La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso contro l’Agenzia delle Entrate presentato da un giocatore di poker professionista. La controversia ha ad oggetto l’impugnativa dell’avviso di accertamento, con cui si contestava al contribuente la mancata dichiarazione di redditi diversi, ex art.67, co.1, lett.d), d.P.R. n.917/1986, derivanti dalla vincita conseguita il 10 settembre 2007 in occasione della sua partecipazione al torneo di poker denominato “World Series Of Poker – Europe London”.

Per la Cassazione il ricorso va accolto: “L’articolo 67 (rubricato “redditi diversi”), comma I, lett. d) del T.u.i.r. prevede che: «sono redditi diversi se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente: […] d) le vincite delle lotterie, dei concorsi a premio, dei giochi e delle scommesse organizzati per il pubblico e i premi derivanti da prove di abilità o dalla sorte nonché quelli attribuiti in riconoscimento di particolari meriti artistici, scientifici o sociali»;. l’art. 69 (rubricato “premi, vincite e indennità”) dello stesso T.u.i.r., così dispone: « i premi e le vincite di cui alla lettera d) del comma I dell’art. 81 [ora art. 67 comma I lett. d – n.d.r.) costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta, senza alcuna deduzione»; l’articolo 30 (“Ritenuta sui premi e sulle vincite”) del d.P.R. n. 600/1973, al comma l, prevede: « i premi derivanti da operazioni a premio assegnati a soggetti per i quali gli stessi assumono rilevanza reddituale ai sensi dell’articolo 6 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, gli altri premi comunque diversi da quelli su titoli e le vincite derivanti dalla sorte, da giuochi di abilità, quelli derivanti da concorsi a premio, da pronostici e da scommesse, corrisposti dallo Stato, da persone giuridiche pubbliche o private e dai soggetti indicati nel primo comma dell’articolo 23, sono soggetti a una ritenuta alla fonte a titolo di imposta, con facoltà di rivalsa, con esclusione dei casi in cui altre disposizioni già prevedano l’applicazione di ritenute alla fonte.

Le ritenute alla fonte non si applicano se il valore complessivo dei premi derivanti da operazioni a premio attribuiti nel periodo d’imposta dal sostituto d’imposta al medesimo soggetto non supera l’importo di lire 50.000; se il detto valore è superiore al citato limite, lo stesso è assoggettato interamente a ritenuta. Le disposizioni del periodo precedente non si applicano con riferimento ai premi che concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente»; ai sensi del successivo comma 7 «la ritenuta sulle vincite corrisposte dalle case da gioco autorizzate è compresa nell’imposta sugli spettacoli di cui all’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640»; inoltre, a norma dell’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 640, del 26 ottobre 1972, recante «Imposta sugli spettacoli» (supplemento ordinario alla GURI n. 292, dell’Il novembre 1972), come modificato dal decreto legislativo n. 60, del 26 febbraio 1999, le case da gioco tenute al pagamento dell’imposta sugli intrattenimenti sono escluse dall’obbligo di rivalsa dell’imposta nei confronti degli spettatori, dei partecipanti e degli scommettitori; la base imponibile di tale imposta è costituita dall’importo dei titoli di accesso venduti al pubblico, dalla differenza attiva giornaliera tra le somme incassate per il gioco e quelle versate ai giocatori per le vincite, nonché da qualsiasi altro introito connesso all’esercizio del gioco; in sostanza il sistema interno di tassazione per le vincite al gioco (elencate nell’art. 67 comma I lett. d) del TUIR) prevede che le vincite realizzate “costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta, senza alcuna deduzione ” (art. 69 comma I T.u.i.r.);

tuttavia se il soggetto erogatore è uno dei soggetti di cui all’art. 23 del D.P.R. n. 600/1973 (società enti, lavoratori autonomi ecc.), in base all’art. 30 del medesimo D.P.R. n. 600/1973, le vincite e gli altri proventi del gioco «sono soggetti a una ritenuta alla fonte a titolo di imposta, con facoltà di rivalsa», ma tale ritenuta non è operata «sulle vincite corrisposte dalle case da gioco autorizzate» in quanto in tali ipotesi la tassazione <<è compresa nell’imposta sugli spettacoli di cui all’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640»; dunque, per effetto delle citate disposizioni, i proventi del gioco d’azzardo realizzati in Italia ed erogati da case da gioco autorizzate, non sono soggetti a ritenuta a titolo d’imposta, essendo tale ritenuta compresa nella imposta sugli spettacoli gravante sui gestori delle case da gioco; viceversa, nel caso di vincite realizzate all’estero, non operando l’articolo 30 del d.P.R. n. 600/1973 (non avendo lo Stato italiano potestà impositiva nei confronti dei gestori le sale da gioco estere), tornerebbe applicabile la disciplina generale di cui agli articoli 67 e 69 del T.u.i.r., per cui tali vincite «costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta, senza alcuna deduzione»; per questo, come dedotto dal ricorrente, la questione è stata oggetto di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea (Causa C-367/13 Pier Paolo Fabretti/Agenzia delle Entrate), alla quale è stato sottoposto il seguente quesito:

