«Ci sono voluti 8 anni, ma alla fine – commenta l’avvocato Lino Barreca, dello Studio Legale BSM (Barreca Scuderi Motta) – il TAR ha pienamente condiviso le ragioni di Global Starnet ed ha annullato la rilevante (ma illegittima) sanzione che era stata applicata, per oltre 3 milioni di euro.

La più rilevante illegittimità scaturiva dalla pretesa di ADM di non individuare il concessionario che aveva causato l’eccedenza e di spalmare proporzionalmente tra tutti i concessionari l’eccedenza.

Nel ricorso abbiamo ampiamente evidenziato l’illegittimità di tale criterio, fornendo chiaramente un esempio di tale macroscopica illogicità, osservando che se ad esempio il limite max per il locale ALFA è di 4 apparecchi ed è stato rispettato dal concessionario Global Starnet (ex B Plus), qualora successivamente altro concessionario installi nel medesimo esercizio altro apparecchio che supera il limite, violando così il divieto, quest’ultimo concessionario, pur essendo unico ed esclusivo responsabile della violazione, viene illogicamente sanzionato solo per 1/5, mentre per i 4/5 viene sanzionata Global Starnet, che tuttavia non aveva violato il limite e si ritrova a subire a titolo di responsabilità “oggettiva” le conseguenze delle violazioni altrui.

D’altra parte, come dedotto in ricorso e come confermato dal TAR,  la lettura della lettera f) dell’art. 81 della legge 220/10 non  consentiva una simile interpretazione,  come ritenuto da ADM.

Ed invero, l’espressione “di ripartire fra tutti i concessionari (..), in proporzione percentuale al numero di apparecchi che agli stessi sono riferibili in relazione al numero dei nulla osta rilasciati, il pagamento delle somme di cui alla lettera d) per gli apparecchi che (..) risultano in eccedenza”, può e deve soprattutto significare che se, ad esempio, il limite è di 3 apparecchi e se ne rinvengono 7, per gli ultimi 4 (ossia quelli che generano l’eccedenza) si opera una ripartizione proporzionale, ma per l’appunto solo per gli apparecchi che hanno generato l’eccedenza.

In questo modo, se l’eccedenza è generata da due concessionari, ma uno ha installato in più 1 apparecchio e l’altro ben 3 apparecchi, sarà corretto, equo e proporzionale far pagare al primo ¼ ed al secondo i ¾; il tutto, però, sempre riferito solo ai concessionari proprietari dei NOE dei 4 apparecchi in eccedenza.

In questo caso infatti entrambi i concessionari sono responsabili dello sforamento, ma in misura percentuale diversa, sicchè è proporzionale, equilibrato e corretto che ciascun concessionario (sia pur a titolo di responsabilità oggettiva) risponda in misura percentuale corrispondente allo sforamento che ha determinato.

Tale criterio, però, non poteva essere applicato, come detto, al diverso caso in cui il Concessionario ALFA fosse perfettamente in regola, avendo installato i 4 apparecchi consentiti, e successivamente il concessionario BETA abbia provocato lo sforamento/eccedenza di 1 apparecchio.

D’altra parte la stessa norma primaria non autorizza affatto una simile interpretazione, ove si consideri che la precedente lettera d) dell’art. 1.81 prevede quanto segue:

  1. d) di consentire a ciascun concessionario,  nonche’  a  ciascun soggetto   dallo   stesso   legittimamente   incaricato   nell’ambito dell’organizzazione della rete di raccolta del  gioco,  di  mantenere installati negli esercizi commerciali, nei locali ovvero nei punti di offerta del gioco gli apparecchi che risultano in eccedenza, ai sensi della lettera b), previo pagamento, fino alla data  di  adozione  del decreto di cui alla lettera g), di una somma mensile pari a euro 300, dovuta solidalmente dai soggetti sopra indicati  per  ciascuno  degli apparecchi di cui al comma 6 dell’articolo 110 del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni;

Tale norma è chiaramente rivolta a disciplinare l’ipotesi che il responsabile dell’eccedenza sia un unico concessionario.

La successiva lettera f) invece prevede espressamente  come disciplinare il caso in cui “per gli apparecchi che, all’esito della ricognizione, risultano in eccedenza ma non riferibili a un singolo concessionario; di prevedere, fermo restando quanto disposto dagli articoli 39 e seguenti del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni, e dall’articolo 110, comma 9, del testo unico di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e successive modificazioni, il pagamento delle somme di cui alla lettera d), anche per gli apparecchi non muniti del nulla osta, da parte dei soggetti responsabili dell’installazione degli apparecchi medesimi”.

Del tutto illogicamente però, in pretesa applicazione dell’art. 81 lettera f), ADM aveva applicato (nell’esempio prima formulato) la sanzione per i 4/5 al concessionario Global Starnet  (in regola)  e solo per 1/5 al concessionario che ha provocato l’eccedenza.

Tanto più, come ampiamente evidenziato in giudizio, che ADM, utilizzando la banca dati di SOGEI, era  agevolmente in grado di individuare con estrema semplicità (confrontando i dati del NOE – nulla osta di esercizio dell’apparecchio – con la movimentazione telematica dell’installazione nel singolo esercizio, tramite il PDA  ivi installato) il dato cronologico dell’installazione, sicchè era  del tutto agevolmente individuabile quale sia il concessionario effettivamente responsabile dello “sforamento” del limite di contingentamento, applicando  così all’effettivo responsabile (e solo a lui!) la pretesa economica sanzionatoria oggetto del presente giudizio.

Invero, visto che tutti gli apparecchi da gioco sono collegati in rete, ADM – con l’ausilio del proprio partner tecnologico SOGEI -, nell’ipotesi di superamento del limite quantitativo, era (ed è)  perfettamente in grado (con una semplicissima consultazione della banca dati) di individuare esattamente la data dell’installazione, il tipo di apparecchio, il numero seriale del NOE (Nulla Osta di Esercizio) ed il nominativo del concessionario responsabile dell’installazione e collegamento telematico che ha provocato lo sforamento.

Il TAR su tale aspetto (ben noto a tutti operatori del settore del gioco tramite apparecchi ex art. 110 comma 6 del TULPS) , aveva peraltro chiesto dei chiarimenti ad ADM con una specifica e  molto penetrante richiesta istruttoria, rimasta tuttavia inadempiuta».