A testa alta Domiziana, dipendente in una sala slot a Roma, racconta la sua storia.

“Mi chiamo Domiziana, lavoro in una sala slot di Roma e non so da dove cominciare per esprimere il mio sconcerto di fronte ad una situazione che ci vede relegati al ruolo di ultima ruota del carro. Oggi tutti puntano il dito su di noi, quasi a volerci demonizzare ma, se in mezzo a tanta cattiveria, ci si soffermasse solo un momento a guardare quanto cuore mettiamo in tutto quello che facciamo allora potremmo tornare a chiamarci esseri umani.
Non mi soffermo più di tanto sull’operato del governo perché poi quando ci sarà da battere di nuovo cassa, i primi dai quali busseranno saremo noi. Come saremo sempre noi quelli ‘cattivi’ dai quali andare se si cerca un sorriso, un momento di svago, una battuta ed un buon caffé. Saremo sempre noi quelli aperti anche durante le festività, quelle che non passeremo con le nostre famiglie, figli e consorti; quelle feste che noi passeremo a lavorare, sorridendo prima che con la bocca, con gli occhi. Saremo noi i primi a farti gli auguri del nuovo anno, quelli con i quali brinderai alla fortuna e al non perdersi mai d’animo. Quindi ricomincio. Mi chiamo Domiziana, lavoro in una sala slot e faccio parte di una grande famiglia dimenticata dallo Stato”.

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