogenea.
Analizziamo e partiamo dalle sale Slot. Chi ha aperto una sala, facciamo un esempio, e quindi messo a norma, arredato e modificato un locale, ora, lo dovrà smantellare, per portarlo in luoghi periferici, riadattando ex novo un secondo edificio. Sempre che ne abbia la forza economica.
Parliamo ora dei bar, delle attività. Quanti dovranno chiudere dal 2022 causa la perdita delle macchine?Attività che magari erano state acquistate o non vendute grazie alla certezza di permessi e normative esistenti…!
Chiedo quindi: quanta gente rimarrà senza lavoro? Molti. Ma quanto verrà risolto il problema? Ho dei forti dubbi sulla sua efficacia. Perché chi vorrà giocare continuerà a farlo. Solo che magari continuerà a farlo nelle bische clandestine che a causa di queste restrizioni stanno proliferando. Luoghi ovviamente fuori dal controllo delle autorità e dello Stato. Non solo. Ghettizzare le macchine da gioco, significa toglierle da zone visibili, controllate, consegnandole a disegni, assedi potenziali di soggetti malavitosi.
In ultimo. Nulla in contrario contro i gratta e vinci. Ma se nel tabacchi di fianco a scuola volessi comprarne 200 da 20 euro mentre i bambini passano, non sto giocando forse d’azzardo? La risposta è sì! Però in questo caso posso! Ma allora, si vuole disciplinare il comparto gioco, o si vuole fare una operazione da cartolina elettorale?
Questa è una norma fatta con i piedi, che si presta a ricorsi certi. Una norma che dimostra di non avere cultura d’impresa, e che non porta dati statistici effettivi sulla ludopatia. Ricordo che lo stesso Tar della Toscana proprio per la mancanza di questi dati ha cassato un provvedimento restrittivo sul gioco, attuato in questo caso dal comune di Grosseto (riferito agli orari di apertura).
Riassunto quanto sopra, anche io credo che il comparto gioco vada sicuramente controllato, ma tutto, senza distinguo (vedi l’esempio del gratta e vinci). Questo in prima battuta. Successivamente è necessario programmare un riordino, ma senza creare effetti retroattivi dannosi, senza rischiare ghettizzazioni controproducenti o poter involontariamente creare condizioni favorevoli per proliferare dell’illegale sul legale. Si tratta di un settore delicato, un campo minato, che richiede più approfondimento e meno affrettata decisionalità. La sensazione è che si vada a mode, senza considerarne le ricadute.
Un’ultima analisi, quando non ci saranno più le entrate, legali, del gioco, come faranno a quadrare i bilanci pubblici che sono sorretti da questo? Non c’è lungimiranza, il cane si mangerà la coda.
Sicuramente, questo il mio impegno, non solo finalizzato quindi alle critiche politiche, sarà quello di portare la questione in sede parlamentare, sono convinto che la questione non possa finire così.
La ludopatia, il gioco, ed i cittadini, meritano più attenzione su un tema così delicato. Che ripeto, certamente va rivisto, ma non di sicuro partendo da queste premesse, e dalla retroattività.
Mi dispiace che proprio Faenza sia tra le capofila su questo tipo di attività in assemblea Regionale. Si deve fare di meglio, anche se posso comprendere i buoni intenti che hanno mosso tutto”.

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