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Non c’ero e se c’ero non ho visto il testo della bozza del decreto fisco approvato dal Consiglio dei Ministri il 15 ottobre scorso. Uno alla volta diversi esponenti del M5S in queste ore prendono le distanze dal provvedimento della discordia su cui si sta consumando la crisi del governo gialloverde.

Lo stesso testo però, che il vicepremier dice di aver visto di sfuggita e comunque non nella versione poi arrivata ai media, circola da giorni come ‘versione post CDM del 16 ottobre’. Gli ‘sprovveduti’ esponenti di governo, compresi tre o quattro ministri e altrettanti sottosegretari, hanno così pochi ‘agganci’ da non essere riusciti nemmeno a procurarsene una copia.

Sta di fatto che tra articoli aggiunti all’ultimo momento da manine misteriose (come dice il vicepremier Di Maio) quello che non compare in nessuna delle pagine del documento è l’ennesimo aumento della tassazione sugli apparecchi da intrattenimento a vincita come annunciato (con enfasi) dal vicepremier. Quindi, se è vero che qualche condono non concordato è sfuggito, viene da chiedersi dove è finito l’aumento (pare del 2% per le slot e dello 0,5% per le Vlt) tanto sbanderiato e preso non troppo bene dall’industria di settore.

Forse, e non oso pensarlo, nell’ultimo articolo della bozza in questione, quello a cui è stato dato il titolo di ‘disposizioni finanziarie’ (ovvero tutto per non dire niente) e che è stato lasciato in bianco.

Forse perchè così meglio si presta ad aggiunte e rimaneggiamenti, perchè quell’aumento delle tasse sul gioco d’azzardo per qualche centinaia di milioni di euro è una trovata del ministro dello Sviluppo Economico e di qualche altro politico convinto che dal gioco pubblico si possa continuare a ricavare soldoni.

Oggi il ministro Salvini ridadisce che su quella bozza di decreto tuti sapevano tutto. Il premier Conte leggeva e il ministro Di Maio scriveva. Evidentemente ha scritto anche dell’aumento del prelievo erariale unico sulla raccolta di slot e videolotterie, e chissà, magari con l’idea di finanziare proprio con quelle entrate i premi e le spese connesse alla introduzione della lotteria degli scontrini (o come piace dire al governo ‘dei corrispettivi’). Perchè un’altra cosa strana del decreto fiscale è che non si prevede una copertura già prestabilita per le spese che la lotteria in questione prevede. Anzi, verrà costituito un Fondo al cui onere si provvederà con interventi al momento ancora sconoscuti.

Se così fosse sarebbe davvero la beffa che si aggiunge al danno (per il comparto dei giochi pubblici). mc

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