«Se l’assoggettamento ad obblighi dichiarativi ed impositivi a fini fiscali delle vincite conseguite presso case da gioco di Paesi membri dell’Unione Europea da persone residenti in Italia, come previsto dall’articolo 67, lettera d) DPR n. 917 del 22 dicembre 1986 (TUIR), si ponga in contrasto con l’articolo 49 del Trattato CE (ora 56 TFUE), oppure se sia da ritenersi giustificato da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica, ai sensi dell’articolo 46 del Trattato CE (ora 52 TFUE)»; la Corte di Giustizia, con sentenza del 22 ottobre 2014 nelle cause riunite C- 344/13 e C-367/13, ha dichiarato che «gli articoli 52 e 56 TFUE devono essere interpretati nel senso che ostano alla normativa di uno Stato membro, la quale assoggetti all’imposta sul reddito le vincite da giochi d’azzardo realizzate in case da gioco situate in altri Stati membri, ed esoneri invece dall’imposta suddetta redditi simili allorché provengono da case da gioco situate nel territorio nazionale di tale Stato»;

ciò in quanto una normativa nazionale come quella in esame genera una restrizione discriminatoria della libera prestazione dei servizi, quale garantita dall’articolo 56 TFUE, nei confronti non soltanto dei prestatori ma anche dei destinatari di tali servizi, che, secondo quanto ritenuto dalla Corte di Giustizia, occorre verificare se possa essere giustificata; tale normativa potrebbe essere giustificata soltanto nella misura in cui persegua obiettivi corrispondenti ai motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica di cui all’articolo 52 TFUE, nel rispetto del requisito di proporzionalità; la C.G.U.E., con la sentenza citata, ha rilevato che, per quanto riguarda gli obiettivi di ordine pubblico, relativi alla prevenzione del riciclaggio di capitali e alla necessità di limitare le fughe all’estero o le introduzioni in Italia di capitali di origine incerta, è sufficiente constatare, anzitutto, che, come risulta dalla giurisprudenza della stessa Corte, le autorità di uno Stato membro non possono validamente presumere, in maniera generale e senza distinzioni, che gli organismi e gli enti stabiliti in un altro Stato membro si dedichino ad attività criminali (v., in tal senso, sentenza Commissione/Spagna, EU:C:2009:618, punto 39 e la giurisprudenza ivi citata); nè, sotto il profilo della tutela della sanità pubblica, l’assoggettamento ad imposta, da parte di uno Stato membro, delle vincite provenienti da case da gioco situate in altri Stati membri e l’esenzione di vincite siffatte provenienti dalle case da gioco situate nel territorio di detto Stato sono idonei a garantire in maniera coerente la realizzazione dell’obiettivo della lotta contro la ludopatia, dato che una simile esenzione può incoraggiare i consumatori a partecipare ai giochi d’azzardo, permettendo loro di beneficiare di questa esenzione (v., in tal senso, sentenza Commissione/Spagna, EU:C:2009:618, punto 41);

ne consegue che, ove si tratti di vincita di un cittadino italiano conseguita presso una casa da gioco di un Paese membro dell’Unione (come sostenuto da parte ricorrente), la discriminazione in esame non è giustificata ai sensi dell’articolo 52 TFUE; nel caso di specie, dalla sentenza impugnata non emerge, ai fini della disciplina fiscale applicabile, la natura del torneo al quale il ricorrente ha partecipato, conseguendo la vincita oggetto di contestazione; in particolare, i giudici di appello non chiariscono se si tratti di gioco d’azzardo praticato on line con vincite on line o piuttosto, come affermato da parte ricorrente, di tornei di poker propagandati da siti che pubblicano l’elenco delle vincite e dei vincitori per invogliare i giocatori a praticare il gioco “dal vivo” presso casino’ esteri, ai quali si accede previo “gettone” d’ingresso in valuta inviata dall’Italia; pertanto, il ricorso va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla C.t.r. della Lombardia, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità;

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla C.t.r. della Lombardia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità”.