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SCOMMESSE – Ricorre in questi giorni il ventennale della scommessa sportiva in Italia. Rispetto ai Paesi del Regno Unito, la cultura italiana in materia di betting è meno radicata e origini decisamente più recenti. A parte la schedina del Totocalcio, fino a un paio di decenni fa non si conosceva altro modo di puntare denaro su partite di pallone che non fosse illegale.

Scommettere sugli esiti sportivi era una pratica in realtà diffusa già ai tempi dei romani. Tale usanza è stata importata dai Greci. Gli abitanti dell’antica Grecia amavano particolarmente lo sport (dobbiamo a loro la nascita dei giochi Olimpici) e puntavano del denaro sui loro atleti preferiti in occasione di gare o eventi simili. A Roma si giocava invece molto sulle lotte tra gladiatori e sulle corse dei carri. Quest’ultime andavano in scena al Circo Massimo, impianto costruito già dagli Etruschi, ma rinnovato per volontà di Giulio Cesare cinquant’anni prima della nascita di Cristo. La passione per le scommesse permase anche dopo le invasioni barbariche, anche se non ai livelli precedenti, e poteva essere soddisfatta solo clandestinamente.

In Italia, per avere un gioco a premi legale legato allo sport, bisogna attendere il 1946. Quell’anno rappresenta una data chiave nella storia delle sommesse sul calcio è la nascita del Totocalcio. Il concorso consisteva inizialmente nel dover indovinare l’esito finale di 12 partite stabilite dall’AAMS, l’ente incaricato alla gestione del gioco, marcando il segno 1 se si prevedeva la vittoria della squadra che giocava in casa, il 2 per indicare la formazione ospite e la X per pronosticare l’eventuale pareggio. La schedina aveva dei prezzi fissi in base al numero di colonne giocate. Nel 1950 si decise di aggiungere un match in più e per anni fare “Tredici” era il sogno di molti italiani. Dal 2003 le partite sono aumentate a 14, numero che ritroviamo ancora oggi.

A partire dal 1990, anno in cui si disputarono i mondiali delle “notti magiche” lo strumento per scommettere era il telefono e le quote erano pubblicizzate sulla stampa specializzata. Le istituzioni compresero ben presto che un fenomeno del genere non sarebbe stato contrastabile con le strutture allora esistenti e cercarono dapprima di arginarlo con una Legge dello Stato, la 401 dell’89, che perseguiva fortemente il gioco clandestino, ma che non riuscì mai fare completamente luce su quelli che erano gli aspetti del gioco effettuato presso i bookmakers stranieri. Il passo successivo fu quello di cercare di creare un mercato italiano delle scommesse con operatori nazionali e con una rete diffusa capillarmente lungo il territorio per contrastare con la facilità di “trovare” il prodotto scommessa e con una tecnologia sicuramente all’avanguardia i vantaggi che, totonero prima e operatori esteri poi, potevano offrire in materia di minor tassazione (addirittura fino a cinque volte inferiore) traducibile in quote più alte, e non ultimo con la maggior varietà di eventi e di specialità sui quali scommettere.

La vera svolta nel mondo della storia delle scommesse sul calcio del nostro Paese è datata 2 giugno 1998, quando per la prima volta venne regolamentato il settore con il Decreto Ministeriale numero 174. Il primo grande evento su cui fu possibile puntare in maniera simile a quella inglese fu il Mondiale di Francia ’98. Fino ad allora, come detto, il gioco a quota fissa sul calcio era praticato solo e unicamente ”al nero” fuori ai bar o alle agenzie ippiche, nei circoli ricreativi e negli uffici con i foglietti di quote che passavano di mano in mano e i famosi libretti “copia commissione” di carta carbonata sulle quali venivano riportate le giocate.

Ora invece per giocare bisognava recarsi nelle agenzie abilitate e non era possibile puntare online. Gli scenari che si aprirono da quel momento furono immensi e in pochi anni il mondo del betting italiano crebbe a dismisura. Questo grazie anche ai grandi capitali raccolti e alla perdita di interesse nei confronti del Totocalcio che, seppure sopravviva ancora oggi, è stato messo in ombra dalle opportunità date dai bookmakers.

Dall’inizio del nuovo millennio ad oggi è racchiusa gran parte della storia delle scommesse sul calcio. Uno dei punti chiave è senza ombra di dubbio rappresentato dal Decreto Direttoriale 128 e datato 31 maggio 2002. Grazie ad esso venne finalmente data la possibilità agli operatori di scommesse di raccogliere giocate anche per via telefonica, ma soprattutto di farlo tramite web. Successivi decreti hanno regolamentato anche il Betting exchange e stabilito i parametri richiesti per ottenere la licenza AAMS, necessaria per operare in Italia e concessa a molti bookies stranieri. Le nuove opportunità introdotte sono state in grado di conquistare i giocatori italiani al punto da far raccogliere gli operatori online un fatturato maggiore rispetto a quello delle agenzie fisiche nel 2015. A questo boom ha contribuito in parte anche l’introduzione delle scommesse sul calcio virtuale di due anni prima.

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