La legge approvata dalla Regione Emilia Romagna in materia di contrasto al gioco d’azzardo patologico ha sortito un primo risultato: quello di mettere a rischio la sopravvivenza di un comparto che garantisce lavoro a circa 10.000 persone.

Martedì 17 settembre, alle ore 9.00, a Bologna, davanti alla sede del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna, si terrà il sit in di protesta degli operatori di gioco e degli esercenti che chiedono all’amministrazione regionale una revisione delle norme in materia di contrasto alla ludopatia attraverso l’introduzione delle distanze minime dai luoghi sensibili e il blocco del rilascio delle licenze per le attività di gioco legale. La notizia è al momento una indiscrezione. I promotori dell’iniziativa infatti hanno avviato la procedura per il rilascio della autorizzazione a manifestare. Autorizzazione non ancora rilasciata dalla autorità competente, la Questura del capoluogo emiliano.

“Ci saranno gli esercenti provenienti da tutta la Regione, titolari e lavoratori di punti di gioco, sale scommesse, sale giochi, bar. Persone che operano nella legalità e che oggi , a causa dell’entrata in vigore del distanziometro, rischiano di restare senza lavoro”, spiegano i promotori dell’iniziativa che ha lo scopo di sensibilizzare i politici.

Alla manifestazione interverranno anche i rappresentanti di alcune associazioni di categoria che al momento, a quanto risulta, non hanno ufficialmente dichiarato la loro adesione. “Quello che vogliamo è che sia chiaro che il problema investe tutti, senza escusione, ovvero tutti quelli che operano in maniera trasparente e legale. Stiamo parlando di migliaia di persone, piccoli imprenditori, esercenti, gestori di slot“. Non ci saranno, almeno in maniera dichiarata, le società concessionarie di rete mentre è prevista la presenza massiccia di dipendenti di punti di gioco. “Non abbiamo sigle, ci muoviamo autonomamente, è una protesta che nasce dal basso, ci autotasseremo e perderemo ore di lavoro (per chi ancora può permetterselo) per chiedere alla politica di ascoltarci. Cosa che non ha ancora fatto in tutta la fase delle discussione in aula del provvedimento legislativo”, ci dicono alcuni partecipanti al sit in.