Una lettera a Luigi Di Maio e Matteo Salvini per chiedere che si tenga conto anche della dignità delle migliaia di lavoratori del settore del gioco legale che rischiano il loro posto di lavoro a causa di politiche proibizioniste. Fabio Bodini, torinese, affida a queste parole la sua richiesta e il suo auspicio di poter continuare ad avere un lavoro. 

Con l’entrata in vigore della Legge Regionale del Piemonte sulle slot machine nel novembre 2017, a tutt’oggi sono sempre più gli operatori dipendenti che stanno perdendo il posto di lavoro, e a monte penalizzati gli imprenditori del settore. Conseguenza del cosiddetto “proibizionismo” che, in questo caso, sta disarcionando proprio questo specifico settore operante con il gioco legale (detto per inciso) per conto dello Stato. Sono un dipendente da alcuni anni di un’Azienda che in questo ambito ha dato (e dà) la possibilità a molte famiglie di sostenersi e di contribuire alla crescita del Paese. La “presa di posizione” della Regione subalpina trova ragione attuativa anche in merito al Titolo V della Costituzione del 2001 con il riconoscimento dell’autonomia locale, non considerando però l’importanza di una operatività sinergica affinché venga rispettato (ed attuato) l’art. 3 della Costituzione. Inoltre, la penalizzazione dello sviluppo e dell’imprenditoria privata e riducendo le conseguenti possibilità occupazionali, sono azioni in antitesi con gli art. 1 e 35 della stessa. Stando alla situazione attuale regionale (oltre che nazionale), la stessa è aggravata dal rischio della precarietà e dalla consistente limitazione del mantenimento e dello sviluppo del settore occupazionale, e ciò non mi pare essere una politica innovativa e tanto meno in crescita. Spesso si fa riferimento a conseguenze quali la ludopatia, o potenzialmente tale, che questo settore causerebbe; ma va precisato che i criteri di definizione e soprattutto gli effetti e l’incidenza non sono ancora ben codificati, tutt’al più solo enunciati a macchia di leopardo, nonostante l’impegno degli operatori socio-sanitari preposti. In buona sostanza tale orientamento “politico-gestionale” sarebbe quindi da rimettere in discussione anche per il fatto che i frequentatori cosiddetti d’azzardo lecito sono dediti al gioco per propria volontà e non per costrizione altrui, in quanto maggiorenni, con capacità di intedere e volere e di discernimento, esattamente come chi si dedica al fumo, all’alcol, e ad altri intrattenimenti ludici. A monte di tutto ciò va anche detto che, in merito al gioco d’azzardo (lecito), vi è anche una scarsa cultura sulle sue origini ed evoluzione, una carenza che non facilita di certo alcun provvedimento legislativo ne locale ne nazionale atto a regolare e controllare lo svolgimento di questo “status” sociale e/o occupazionale; mentre, per contro i quattro Casinò italiani esercitano senza problemi in quanto autorizzati dallo Stato, come pure altri giochi a consumo di denaro come il Gratta&Vinci, il Lotto il SuperEnalotto, le Videolotterie, etc. Infine, il penalizzare o comunque il non sostenere il cittadino nella ricerca e nel mantenimento di un lavoro, non solo va al di là dei principi costituzionali, ma si lede la sua dignità, un termine che spesso si pronuncia e si scrive con troppa generosità ma non lo si rispetta. A questo riguardo ricordo di aver letto quanto sosteneva l’italiano Pietro Thouar (1809-1961), educatore e prolifico scrittore, seppur autodidatta: «La dignità dell’uomo povero e oscuro ma laborioso ed onesto, è maggiore di tutte le altre, e va innanzi a tutte le vanità della terra». E proprio per questo la nostra di lavoratori va rispettata… ma non da pagare a caro prezzo!
È quindi gradito un vostro riscontro per intravedere una strada da percorrere magari facendo tesoro della saggezza salomonica‘.

Distinti saluti.

Fabio Bodini (Torino)

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