cassazione
Risulta “pacifico nella giurisprudenza di questa Corte che l’allestimento di un Internet point dedicato interamente ed esclusivamente alla raccolta delle scommesse online, al fine di intercettare i giocatori e sollecitare la stipula di contratti di scommessa con un bookmaker, dà
luogo ad un’attività organizzata con funzione intermediatrice in funzione di quest’ultima, idonea ad integrare, in assenza di concessione, autorizzazione o licenza ai sensi dell’art. 88 R.D. 18 giugno 1931 n. 773 (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), il reato di cui all’art.4, comma quarto bis, della legge 13 dicembre 1989 n. 401.
E’ quanto stabilisce la III Sez. Penale della Corte di Cassazione pronunciandosi sul ricorso presentato dal titolare di un Internet Point contro la sentenza della Corte di Appello di Napoli.
Con sentenza la Corte d’appello di Napoli, in riforma della sentenza del tribunale di Torre Annunziata rideterminava la pena in mesi 6 di reclusione, riconoscendo all’imputato le circostanze attenuanti generiche equivalenti alla recidiva contestata, confermando nel resto l’appellata sentenza che lo aveva riconosciuto colpevole del reato di cui all’art. 4, legge n. 401 del 1989, per aver esercitato abusivamente l’organizzazione di scommesse sportive on-line raccogliendole ed accettandole mediante l’ausilio di flussi telematici, senza alcuna denominazione di società autorizzata dai Monopoli di Stato, in relazione a fatto contestato come commesso nel 2008.
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