IL TEMPO. Slot, l’allarme degli operatori del Lazio: “A rischio 16 mila posti di lavoro” 

Da un lato la tutela della salute, con l’allarme ludopatia, dall’altro le questioni di ordine pubblico e l’ombra lunga della criminalità. In mezzo oltre 9 miliardi di euro che annualmente entrano nelle casse dello Stato, il diritto di impresa e, soprattutto, la posizione di migliaia di lavoratori adesso a rischio. Una legge nazionale che regoli il settore del gioco legale non c’è ancora, le regioni continuano a procedere in ordine sparso con norme differenti, è accaduto in Piemonte e in Campania e a breve, salvo deroghe, il “distanziometro” sarà esecutivo anche nel Lazio, con una norma retroattiva, che mette a rischio migliaia di posti di lavoro. Della necessità di un testo di legge unico che regoli il settore, rispetto alle 150 norme attualmente in vigore, ha parlato anche Marcello Minenna, direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. 

IL LAZIO 

La legge regionale del Lazio, che salvo ulteriori proroghe dovrebbe entrare in vigore in agosto, prevedeva originariamente che per le nuove installazioni fosse necessario rispettare la distanza di 500 metri dai luoghi sensibili. Nel febbraio 2020, però, nel collegato di Bilancio, un emendamento ha esteso i limiti a tutte le attività esistenti a far data dal 28 agosto 2021, la norma sarebbe così retroattiva. A evidenziare le conseguenze concrete della legge è stato Paolo Feltrin, direttore dell’Istituto Tolomeo studi e ricerche: i rischi riguardano in primo luogo i posti di lavoro, per i 16.255 occupati del settore sui quali ha lanciato l’allarme anche la Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), che ha espresso preoccupazione per i bar  con postazioni  slot . Il Lazio, dove sono calcolati 1,8 milioni di giocatori, garantisce attraverso il gioco legale, entrate  pari a 1,1 miliardo di euro, pari al 10% di quello italiano, una fetta di mercato che non conosce crisi e che, con l’abbattimento di circa 680 esercizi, rischia di transitare in buona parte nelle mani della criminalità organizzata.

LE ENTRATE

Secondo i dati comunicati dal  dipartimento delle Finanze del Mef,  nei primi dieci mesi del 2021 le entrate relative ai giochi sono state pari a 9 miliardi e 387 milioni di euro (+1.026 milioni di euro, pari a +12,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente); considerando solo le imposte indirette, il gettito delle attività da gioco (lotto, lotterie e delle altre attività di gioco) è di 8 miliardi e 878 milioni di euro (+929 milioni di euro, pari a +11,7%). Cifre che nel 2020, a causa del lockdown e delle chiusure, erano scese a picco con un calo del 37,85 per cento. 

LA  CRIMINALITA’

E mentre le entrate nelle casse dello Stato diminuivano, a causa della chiusura delle sale gioco, nello stesso periodo, sono invece aumentate le attività della criminalità, proprio in relazione al gioco e alle scommesse . Durante la sua audizione in commissione parlamentare sul gioco illegale e le disfunzioni del gioco pubblico, l’ex procuratore Antimafia Federico Cafiero de Raho ha sottolineato che, dall’inizio del 2020 sino ad aprile 2021, quando punti gioco legali legali erano chiusi, è stata scoperta una sala clandestina ogni tre giorni, per un totale di 145 accertamenti delle forze dell’ordine e almeno mille persone denunciate,  più del doppio rispetto al 2019. L’ex procuratore Antimafia ha sottolineato anche come la normativa europea, che consente alle società di operare anche al di fuori dal proprio Stato di origine, è il principio su cui contano spesso le organizzazioni criminali, che trasferiscono la sede legale delle aziende all’estero ma continuano a operare in Italia eludendo gli oneri fiscali. fonte Il Tempo

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