“Siamo rammaricati per come i teatri vengono considerati, ossia non un luogo di cultura ma di diletto e di svago, essendo stati equiparati alle sale bingo e non ai musei”, afferma Antonio Barbagallo, segretario della Fials di Palermo.

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“Inoltre – prosegue – notiamo che i luoghi di culto, che sono notoriamente centri di assembramento, in seguito a questo provvedimento resteranno aperti, cosa che invece non accadrà laddove si svolge un rito laico. Ci auguriamo di poter continuare con le attività lavorative, in prospettiva di una pronta riapertura al pubblico. La cancellazione di alcuni spettacoli, che potrebbe essere imminente, fa riapparire lo spettro di un riutilizzo della cassa integrazione, già ampiamente impiegata in questi mesi”.

Paola Giorgi, direttore artistico di Bottega Teatro Marche: “Gli appelli contro la chiusura di teatro e cinema sono stati ancora una volta ignorati: il governo Conte ci dà oggi la stessa dignità delle sale bingo. Ma noi non ci arrendiamo”.

Massimo Popolizio: “Ci hanno equiparato alle sale Bingo, una vergogna frutto di ignoranza. Siamo in guerra, guerreggiamo”.

Claudio Fava, presidente della commissione regionale antimafia in Sicilia: “La cosa più triste e ridicola di questo Dpcm è mettere sullo stesso piano teatri e sale bingo: per il governo vanno chiusi, gli uni e le altre, perché superflui, dettagli di cui sapremo fare a meno. Qualcuno in consiglio dei ministri avrebbe dovuto spiegare che si rischia dieci volte di più in un supermercato che in un teatro. Certo, gli avrebbero risposto che nutrire la pancia è necessario, nutrire l’anima solo un trastullo. Cazzate. Il teatro esiste da tremila anni. E se è sopravvissuto alle nostre miserie, a undici crociate e a due guerre mondiali, alle nostre avidità, alle rapine di vita, ai narcisismi, agli egoismi, a generazioni di analfabeti che i teatri li demolivano per vendersi le pietre e le tavole dei palcoscenici, se è arrivato a noi nonostante noi, mi sembra umiliante dover ancora spiegare che un teatro non è una sala bingo”.

L’attore napoletano Massimiliano Gallo: “La cosa più grave che questa Paese ha stabilito che la cultura fa parte del tempo libero e viene quindi equiparata a sale bingo e casinò. Questa è una scelta pericolosa perché la cultura non serve solo per produrre soldi, ma serve anche per formare nuove generazioni”.