“Bisogna ancora lavorare sul piano del controlli degli apparecchi da gioco a vincita. Purtroppo non sempre i controlli sono puntuali e continuano a girare macchinette che vengono scollegate con motivazioni legate a problemi di collegamento alla rete. Vengono scollegate in maniera random o, in alcuni casi, vengono installate macchine che non sono completamente collegate. I controlli vengono fatti, personalmente, nell’area di Reggio Calabria, ho disposto controlli su aziende di gestione”.

Così Maurizio Vallone, direttore della Direzione investigativa antimafia, nel corso di una audizione oggi in Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto.

Quale potrebbe essere o quale è stato, se c’è stato, l’effetto delle chiusure a cui sono state obbligate le imprese che operano nel settore del gambling nel corso dell’emergenza Covid?

“E’ un settore che da sempre è nelle mani della criminalità organizzata, e quando il gioco è diventato lecito è diventato campo di interesse della criminalità. I due settori fondamentali sono quello delle macchinette, videopoker ecc., con l’alterazione del software all’interno che invece di restituire l’87% previsto vede abbassare questo limite al 70-72% e tutto il margine di differenza viene incassato dalla criminalità. L’altro settore è quello del betting, dove ci scollega, si creano provider all’estero, si duplica il canale attraverso provider localizzati nei paradisi fiscali. Attualmente non ci sono evidenze di crisi di liquidità dovute alla difficoltà da parte delle attività di gioco, così come per l’interesse su queste attività da parte della criminalità. Se questo emergerà lo vedremo con il tempo”, conclude il dott. Vallone.