“Io sarò molto breve, però non vorrei che alcune ricostruzioni di qualche intervento facciano passare il messaggio che chi è contro il distanziometro favorisce il gioco patologico d’azzardo e chi, invece, ritiene che il distanziometro vada inserito è a favore del contrasto e della prevenzione. D’altronde, se così fosse, il dibattito che oggi si sta sviluppando non si dovrebbe sviluppare sul distanziometro, ma su tutte quelle forme di prevenzione e di contrasto alla patologia che nella legge n. 43, che noi oggi stiamo modificando, sono previste”.

Lo ha detto il consigliere Saverio Congedo (Misto) intervenendo in Consiglio nel dibattito sulla revisione della legge regionale sul gioco d’azzardo.

Ad esempio, all’articolo 4 (Osservatorio e marchio regionale) sarebbe il caso di capire cosa è stato fatto su questo fronte, o se è stata istituita la giornata dedicata al contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo, prevista dall’articolo 5, se all’articolo 6 l’informazione sanitaria nelle case da gioco è realmente attuata, se ci sono enti e associazioni di auto-mutuo aiuto su questo fronte. Di tutto questo non si sta parlando. Ci si sta concentrando esclusivamente sulla distanza, che mi sembra sia abbastanza evidente che non è il problema della ludopatia. I problemi sono altri: è una questione di carattere culturale, è una questione di carattere patologico.

Tutto il dibattito che si è sviluppato in quest’Aula ha riguardato la possibilità del gioco tramite computer o telefonino, o la distanza dai luoghi sensibili, ma immaginiamo se portassimo alle estreme conseguenze il distanziometro, magari portandolo a 250, a 500 o addirittura a un chilometro, che cosa si verificherebbe. Ebbene, noi avremmo nelle periferie, quindi non nei centri comunali, nei centri delle città, nei centri dei nostri paesi, ma nelle zone dedicate esclusivamente alle sale da gioco.

Il dato che le sale da gioco siano nei centri cittadini favorisce una sorta di controllo di carattere sociale su chi si accosta alle agenzie da gioco sotto effetto di una ludopatia. Io direi di sgomberare il campo innanzitutto dalla questione distanziometro, che abbiamo visto che è una misura assolutamente inefficace.

Oggi di cosa stiamo discutendo? Di salvaguardare un pezzo della nostra economia, che piaccia o non piaccia esiste, che è utile allo Stato, come è stato dimostrato dagli introiti che case da gioco e giro di scommesse garantiscono allo Stato e ai livelli occupazionali.

Siccome la situazione esiste, allora io direi di avere un atteggiamento più che di carattere ideologico, di carattere pratico, verso il problema. Vogliamo che questo pezzo della nostra economia, che questa opportunità di lavoro rimangano? Allora bisogna agire di conseguenza, partendo dal presupposto che il distanziometro non è la panacea dei mali della ludopatia. È un pretesto, è un alibi che forse, quando abbiamo approvato la legge, tutti noi abbiamo voluto identificare per lavarci la coscienza e per dire che ci siamo adoperati da quel punto di vista. Ma non è il distanziometro, il problema, non è il distanziometro la risoluzione del problema.

Tutt’al più, se veramente fossimo orientati a evidenziare misure di prevenzione, credo che dovremmo chiedere il rispetto della legge n. 43 non sul dato del distanziometro, ma su tutte quelle altre misure di prevenzione e di contrasto alla ludopatia”.