Associazione AS.TRO
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«Domani 30 ottobre – ricorda l’associazione AS.TRO – sarà la giornata dei lavoratori del comparto del gioco lecito che manifesteranno davanti alla sede del Consiglio regionale della Puglia per denunciare gli effetti distorsivi della legge regionale n. 43/2013 sotto l’egida delle organizzazioni sindacali Filcams CGIL, Fisascat UIL Puglia ed Uiltucs UIL Puglia e che vedrà la partecipazione dei Consiglieri As.tro.

Anche in Puglia, come già accaduto in Piemonte, nella precisa convinzione che far chiudere le aziende del settore gioco faccia diminuire i problemi legati al gap, l’Istituzione regionale NON ha regolamentato il gioco, ma lo ha implicitamente vietato. Infatti, grazie a questa legge regionale di cui si sta chiedendo la proroga, un’attività riconosciuta dallo Stato a breve sarà sostanzialmente bandita per lasciare il posto ad offerte illegali. Assisteremo, quindi, alla migrazione dell’utenza in luoghi dove ancora ci sarà la possibilità di giocare (molto spesso senza avere contezza se il luogo o il prodotto deputati al gioco siano legali o meno) o verso territori confinanti in cui le misure restrittive non ci sono.

Agli approcci proibizionisti proposti come “soluzione” conseguono le pesanti ripercussioni sull’indotto occupazionale e la recrudescenza dell’illegalità, già molto presente sul territorio pugliese. Tutelare il lavoro dovrebbe essere una priorità della politica e, quindi, al governo locale si rivolge l’ennesima istanza affinchè si trovi una soluzione equilibrata tra tutti gli interessi in gioco.

Tenendo conto che la previsione del cd distanziometro se è sicuramente efficace per far chiudere le aziende, non lo è altrettanto per la prevenzione del gap -come di recente segnalato anche da un importante ente statale come l’ISS nella sua ultima ricerca presentata il 18 ottobre u.s-.

As.Tro auspica, pertanto, che le Istituzioni locali non chiudano il confronto ma aprano un tavolo di discussione e si impegnino almeno a dare soluzioni per i tanti dipendenti che verranno licenziati a causa delle implosioni aziendali».

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