La Thailandia ha previsto la costruzione di una rete di case da gioco in diverse aree del Paese. La decisione, già annunciata a dicembre, è stata resa nota con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell’inizio delle attività di un apposito comitato di una sessantina di componenti. Una scelta dibattuta e controversa, sostenuta però da molti a livello imprenditoriale e considerata un incentivo per la ripresa economica post-pandemia, nonché una strategia per attirare visitatori transfrontalieri e globali. Lo riporta AsiaNews.

A contrastare l’iniziativa è stato finora un freno di natura morale e di ispirazione religiosa: la maggioranza buddista del Paese, come d’altronde le altre religioni, condanna il gioco d’azzardo. Nel tempo si sono pronunciate pure varie espressioni della società civile, che temono che iniziative di questo genere possano impattare negativamente sulle realtà in cui sorgeranno e in generale incrementare corruzione, riciclaggio di denaro e sfruttamento.

Le aree indicate come favorevoli ad ospitare i casinò sarebbero le città di Chiang Mai e Chiang Rai al Nord, Udon Thani e Ubon Ratchathani nel Nord-Est, Pattaya e Chonburi a Est. Il comitato, presieduto dal vice ministro dei Trasporti, Atirat Ratanasate, dovrà presentare entro 90 giorni un apposito studio sui benefici e sull’impatto dei casinò in termini economici, occupazionali e di immagine.

Attualmente il gioco d’azzardo e le scommesse sono illegali in Thailandia, con esclusione della lotteria di Stato e delle corse di cavalli. Le ragioni di questa esclusione, che gli oppositori hanno più volte richiamato, si estendono ora ai casinò e riguardano la loro discutibile liceità sul piano morale e la difficoltà di individuare precise regole sulla conduzione e sulla tassazione. Se ciò ha portato al fallimento di precedenti iniziative, quella in corso sembra destinata ad avere un esito diverso: la situazione interna, come la contingenza internazionale e ovviamente gli interessi di investitori alla ricerca di buoni affari, potrebbero infatti trovare una quadra e decretare il successo della proposta.

Un’ulteriore spinta favorevole potrebbe infine arrivare dalla confinante Cambogia, ma anche dalla relativa crisi di Macao, hub asiatico del gioco d’azzardo che nel recente passato sembrava potesse minacciare la stessa Las Vegas. La regione autonoma speciale della Cina è sempre più sotto la crescente pressione di Pechino, che considera i casinò una “industria” con troppe “aree grigie” per quanto riguarda la coesione sociale, la fuga di capitali e il riciclo di denaro.