Il senatore M5S, Giovanni Endrizzi (nella foto), è stato intervistato da Avvenire sul tema gioco e mafie.

Nell’audizione in Antimafia il generale Giuseppe Zafarana, comandante generale della Guardia di Finanza, ha parlato di «gestione dei circuiti legali» dell’azzardo da parte delle mafie.

È un’autorevole conferma di quanto in Commissione stiamo vedendo da atti di procure e forze dell’ordine; anche il direttore di Agenzia dei monopoli, Marcello Minenna, ha segnalato chiaramente che c’è un problema di «illegale nel legale». Il teorema per cui l’offerta legalizzata di gioco d’azzardo sia un assoluto baluardo a quella criminale è smentito dai fatti: le mafie anzi usano l’offerta legale come cavallo di Troia. Dobbiamo invece collaborare con gli operatori onesti per rendere più efficaci filtri interni.

Gestori e concessionari invece affermano che le chiusure per Covid abbiano fatto finire nelle tasche dei clan 51 miliardi.

Suppongo che nessuno abbia la contabilità mafiosa. Un’organizzazione dell’azzardo, recentemente ascoltata da altro Comitato antimafia, ha detto di non avere dati, ma solo timori. Del resto così si espresse anche l’allora capo della Polizia Gabrielli: una dovuta attenzione ad un potenziale rischio che assolutamente condividiamo. Ma affermare che il calo nella spesa di azzardo legale sia passata bellamente all’offerta criminale, significherebbe che siamo di fronte ad un popolo di potenziali delinquenti, oppure che vi siano costretti da uno stato di dipendenza patologica più grave ed esteso. Infine dovremmo ritenere che i controlli fossero totalmente inefficaci. Sarebbe uno sgarbo istituzionale.

E dove sono finiti, invece, i soldi non spesi nell’azzardo legale?

Buona parte è fortunatamente rimasta in tasca alle famiglie: molti giocatori, pur patologici, riferiscono ai servizi di cura di avere ridotto o sospeso il consumo. Una parte certamente è transitata sull’online, e una frazione di questa potrebbe essere stata intercettata dai siti illegali.

Alcune testate citano una relazione del XX comitato Antimafia, dove sarebbe documentata invece questa esplosione dell’illegalità.

Non ve n’è riscontro dalle relazioni della Guardia di Finanza. Si tratta, quindi, di analisi di parte. Collegare gli arresti e i sequestri del 2020 alle chiusure dello stesso anno, appare illogico: si tratta di indagini complesse. Quindi quelle culminate con azioni repressive nel 2020, spesso se non sempre, sono riferite a fatti risalenti al periodo pre-pandemia. Questo dicono i dati comunicati dalle procure. Piuttosto dovrebbero essere attribuiti all’aumentata pressione investigativa e dunque motivo di encomio.

Però quella bozza c’era davvero.

Nel momento in cui questi rilievi sono stati condivisi in seno alla commissione si è convenuto di stralciare il punto che, va detto, era stato inserito come provvisorio e aperto a contributi. Non so come questa bozza interna ai lavori del comitato sia arrivata a certa stampa e come questa l’abbia potuta ulteriormente enfatizzare come incontrovertibile conferma dei teoremi diffusi.

Recentemente la Giunta del Lazio ha approvato la proroga di 12 mesi all’entrata in vigore del cosiddetto distanziometro. Voi M5s da poco siete in maggioranza anche in Regione e in Giunta. Dunque siete d’accordo.

Comprendo le difficoltà degli operatori onesti dovute alla pandemia, ma a supportare il settore deve intervenire lo Stato. La Regione deve tutelare la salute. Avrei potuto capire una norma che concedesse una proroga a fronte di misure di calmierazione del rischio, come l’introduzione di limiti orari più stringenti su tutto il territorio regionale. Così la proroga mi pare irricevibile anche sul piano costituzionale delle competenze regionali: è legittima una legge che riduce le tutele sanitaria? Mi chiedo poi cosa abbia spinto l’assessore Troncarelli a dare alle Caritas del Lazio assolute rassicurazioni, così rapidamente travolte? Viene disconosciuto il lavoro prezioso fatto dagli Enti di assistenza alla persona. Confido che nel passaggio in Consiglio sia efficacemente modificata.